PSICOLOGIA : RIFLESSI DI UN VIANDANTE - DI GIORGIO BRUNO

PSICOLOGIA :  RIFLESSI DI UN VIANDANTE

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PSICOLOGIA : RIFLESSI DI UN VIANDANTE 

DI GIORGIO BRUNO

 

 

 

RIFLESSI DI UN VIANDANTE

 

Non capisco l'amore anche se ho sempre cercato di capirlo. Non capisco l'odio anche se non ho mai cercato di capirlo (in questo caso forse vi è una giustificazione dovuta allo scarso impegno, ma sull'amore no, l'impegno c'è, c'è stato, purtroppo infruttuoso, ma fino ad un certo punto, almeno fino a quando si è rivelato il nascosto). Una carezza, un bacio,  uno schiaffo, un pugno, tutti ci appartengono, tutti mi appartengono, quanto mi appartengono, ci appartengono l'amore e l'odio. Dove sta allora il senso della continua ricerca (l'amore) o della continua passività (l'odio) se entrambi fanno parte del nostro e del mio corredo? Il segreto di Pulcinella, un piccolo segreto intriso nella saggezza dei popoli, un segreto che basta svelarlo a se stesso per comprendere poi il Sé che s'immerge nella bellezza della vita. Non ci vuole poi molto, ma costa tanta fatica, tanto lavoro su se stessi, un lavoro a volte usurante proprio perché mette in gioco delle forze che immobilizzano coi loro lacci contorti e non fanno respirare. Un piccolo ma significativo errore di partenza che poi ha condizionato e condiziona determinando la continua ricerca, "la ricerca dell'amore al di fuori del Sé", lo sguardo sempre rivolto all'esterno ad incrociare occhi amanti, corpi amanti, anime amanti, mai, dico mai, nemmeno una sola piccola volta uno sguardo rivolto all'interno, nemmeno uno sguardo distratto e frettoloso, nemmeno un volta, come è possibile? Eppure l'amore come l'odio sta nel nostro interno, nel mio interno, come facciamo, come ho fatto (almeno fino ad un certo punto) a non vederlo e a non sentirlo? Bah, un mistero che poi tanto misterioso non è, un arcano che poi tanto non ci vuole a svelarlo, basta dare uno sguardo  o meglio fare un breve viaggio all'interno del proprio vagone letto. Là troviamo, incontriamo l'amore, il nostro amore, l'amore che non è di nessun altro, l'amore che è solo mio, l'amore fatto di vicinanza fisica e spirituale, la mia vicinanza fisica e spirituale, la mia è di nessun altro. Però quanto è aspro questo incontro, quanto è più facile evitare questo incontro nel proprio interno e cercarlo invece all'esterno, nell'altro. Si giunge così alla conclusione che è inutile perdere tempo a cercare dentro quando si può trovare fuori quel che si cerca dentro, quanto si può avere fuori quel che si ha (?) dentro, in fondo è molto più comodo e meno faticoso. Fatto sta però che rivolgendosi fuori non troviamo solo l'amore ma anche l'odio dal momento che non è possibile scindere amore e odio dal momento che entrambi ci appartengono, è oltremodo difficile e impegnativo fare una selezione, un lavoro, una fatica che non abbiamo voluto fare su di noi la dobbiamo fare su di un altro? Bah, forse nel nostro Dna c'è uno scritto indelebile, forse è un'abitudine, fatto sta che così va almeno fino ad un certo punto, fino al momento in cui l'Amore arriva e ci costringe a dare quello sguardo che non abbiamo mai dato, fino al momento in cui l'Amore arriva e ci insegna l'Amore...in fondo in fondo abbiamo sempre bisogno del "fuori" per vivere?