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Le sue mani,sgraziate e vinte dalla pesantezza di un’adolescenza ricca di solitu- dine,si muovono con gesti veloci fendendo la chiarezza dimorante nel chiaro del cielo,e tutto ciò che la circonda,in quei luoghi spensierati,dona al suo viso l’amarezza della felicità fuggitiva nel cor- so di un corrente e furioso fiumicello ricolmo di suoni e baciato dalla muta voce dei mille dolori;el- la siede accanto ad una vite da cui discendono i profumati odori della novella ed appena giunta sta- gione,e poco sopra quei rametti dalle tante aspirazioni si notano frotte di nidi intinti col rumore di miti e leggiadri cinguettii,a regalare all’immensità della fanciullezza un respiro di quiete ed un ane- lito di certezza e tranquillità interiore.
Le sue ciglia,baciate dall’infinita luminosità dei raggi cadenti dal sole e fluenti nel cuore d’un rimando gioioso,battono al ritmo incessante del rimbombo dimorante nel bronzo di un vetusto scampanio,e tutti quei brusìì le fanno tornare in mente i ricordi della tanto amata e desiderata infanzia,nel tempo in cui solo i ticchettii dei ridenti spassi del sole riusci- vano ad intontirla col rumore della voce del vento e nel nome di un morente pensiero.
Ed ora, ammirando il gocciolare dei primi boccioli nati e lodati dal mattutino picchio delle fronde cadenti nel vuoto di un’ombra,il suo viso si dipinge coi colori della dimorante quiete mentre intorno,tra i respiri dei querci e nel cuore dei faggi,si disperde il fiatar di un cantore felice.