SCUOLA POETICA SICILIANA


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SCUOLA POETICA SICILIANA

Come era accaduto nelle corti francesi, anche in Italia la prima esperienza organica di scrittura letteraria in volgare ebbe bisogno di un ambiente che la stimolasse e la rendesse possibile.

Così, mentre nelle altre regioni d'Italia l'uso del volgare per scopi letterari era ancora alle primissime e sporadiche prove, alla corte di Federico II di Svevia, divenuto re di Sicilia nel 1208(Federico II nasce in Italia, a Jesi, nel 1194, figlio dell'imperatore Enrico VI e di Costanza, regina di Sicilia, ultima erede della dinastia normanna. Orfano di padre a soli tre anni, dopo due anni perse anche la madre e per volontà sua venne affidato alle cure di un tutore di eccezione: il Papa Innocenzo III, che resse le sorti della Chiesa dal 1189 al 1216, uno dei Pontefici più attivi e grandi che la storia ricordi), fioriva una vera e propria scuola poetica.La poesia siciliana nacque già nelle sue forme mature con i componimenti di Giacomo da Lentini, tra il 1220 ed il 1230, ed ebbe fine con il crollo della potenza sveva in Italia (1266); tuttavia già nel 1250, in coincidenza con la morte di Federico II, l'esperienza aveva esaurito la sua vitalità.Federico II promosse, inoltre, la moltiplicazione dei centri di elaborazione culturale: a Napoli, nel 24, nacque un'università di istituzione regia. Messina divenne un centro culturale non meno importante di Palermo. I poeti della scuola siciliana, in genere, furono prima di tutto funzionari che svolsero incarichi importanti, intellettuali che avevano un prestigio ed una veste sociale indipendentemente dal loro essere poeti; l'attività letteraria fu soltanto uno degli esiti di una complessiva rinascita culturale di cui essi erano partecipi.

Capofila e iniziatore del movimento culturale siciliano è tradizionalmente considerato Giacomo da Lentini, funzionario della corte di Federico II. Le notizie su di lui sono pochissime; il suo nome compare nella firma di un documento del 1240 con la qualifica di notarius, e Notaro lo chiama Dante nel Purgatorio. Intorno alla figura di Stefano Protonotaro si ipotizza che si tratti di un certo Stefano da Messina, il quale tradusse dal greco in latino due trattati di astronomia.

Non si hanno molte altre notizie neppure su di lui, se non quelle di una notevole perizia tecnica messa in luce dalla sua poesia. Poeti furono anche Federico II, di cui si conoscono 4 componimenti ed il figlio Manfredi; l'ultimo poeta della scuola siciliana, fu Percivalle Doria, morto nel 1264, genovese; dal 1228 al 43 esercitò la carica di podestà in varie città della Provenza e dell'Italia settentrionale e nel 1258 assunse la funzione di vicario di Manfredi in Romagna.

Gli spostamenti e i diversi soggiorni di questo poeta contribuirono a far conoscere al Nord la poesia siciliana e a diffonderne i modi.

Altri importanti poeti siciliani furono Pier delle Vigne, Rinaldo d'Aquino, Jacopo Mostacci e Guido delle Colonne.


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