La psicoanalisi in rapporto alla cultura del novecento

La psicoanalisi in rapporto alla cultura del novecento

tesina multidisciplinare esame di stato 2005 di Federico Sorrenti

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Introduzione

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Filosofia: Sigmund Freud

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Italiano: Italo Svevo

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Inglese: James Joyce

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Storia: I totalitarismi e la seconda guerra mondiale

INTRODUZIONE

 

In un breve scritto dei 1924, ""le resistenze alla psicoanalisi"", Freud si chiede il motivo della diffusa ostilità nei confronti di questa nuova scienza.  Lo individua nel fatto che essa sottopone I"uomo a una sorta di umiliazione psicologica, in quanto lo considera come il risultato di dinamiche inconsce, non controllabili direttamente dalla ragione.  E' un punto di vista paragonabile alla "umiliazione biologica" prodotta dalla teoria darwiniana della discendenza, che ha abbattuto il muro divisorio tra uomo e animale eretto dalla presunzione umana e alla "umiliazione cosmologica" provocata dalla teoria copernicana, che ha scalzato l'uomo dalla sua centralità nell'universo fisico.  L"opera di Freud, dunque, rivoluziona il modo di considerare la coscienza stessa, come nota Paul Ricoeur, che lo include con Marx e Nietzsche tra i "maestri del sospetto", in quanto riconduce le scelte, i valori. i comportamenti e le dinamiche sociali stesse, al di là dei motivi esplicitamente riconosciuti, a processi che nulla hanno a che vedere con l’intenzione e la volontà.  La psicoanalisi rappresenta in effetti una rivoluzione, paragonabile per portata e significato alle due che Freud riconosce, anche per Influenza che avrà non solo sulla psicologia, ma su molti altri campi della cultura e dei modo stesso di concepire I"uomo.  Saranno infatti molti gli artisti, i letterati e ì filosofi che subiranno il fascino di questa rivoluzionaria teoria; tra questi passerò in rassegna Italo Svevo e James Joyce, che faranno della psicoanalisi il tema chiave di tutta la loro letteratura.  Le stesse teorie di Freud, inoltre, saranno in grado di dare una spiegazione coerente allo scoppio della II guerra mondiale, inquadrandola come il risultato di dinamiche interne alla psiche umana: da qui emergono i presupposti per la nascita di una nuova scienza, la psicologia sociale.

DALL"IPNOTISMO ALLA PSICOANALISI DI FROID

 

La psicoanalisi è una creazione dì Sigmund Freud (1856-1939).  Laureatosi in medicina, Freud studia prima anatomia cerebrale per passare successivamente alle malattie mentali.  Si trasferisce a Parigi e poi a Nancy al fine di approfondire, sotto la guida rispettivamente del grande Charcot e di Bernheim, i fenomeni ipnotici.  Tornato a Vienna, nel 1894, scrive insieme al dottor Joseph Breuer una memoria su un caso di isteria curato anni prima dallo stesso Breuer tramite ipnotismo: in stato ipnotico, il paziente - pressato dalle domande del medico - torna all’origine del trauma, illumina i punti oscuri che nella vita hanno generato la malattia e che sono nascosti nel profondo; il paziente afferra così la causa del male e si libera del disturbo, è questo il primo tentativo di Freud di cura delle nevrosi, che verrà ben presto abbandonato per far posto alla nascita della psicoanalisi.

 

LA SCOPERTA DELL"INCONSCIO E

L"INTERPRETAZIONE DEI SOGNI

 

Ma per quale ragione i pazienti avevano dimenticato certi fatti e solo in stato ipnotico possono ricordarsene?  Rispondendo a tale domanda Freud passa dall’ipnotismo alla psicoanalisi, con la proposta della teoria della rimozione: secondo lo studioso viennese infatti tutte le cose dimenticate avevano avuto un carattere penoso per il paziente, erano state cose per lui terribili, dolorose e vergognose non conformi alla società che gli appartiene; per questo erano state rimosse, nascoste, riposte nella parte inconscia della psiche; Per la prima volta viene qui presentato il concetto di inconscio, un concetto che rivoluzionerà completamente la visione dell’uomo, influenzando non poco la cultura novecentesca Queste tendenze rimosse queste ""pulsioni represse"",, come le chiama Freud, avrebbero cercato la loro soddisfazione per via indiretta creando, appunto, la nevrosi.  Ecco, allora, che Freud si vede costretto a prendere sul serio il concetto di inconscio.  E' l’inconscio che parla e si manifesta nella nevrosi: "L’inconscio - scrive Freud - è parte della psiche stessa e la sua realtà essenziale".  L’inconscio sta dietro le nostre libere fantasie, le nostre dimenticanze e i nostri lapsus; agisce nelle nostre amnesie; cerca di dire la sua nei nostri sogni.  L'Interpretazione dei sogni (1899), Psicopatologia della vita quotidiana (1901) e Il motto di spirito e i suoi rapporti con l’inconscio (1905) sono tre testi classici della psicoanalisi.  Particolare rilevanza assume, in questo primo periodo della sua filosofia, l"opera ""Interpretazione dei sogni""; i sogni sono visti da Freud come una sorta di valvola di sfogo delle pulsioni represse e assumono un carattere particolarmente simbolico.

Ogni minimo particolare viene fatto coincidere da Freud con una pulsione repressa, a volte molto ""spinta"". e molte interpretazioni dei sogni di alcuni suoi pazienti creeranno non poco scandalo nella società dell’epoca

 

LA SESSUALITA’ INFANTILE.

LA PERVERSIONE E IL COMPLESSO DI EDIPO

 

Lapsus, dimenticanze, motti di spirito, sogni e nevrosi portano Freud dentro l’inconscio.  E qui egli trova, appunto, la spiegazione causale dei lapsus, dei sogni, ecc. in pulsioni respinte e in desideri rimossi nell’inconscio, ma non cancellati; pulsioni e desideri strappati alla ""coscienza"' e trascinati nell’inconscio perché cose "vergognose" e "indicibili" che una continua censura cerca di non far riaffiorare alla vita cosciente.  E rimozione e censura entrano in azione perché queste cose "vergognose"' sono desideri e ricordi di natura principalmente sessuale e quindi da "cancellare".  Freud giunge così al concetto di libido ("la forza con la quale si manifesta la vita sessuale"); si rende conto che, "regolarmente, i sistemi morbosi sono legati alla vita amorosa dei malato [... ] e che i disturbi della vita sessuale sono una delle cause più importanti della malattia"; scandaglia così la sessualità infantile; per la prima volta veniva attribuita al bambino una propria sessualità, quasi impensabile per quell’epoca.  Freud distingue quattro fasi nella sessualità infantile: fase orale, in cui il bambino è attratto dall’atto di "ciucciare" dal seno della madre, una fase anale, dove il bambino è stimolato dall’atto di defecare, una terza fase fallica dove il bambino passa alla conoscenza del sesso opposto, e infine una fase genitale, che si presenta dopo la pubertà, in cui il ragazzo, non più bambino è attratto dal sesso opposto Nel periodo che va tra la fase fallica e quella genitale viene a formarsi un’altra struttura nella psiche umana, il super-io; il super-io è la parte della nostra psiche che assimila tutte le proibizioni della società e fa un opera di mediazione tra le pulsioni represse e la parte conscia della psiche.  Se nel soggetto queste quattro fasi non raggiungono il pieno sviluppo, per cause più o meno violente, si assisterà a fenomeni di perversione sessuale, nei quali l’adulto regredisce allo stadio mancato nella propria infanzia, però con la carica pulsionale e aggressiva dell’età adulta.  Un altro fenomeno è quello della sublimazione in seguito al quale oggetti o attività apparentemente neutri assumono una forte valenza affettiva.  Dopo aver definito le fasi della sessualità infantile Freud passa alla definizione del concetto di complesso di Edipo; secondo Freud infatti tutte le persone hanno un insieme di idee e ricordi molto intensi - rimossi - legati al fatto che "il bimbo concentra sulla persona della madre i suoi desideri sessuali e concepisce impulsi ostili contro il padre, considerato come un rivale.  Questa è anche, mutatis mutandis, l'attitudine della bambìna".  Questa interpretazione porterà alla nascita del concetto di "Eros" e "Thanatos".

 

 

 LE TECNICHE TERAPEUTICHE E LA

TEORIA DEL TRANSFERT

 

Scrive Freud: "le teorie della resistenza e della rimozione nell'inconscio, dei significato eziologico della vita sessuale e della importanza delle esperienze infantili sono i principi dell’edificio teorico della psicoanalisi".  Da qui lo sviluppo delle tecniche terapeutiche.  Fondamentale nella pratica e nella teoria freudiana è la libera associazione delle idee; l'analista fa sdraiare il paziente su di un divano, in un ambiente rilassante dove non ci sia una luce troppo intensa; l"analista si pone dietro al paziente e lo invita a manifestare tutto ciò che giunge al suo pensiero; addestrato nell’arte dell’interpretazione, l"analista guida il paziente, attraverso tutta una serie di domande, alla scoperta della resistenza: questa scoperta "è il primo passo verso il suo superamento".  Oltre che la tecnica della libera associazione, la pratica analitica è anche interpretazione dei sogni, interpretazione degli atti mancati.  Attraverso queste brecce I"analista intende riportare il paziente nel suo inconscio e sciogliere, illuminandoli, quegli ingorghi che hanno causato la malattia, Il tutto, con una attenzione particolare per il fenomeno dei transfert, di quell’intensa relazione sentimentale del paziente nei confronti dell'analista: l"utilizzazione e lo sfruttamento dei transfert sono ""la parte più difficile e importante della tecnica analitica"".

 

LA STRUTTURA DELLA PERSONALITA

E 1 CONFLITTI DELLA CIVILTA

 

Una volta definiti i concetti, le cause e le fasi delle nevrosi umane, Freud, è pronto a dare una descrizione della personalità umana strutturata in un apparato psichico di questo tipo: Es, Io e Super-Io.  Es è Inconscio; Io è il rappresentante conscio dell'Es; il Super-Io è la sede della coscienza morale e del senso di colpa.  Il Super-Io nasce come interiorizzazione di ideali, valori formali, modi di comportamento proposti dalla società per mezzo della sostituzione dell’autorità dei. genitori con quella di "educatori, insegnanti e modelli ideali".  Il "Super-Io paterno" diventa un "Super-Io sociale".  L’Io, cosciente dunque, si trova continuamente a commerciare tra l'Es e il Super-Io, tra le pulsioni dell’Es - aggressive ed egoistiche e tendenti ad una soddisfazione irrefrenabile e totale - e le proibizioni dei Super-Io, e cioè le restrizioni e le limitazioni della morale e della 'civiltà'.  Queste pulsioni egocentriche provenienti dall’Es sono fondamentalmente distruttive: I"organizzazione sociale, la civiltà è possibile solo a patto che queste vengano rimosse.  Si stabilisce pertanto un conflitto inconciliabile tra il raggiungimento della "felicità", come espressione della vera natura umana, e la convivenza associata.  Nonostante questa dinamica sia prevalente, il cammino della civiltà non ha seguito un andamento lineare.  Negli uomini accanto alle forze miranti alla conservazione della vita e all’integrazione con gli altri permangono pulsioni antisociali e distruttive.  Accanto a Eros, impulso di vita, esiste Thanatos, impulso di morte, un’aggressività immotivata, non connessa ali"autoconservazione. L' intera storia umana è vista da Freud come un perenne conflitto tra queste due forze.

 

 

ITALO SVEVO

 

LA BIOGRAFIA

 

Italo Svevo, pseudonimo di Ettore Schmitz, nasce a Trieste nel 1861.  Trieste, città di confine, risente fortemente della cultura austriaca, una cultura questa che lo porterà allo studio di diversi autori quali Nietzche, e in particolar modo Sigmund Freud.  A 17 anni, dopo diversi anni di studio all’estero, torna a Trieste, dove si iscrive a studi di carattere commerciale, e, dopo due anni, comincia a lavorare come impiegato in una banca di Trieste; da questo momento in poi, Svevo, darà avvio a una fortunata carriera professionale che gli consentirà di affermarsi prima come commerciante e in seguito come industriale, ma che gli permetterà di dedicare alla scrittura solo pochi ritagli di tempo.  In questo periodo, in cui lavora come impiegato in una banca di Trieste; scrive il primo romanzo: "UNA VITA", romanzo che non fu molto diffuso, anche perché lo pubblica a proprie spese.  Successivamente, Svevo, sposa una cugina, il cui padre ha un’importante impresa che produce vernici per sottomarini che gli consentirà di inserirsi nell’alta borghesia triestina, ma al contempo continua a coltivare i propri interessi letterari.  A questo periodo risale la pubblicazione del secondo romanzo, "SENILITA’". che come “Una vita", non farà un grande successo e verrà apprezzato dalla critica e dal pubblico solo dopo molti anni.  Nel 1906/1907, per motivi di lavoro, prende lezioni private da un giovane irlandese, lo scrittore James Joyce, che diventa suo amico e ne comprende le potenzialità come scrittore, e lo fa conoscere ad amici letterati.

La notorietà di Svevo inizia negli anni '20, dopo la pubblicazione del terzo romanzo, "LA COSCIENZA DI ZENO". del 1921, quando in un articolo di giornale Montale parla di lui.  La fama dura comunque ben poco, in quanto Svevo muore in un incidente automobilistico.  Oltre ai romanzi, che rimangono la sua opera più importante, ha scritto anche una serie di novelle e commedie.

 

 

LE OPERE

 

UNA VITA

 

"Una vita", il primo romanzo di Svevo, fu pubblicato a sue spese nel 1892, con scarsissimo successo. nonostante presenti già parecchie analogie con "La coscienza di Zeno", il romanzo che gli donerà la fama.  Alfonso Nitti, il protagonista, che è un giovane impiegato di una banca frustrato dai suoi sogni di letterato dilettante e dal grigiore della vita di ogni giorno, rappresenta Svevo stesso, e incarna la tipica figura dell’inetto.  Alfonso, un giorno, viene insperatamente accolto nel salotto intellettuale di Annetta, figlia dei proprietario della banca; così facendo Alfonso ha la possibilità di sedurre Annetta e dì convincerla a portarlo all’altare, e di capovolgere quindi la sua condizione sociale, ma improvvisamente si tira indietro.  Col pretesto di una malattia della madre va al suo paese , e, quando torna in città, è ormai troppo tardi per sposare Annetta, gia impegnata col cugino Macario.  Fiero di aver rinunciato a un amore nato "dalla vanità e dalla cupidigia", Alfonso, si illude di aver raggiunto quella purezza e superiorità spirituale che gli consentiranno di scrivere il libro fondamentale che aveva progettato prima di sposare Annetta.  Trasferito in un ufficio di minore importanza reagisce male, minacciando il proprietario.  In seguito a questo episodio, Alfonso, scrive ad Annetta chiedendo un colloquio chiarificatore, ma la famiglia della giovane interpreta la lettera come un ricatto e, all'appuntamento, Annetta si presenta col fratello maggiore.  Alfonso, convinto che anche Annetta voglia la sua morte, si uccide.  Sin dalla prima opera di Svevo emerge un carattere abbastanza autobiografico in quanto sia Svevo che Alfonso Nitti lavorano in una banca, ed entrambi hanno ambizioni letterarie che non riescono a realizzare, ma soprattutto tutti e due rappresentano la figura dell'inetto, ossia una persona che non sa prendere decisioni e che non si rispecchia nella società che lo circonda.  La figura dell’inetto sarà ripresa e analizzata ancora più a fondo in “Senilità”, ma soprattutto in “La coscienza di Zeno”.  Come si può notare, emerge, sin dalla sua prima opera, una visione della vita profondamente pessimista che condizionerà tutte le successive opere di Svevo.

 

 

SENILITA’

 

Il romanzo "Senilità” fu pubblicato per la prima volta a puntate sul giornale triestino "Indipendente" e raccolto in volume, a spese dell’autore, nel 1898; il successo, scriveva lo stesso Svevo "fu nullo del tutto".  Dopo la pubblicazione della Coscienza di Zeno e l’esplodere della tardiva notorietà letteraria, Svevo fu indotto dai giudizi di Joyce "' è di gran lunga il suo migliore libro"" e di Montale "un romanzo quasi perfetto", a rivedere e ripubblicare il romanzo a quasi trent’anni dalla prima pubblicazione.

Il protagonista Emilio Brentani; è, come I"Alfonso di "Una vita", un inetto, un modesto impiegato con velleità letterarie che vive con la scialba e mite sorella Amalia un’esistenza monotona, in uno stato di precoce rinuncia alle gioie della vita. Un giorno decide di concedersi una superficiale avventura con Angiolina, bella e furba "donna dei popolo" di facili costumi; ma a poco a poco se ne innamora, e la passione si fa tanto più forte e bruciante quanto più la donna gli mente lo tradisce. Emilio chiede allora aiuto all’amico Stefano Balli, uno scultore fallito, fortunato e abile con le donne.  Il risultato è disastroso: sia Angiolina sia Amalia si innamorano del Balli.  Emilio tenta invano di impedire la relazione tra Angiolina e I"amico, ma non ha difficoltà a troncare la passione della sorella: Amalia comincia a drogarsi con l’etere, si ammala e muore.  Rimasto solo, Emilio ritorna alla sua condizione di inerzia e di "senilità", costruendosi col passare degli anni un ricordo idealizzato di Angiolina, fittiziamente abbellita delle doti spirituali della sorella morta.

La figura dell’inetto Emilio Brentani è centrale nel romanzo e presenta diverse analogie con I"Alfonso Nitti di "Una vita"" poichè entrambi sono delusi dalla propria condiziona sociale e dalle loro relazioni sentimentali, ma soprattutto perché entrambi rappresentano alla perfezione la figura dell’inetto.  Anche in questa opera di Svevo si può notare come la visione dell’autore sia fortemente pessimista; entrambi i personaggi infatti concludono la loro storia in modo tragico: Alfonso Nitti col suicidio mentre Emilio Brentani con il ritorno a quella condizione di senilità da cui cercava di evadere.

 

 

LA COSCIENZA DI ZENO

 

Pubblicato nel ‘23, è molto diverso dai precedenti, nella composizione e nella struttura interna.  Nei primi due c’è un narratore esterno, che focalizza la sua attenzione su un personaggio e di volta in volta assume il suo punto di vista.

Nella "Coscienza di Zeno" il narratore è il protagonista stesso (Romanzo interiore) che lascia fluire le sue emozioni e i suoi pensieri senza seguire un filo narrativo rigoroso, ma occupandosi del suo inconscio lasciato libero di emergere; è una tecnica nuova, usata in tutta la narrativa del "900 e comune a Joyce lo “stream of consciousness", il flusso di consapevolezza per cui l’attenzione non è più posta sull’intreccio degli eventi, ma sull’interiorità del personaggio. La struttura narrativa non rispetta le regole del romanzo dell’800, che ha una sua coerenza, ad esempio di carattere cronologico; qui infatti c’è una rottura di questa costante ottocentesca.

La struttura è aperta e la storia si svolge attraverso nuclei tematici, legati ai diversi momenti della vita dei protagonista, Zeno Cosini, ritenuti significativi (la morte dei padre, il vizio dei fumo, il rapporto con la moglie, quello con I"amante, la società commerciale che apre con il cognato Guido, e la sua rivalità con questo; ad ogni momento è dedicato un capitolo (struttura frantumata).

Dal romanzo si nota la forte influenza che Svevo aveva ricevuto dallo studio della Psicoanalisi; Svevo, infatti, fu l’unico grande romanziere del primo novecento italiano a ricevere e assimilare le correnti filosofiche provenienti dall’Europa centrale subendone il fascino; per questo Svevo è riconosciuto come il più "europeo" tra i grandi letterati italiani d'inizio secolo.

Nel romanzo, Svevo, parte proprio dalla psicanalisi di Freud, pensando però che ci sia una spaccatura: da una parte capisce la portata di queste nuove teorie, ma ritiene la

psicanalisi solo utile a definire delle categorie di personaggi letterari, non la ritiene una terapia utile.

Zeno Cosini, un maturo e agiato commerciante Triestino, ha scritto la storia della sua vita su consiglio dei dottor S. lo psicoanalista che lo ha in cura, ma a un certo punto ha interrotto la terapia; allora il dottor S., per vendetta, ha deciso di pubblicare i ricordi dei suo ex paziente.  E" quanto il lettore apprende da una brevissima prefazione che si finge scritta dallo psicoanalista; il resto del romanzo è costituito dalla autobiografia di Zeno, divisa in capitoli che non seguono, come già detto, un preciso ordine cronologico, ma raccolgono momenti, fatti, situazioni della vita dei protagonista attorno ad alcuni temi fondamentali..

.A un breve preambolo, in cui compare una prima autopresentazione seguono: "il fumo", incentrato sugli innumerevole e vani tentativi di Zeno di smettere di fumare; "La morte di mio padre" dove Zeno, partendo dal dolore per la morte del genitore , ripercorre il suo ambivalente rapporto con lui; "la storia dei mio matrimonio" dedicata agli strani percorsi attraverso i quali, Zeno, invece di sposare la ragazza che ama, ne sposa la sorella brutta e strabica, approdando insperatamente a un matrimonio felice; "la moglie e l’amante", in cui Zeno tradisce la moglie pur continuando ad amarla; "storia di un’ associazione commerciale," dove si narrano le numerose avventure commerciali di Zeno.  L'ultimo capitolo, "la psicoanalisi", si finge scritto un anno dopo, durante la guerra. Grazie a spregiudicate speculazioni finanziarie Zeno ha riportato diversi successi, si sente pienamente guarito e ripudia la psicoanalisi.

Dall’ultimo capitolo in particolare emerge il pensiero di Svevo che non riteneva la psicoanalisi un valido metodo dì cura dalle nevrosi, ma ne subisce comunque il grande fascino.  La visione pessimistica che emergeva sia da "Una vita" che da "Senilità" viene ripresa nell’ultimo capitolo dei romanzo e viene enunciata dallo stesso Zeno Cosini in questo modo: "la malattia è una condizione comune a tutti gli uomini; forse il cosmo recupererà la salute quando un uomo un po’ più ammalato degli altri, con un esplosivo incomparabile, farà esplodere la terra, che ritornerà alla forma di nebulosa, errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie".

JAMES JOYCE

LIFE

loyce was an Irishman, and he was born in 1882 in Dublin.  He was son of John Stanislaus Joyce, that had a good job and a reasonable economic position. James’s father is a big influence in his work, thanks to his many faults: in fact John Joyce started to lose a lot of work, and his family was kicked down by the social ladder.

In 1888 Joyce was sent away to the Clonglowes Wood College, a Chatholic school of Jesuits that were very important to his future culture and to his earlier chapters, like we can see in "A Portrait of the artist as a Young Man".

Among the important influence in his childhood was that of Irish nationalist politics,

especially the tragedy of Parnell, the Protestant leader of the Irish Home Rule.  After Parnell's death, in 1891, Joyce’s father, detached from Irish extremism, and took little interest in Irish nationalist movement. Joyce, defeated and disappointed, detached from Irish extremism and nationalist literary movement. It must be said that, for this indifference, Joyce's works had immense difficulty to be printed in Ireland.

Joyce was a brilliant student, he won a lot of scholarship, but grow up in himself a rebellion against the religious and social conventions; in 1890 he came under the Ibsen’s influence in which he admired the intellectual honesty and his choice of exile.

In 1898 Joyce entered in University College, a Catholic Institution ' where he studied modern languages; in 1902, having take his degree, Joyce make a trip to Paris, where he met a lot of expatriate Irish nationalist; he made a second trip to Paris, but was cut short by mother’s death.

So he turned in Ireland where he established for a long period, and where he starts to drink (together with father) and to go with prostitutes.

In 1904 Joyce’s life had a progress: he met Nora Barnacle, his long life companion, and left with her Ireland for a voluntary exile on the Continent.  Nora Barnacle was a simple country girl that met Joyce in a motel where she worked to escape from his father that was a drunk man.  Their relationship was happy and enduring.

In the same year the couple left Ireland, and went to Pula, in Istria, where Joyce attempted for English teacher; then they moved to Trieste (where he started to write "Dubliners" and "A Portrait of the Young Artist as a Young Man") and to Rome that he found uninspiring.  Then he returned to Trieste where he met his future pupil, Ettore Schmitz (Italo Svevo), that was still an unknown writer. Finally in 1914 was published Dubliners that wasn’t very successfully in commercial terms, but that attracted interest of some critics: in the same year he published "A Portrait of the Young Artist as a Young Man" in the periodical "The Egoist".

With the outbreak of the First World War he moved to Zurich, where he worked for his new novel, Ulysses.  In 1920 he moved to Paris, that was the European intellectual capital where he had a lot of success for his works, and he was able to push his technical experimentation to the limit, with Finnegans Wake, published in 1939.  With the outbreak of Second World War he returned to Zurich where he died in 1941.

 

FEATURES AND THEMES

The importance of Joyce is that he had renewed the literature.  His books are very different from the tradition. Joyce uses the technique of the manipulation of time and he doesn't respect the chronological order; he uses the association of ideas and flashback.  In his stories there isn't only one point of view, but he expresses the points of view of many characters.  He became famous with his neologism and his "exploration" of the language, but he always uses the same theme: the dryness of his time. Joyce’s conception of artist is too much near to that of Italian Realist: in fact he thought that the writer must be invisible in his works, and he haven’t to express his own viewpoint. Joyce rejected Irish life "in toto", and at the same time he set all his novels in Dublin, the city in which he was grow up;

He spent nearly of his adult life in voluntary exile (Trieste, Paris, Zurich), becoming the most cosmopolitan of Irish writers and becoming open to other intellectual traditions; Like the other European writers of the time he was deeply influenced by the modern culture, especially in Freudian psicanalisis, that was affecting all the art (Picasso, Svevo); Other two important features in Joyce are the realism and the symbolism.

As a result of experimentation, he create a new kind of dream language, that was the mixture of non-existent words, existing words and inventive word combination; syntax is disordered, punctuation non-existent.

 

 

WORKS

DUBLINERS

One of the most important works of this period is Dubliners, made up by fifteen stories, in which Joyce talk about stories of everyday life in Dublin.  There is a realistic technique, very far for the last Joyce of Finning Wakes, the plot is linear and the language is that of everyday life.

All the stories were written in 1905, except The Dead that was written in 1907, and are arranged into four sections, each of which represent one stage in life: childhood, adolescence, maturity, public life, an epilogue ( The Dead).

The style of the book is essentially realistic, with large descriptions of details and remarkable moments and in this collection appear, for the first time, the themes of paralysis and escape, and, linked to this two themes, the use of epiphanies.

The original meaning of epiphany is the showing of Jesus child to the Magi, but Joyce use this term to call a sudden revelation, something that was hidden in one mind and that suddenly surface and that start a long painful mental labour.

So, epiphanies, permit to the characters to escape from their paralysed condition of life in Dublin

 

Ulixes

The most known Joyce"s work is Ulysses.  We can put this work in an ideal second period of Joyce’s literature, in which he developed the language, rejecting logical sequences and conventional syntax, but the themes are the same of Dubliners (here too there are two Dubliners as principal characters, and Joyce wanted to demonstrate the paralysis of Dublin).

The stories is centred around three principal character, and for each one there is dedicated an ideal part.

The principal character of the first part is Stephen Dedalus the Joycean alter ego.  He took the name of the first Catholic martyr and of the legendary Greek artificer, Dedalus. Stephen is a young man with intellectual ambitions, it’s the enemy of his own country and a martyr to art.  Stephen desires to convert the Irishmen to the cult of beauty inherited from the Greeks.

The second part of Ulysses is dominated by Leopold Bloom, the Ulysses of the title, that wandered in Dublin like Ulysses wandered in Mediterranean, encountering adventures like can compared to the adventure of Ulysses.

The third part is dominated by Molly Bloom, the Leopold's wife, that can be compared to Ulysses’ wife Penelope, just as Stephen Dedalus can be compared to Telemachus. Bloom’s day is projected against the story of Ulysses, and each scene in the book is related to a specific episode of the Odyssey. In the first part of the book Dedalus, come back home from Paris, set off to find his friend and "spiritual father" Bloom, who is in search of a "spiritual son".  When the two friends meet, Bloom "adopt" Dedalus and offers to take him home and give him shelter.  At home Molly Bloom waits for them, like , thinking of her past and present life, with a mental, interior monologue.  This of “river of words" called "stream of consciousness" ends with the words "yes", like a total, non-judgemental, acceptance of life.

 

Parallel with Odyssey

The parallel with Odyssey is developed in all the chapter (18) in which the book is divided. chapter in fact correspond to one of the episodes of Odyssey.  For Example The first , called Telemachus, it echoes the theme of the first.  All the story have an allegorical sense and every character represent a odyssey’s character: Leopold Bloom is Ulysses, Molly Bloom is Penelope, and Stephen Dedalus is Telemachus.  Dublin is like Itaca and the day that Leopold passes in the street of the town is like the trip that Ulysses had to do to return home.

 

IL NAZISMO

In Germania, finita la prima guerra mondiale, la situazione era durissima.  Le spinte rivoluzionarie dei comunisti e la paura dei partiti conservatori avevano portato attraverso una durissima fase della storia tedesca, alla nascita della repubblica di Weímar.  La repubblica godeva di sostegni economici statunitensi, varati dal piano Dawes, poiché gli Stati Uniti vedevano nella ricostruzione della Germania un campo vergine dove investire e colonizzare il mercato. Con la crisi del '29 e il crollo della borsa di New York, gli investimenti statunitensi dovettero rientrare, creando in Germania una pesantissima crisi economica.  La precarietà economica e l'esasperazione portarono la popolazione a sostenere i movimenti estremisti a danno della neonata repubblica; in particolare, in questi anni fra il 1929 e il 1933, si assistette alla vertiginosa ascesa politica di Adolf Hitler.  Egli faceva appello a un nazionalismo esasperato, eccitava gli animi alla ricerca di nemici interni (ebrei, zingari) ed esterni (comunismo, capitalismo) e forniva in tal modo una facile spiegazione delle difficoltà tedesche.  All’ascesa del leader nazista faceva da contraltare la fragilità della repubblica di Weimar, incapace di garantire stabilità interna.  La crisi economica toccò l’apice nel '32 e segnò la fine della repubblica; i governi socialdemocratici o conservatori che seguirono non seppero reggere l’ondata di sfiducia della società e dei gruppi imprenditoriali, così il presidente della repubblica Paul Von Hindenburg, dopo vari tentativi di compromessi fra i vari schieramenti politici, dovette chiamare al governo Hitler (1933),  l’unico in quel momento che sembrava poter contare sull’appoggio della nazione.  In verità, Hindenburg riteneva Hitler una pedina nelle sue mani; ma il leader si mosse in modo fulmineo per garantirsi poteri eccezionali e disarmare ì partiti, sia di destra che di sinistra.

 

Il 22 giugno 1933 venne messo fuori legge il partito socialdemocratico, mentre quello nazionalista e democratico, assieme e quello cattolico, decisero di sciogliersi.

In quello stesso anno venne istituita la Gestapo, che aveva il compito di controllare le opposizioni al regime ed effettuare azioni repressive, mentre i vertici delle SA, accusati di cospirazione vennero massacrati nella "notte dei lunghi coltelli".  Il nazismo costituì il proprio sistema in meno di un anno, e fin da subito Hitler attuò quanto annunciato nel delirante progetto del Mein Kampf; sono del 1935 le leggi di Norimberga, che toglievano grandissima parte dei loro diritti ai cittadini di origine ebrea; da quel momento la violenza calò sugli ebrei tedeschi.  La notte fra il 9 e il 10 novembre 1938, passata alla storia come la “notte dei cristalli”, prese piede una mobilitazione di massa contro di loro: furono distrutti negozi, linciate persone in strada, attaccate e incendiate sinagoghe.  Il regime costituì uno stato totalitario senza opposizioni significative. Anche la chiesa non parve in grado di contrastare il fuhrer.  L’enorme capacità di coinvolgimento delle masse fu la vera arma in più di Hitler; i cittadini tedeschi erano bombardati infatti da una pesantissima propaganda, organizzata dai ministro Joseph Paul Goebbels, mentre i dissidenti subivano le violente ritorsioni delle SS, che dopo la notte dei lunghi coltelli, avevano preso il posto delle SA.  Si assistette a un processo di nazificazione della società, che generò disprezzo verso le altre culture e così il forzato esilio di personalità di spicco, quali Einstein e Freud. In politica estera, Hitler si mostrò da subito intollerante verso gli accordi del trattato di Versailles, ed anzi intraprese una linea aggressiva, finalizzata all’espansione territoriale della Germania, per cui nel 1936 riuscì ad annettere al territorio tedesco l’Austria.  Intanto la Germania andava verso una spaventosa corsa agli armamenti che lasciava presagire quali sarebbero state le scelte militari di Hitler, tese a vendicare le umiliazioni tedesche generate dai trattati di Versailles (1919) ma più in generale dalla prima guerra mondiale.

 IL FASCISMO

 

 

Il fascismo prese piede in Italia all’inizio degli anni venti, mostrandosi come un partito di riferimento per quelle classi sociali che erano rimaste deluse dalla guerra, in particolare le classi medio-borghesi, che vedevano la guerra come una rampa di lancio per la loro ascesa economica, ma che ne rimasero profondamente scottate, in quanto la guerra finì per favorire i grandi industriali.  Il programma del partito non era un programma chiaro e preciso, ma nasceva da una accozzaglia di idee che racchiudevano in sé valori un po’ di tutti gli schieramenti, i metodi degli "squadroni fascisti" erano violenti e liberticidi, sopprimevano infatti qualsiasi rivendicazione sindacale, e negli anni che seguirono al biennio rosso, in cui le spinte rivoluzionarie sembravano prendere il sopravvento, intraprendevano operazioni punitive contro i rappresentanti comunisti e socialisti, per questo, prima dell’avvento al potere di Mussolini, i partiti conservatori credevano di poter utilizzare gli squadroni fascisti a loro favore. La prima apparizione del partito fascista si ebbe a Milano, nel 1921, ma il risultato alle elezioni fu irrisorio; in un paio d’anni il partito fascista riuscì a raccogliere intorno a sé sempre più consensi fin quando nel 1923 con "la marcia su Roma" Mussolini fu in grado con un colpo di stato di impossessarsi dei potere, favorito anche dall’appoggio del re; il fascismo, da subito si trasformò in una forza espressamente conservatrice e liberticida.  Il governo, prima con le "leggi fascistissime", poi con vari decreti legge, esautorò progressivamente il parlamento dalla sua funzione legislativa, e sempre più poteri vennero addossati sulla figura del “duce”.  La politica economica del governo fu da subito espressione dei grandi proprietari terrieri e dei grandi industriali; la piccolo-media borghesia vedeva ancora una volta infrante le sue illusioni. Nel 1923 il filosofo Giovanni Gentile , ministro della pubblica istruzione, portava a termine un’importante riforma scolastica che introduceva l’esame di stato anche in Italia, privilegiando i licei classici come scuole d’elite. Nel 1925 si tennero le elezioni in un clima di diffusa violenza: i fascisti ottennero il 65% dei voti, ma gli evidenti brogli elettorali portarono alla denuncia dì questi da parte di Matteotti, che a causa di questo verrà rapito e ucciso.  Un’ondata di sdegno colpi il governo, che per la prima volta vacillò; Mussolini, con un’azione perentoria, si addossò la responsabilità dell'omicidio, dichiarò sciolto qualsiasi partito, tranne quello fascista e trasformò l’Italia in uno stato totalitario, anche se il suo non sarà mai un totalitarismo compiuto a causa della presenza del re e del vaticano; risale infatti al 1929 il concordato con la chiesa. Anche in Italia, come in Germania, si assistette a una sempre più rapida fascistizzazione della società; i bambini e i ragazzi fino ai 18 anni erano indirizzati verso le associazioni paramilitari fasciste, come i balilla o i figli della lupa, la stampa risentiva di una forte censura e ogni dissidenza veniva pagata a caro prezzo.  Sul piano delle relazioni internazionali, l'Italia dì Mussolini inizialmente si mostrava alleata delle potenze vincitrici la prima guerra mondiale, ma in seguito all’invasione dell’Etiopia del 1935, e alle sanzioni che ne seguirono da parte della società delle nazioni, Mussolini si sposterà sempre più nell’orbita della Germania Nazista, tanto che nel 1936-37 aderì al patto anti-comintern, a cui aderiva anche il Giappone, e nel 1938 le leggi razziali volute da Hitler vennero estese anche agli ebrei di nazionalità italiana.  L’Italia si era ormai armata in un regime dispotico e antidemocratico, che la condurrà, pochissimo tempo dopo alla tragedia della guerra.

 

LA TRAGEDIA DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

 

CAUSE,  ANDAMENTO E CONSEGUENZE DELLA GUERRA:

 

Quando il primo settembre dei 1939 la Germania nazista invase la Polonia, nessuno si sarebbe aspettato una guerra di così lunga durata e di cosi grande portata, che avrebbe causato più di 55 milioni di vittime.  Ma quali furono le cause generanti la tragedia più atroce della storia dell’umanità?  Sicuramente furono fondamentali i trattati di Versailles, che determinavano le condizioni di pace dopo la prima guerra mondiale; la Germania usciva dai trattati più che umiliata, e questo non fece altro che produrre un sentimento di vendetta nell’animo dei tedeschi, un sentimento che avrebbe trovato libero sfogo nei progetti Hitleriani.  Un altro fattore fu sicuramente il desiderio di quello spazio vitale di cui aveva parlato Hitler nel delirante progetto del Mein Kampf, e del desiderio di realizzazione della soluzione finale che prevedeva l’eliminazione di tutti gli ebrei.  Dopo aver attaccato la Polonia nel 39, Francia e Inghilterra dichiararono subito guerra alla Germania, mentre Mussolini, con il consenso dì Hitler, rimaneva per il momento neutrale; intanto I"URRS aveva proceduto con l’occupazione della Polonia orientale come stabilito dal patto Molotov-Ribbentrop, e instaurò un regime di protezione militare su Estonia, Lituania e Lettonia.  Sul fronte francese intanto non succedeva praticamente nulla; i francesi aspettavano l’offensiva tedesca rintanati nella linea Maginot, un reticolato di fortini e bunker che andava dal confine con il Belgio alle alpi svizzere.  Nel maggio dei 1940 Hitler scatenò la sua offensiva: le truppe naziste dilagarono in Belgio, Olanda e Lussemburgo, riuscendo così ad aggirare la linea Maginot e a penetrare fino a Parigi il 14 giugno 1940, e dichiararono decaduto il governo francese. A questo punto Mussolini decise di entrare in guerra e di attaccare le truppe francesi ormai al tracollo, senza peraltro ottenere buoni risultati.  In seguito Mussolini decise anche di spiegare le sue forze in Grecia, Africa e Albania; anche qui senza l’aiuto delle armate tedesche l'esercito italiano non avrebbe potuto realizzare i suoi progetti di conquista.  L'Italia dunque si rivelò da subito del tutto impreparata a una guerra di così vasta portata e ben presto si trasformerà in una palla al piede per Hitler.  Nonostante le titubanze dell'esercito italiano, Hitler, era ormai padrone di una grande fetta del continente e nel 1940 firmò un patto tripartito con Giappone e Italia teso a creare un nuovo ordine in Asia e in Europa.  Nel maggio del 1941 Hitler diede avvio all’operazione "barbarossa". con la quale, insieme a Romania, Ungheria e Finlandia, pretendeva di eliminare il nemico "bolscevico"; le truppe avanzarono pressoché senza opppsizioni fino a Stalingrado, dove la popolazione civile diede vita a una strenua resistenza. La città venne messa sotto assedio per ventotto mesi senza tregua, ma senza alcun frutto: la guerra lampo era ormai fallita.  Il 14 agosto dei 1941, su una nave a largo dell’isola di Terranova, Churchill e Roosevelt, rispettivamente primo ministro inglese e presidente americano, firmarono la carta atlantica in cui venivano determinati i principi per la ricostruzione del mondo libero dalla minaccia nazista, ma nonostante questo l’America si dichiarava ancora neutrale al conflitto.  Il 7 dicembre 1941 sì verificò un evento fondamentale per gli esiti del conflitto, in quanto il Giappone, senza una dichiarazione di guerra ufficiale attaccò gli USA, nella base navale di Pearl Arbour.  L’8 dicembre Inghilterra e USA dichiararono guerra al Giappone; il conflitto aveva ormai assunto proporzioni mondiali. Fino a quel momento la guerra si mostrò dunque favorevole alle forze dell’asse, ma nella primavera del ‘42 si verificarono tre battaglie fondamentali per l’esito del conflitto, che rovesciarono le sorti della guerra a favore degli alleati: la battaglia di El Alamein, sul fronte africano, quella delle isole Midway, sul fronte del pacifico e quella gia citata di Stalingrado.  Intanto gli alleati avevano rafforzato le loro posizioni firmando il patto delle nazioni unite, tra cui figuravano 26 paesi, e, per la prima volta con le potenze occidentali, anche I"URRS, contro il nemico comune del nazifascismo.  Da questo momento ci fu un lento declino per le forze dell’asse. Fu in questo periodo che Hitler, che probabilmente aveva già intravisto il destino del suo regime, attuò il suo progetto di soluzione finale della questione ebraica; centinaia di campi di sterminio, tra cui ricordiamo quello di Treblinka, di Auschwitz e Belzec, vennero allestiti in tutta Europa.  Gli uomini e i ragazzi che non potevano lavorare venivano subito uccisi nelle camere a gas, assieme a donne, anziani e bambini, mentre chi riusciva a lavorare poteva resistere ai massimo due o tre mesi, dopodichè era difficile sopravvivere; si conobbe la vera portata dei fenomeno solo alla fine del conflitto, quando i morti solo nei campi di sterminio si seppero essere più di 8 milioni.  Intanto nel 1943 le forze alleate avevano aperto un nuovo fronte sbarcando in Sicilia e arrivando fino a Roma; Mussolinì scappò al nord dove Hitler aveva posizionato le sue truppe e fondò la repubblica di Salò, mentre il generale Badoglio si impossessò del potere e scappò a Brindisi con il re, protetto dagli alleati: fu in questo momento che iniziarono ad attuarsi i fenomeni di resistenza partigiana in tutte le nazioni occupate dai nazisti; in Italia la situazione rimarrà inalterata fino alla fine della guerra.  Sul fronte del pacifico gli americani avanzavano sempre più velocemente, mentre all’inizio del 1944 l’esercito nazista era stato cacciato anche da Stalingrado.  Le redini della guerra erano ormai in mano alle forze alleate, e fu in questo clima di ottimismo che avvenne il 6 giugno del "44 il d-day, ossia lo sbarco delle forze alleate in Normandia: il 26 agosto il generale francese De-Gaulle entrò a Parigi da trionfatore, la caduta del nazismo era ormai questione di tempo.  Tra il 4 e l'11 febbraio del 1945 ebbe luogo la conferenza di Yalta che vedeva parteciparvi anche Roosevelt, Churchili e Stalin: fu in questo momento che venne stabilito l'ordine postbellico mondiale, con la prima definizione dei mondo bipolare. Il 29 aprile le truppe nazifasciste chiesero la resa: Mussolini tentò la fuga ma venne riconosciuto, catturato e infine ucciso dai partigiani, che ne appesero il cadavere in piazzale Loreto, a Milano, mentre Hitler si suicidò e Berlino il 30 aprile con l’armata rossa ormai alle porte della città.  Il 6 e il 9 agosto del 1945 vennero sganciate le bombe atomiche      sulle città di Hiroshima e Nagasaki, che sancirono la resa del Giappone. La guerra era ormai finita, quando tra il 17 luglio e il primo agosto del ‘45 le forze alleate si incontrarono a Potsdam: il mondo bipolare che caratterizzerà la seconda metà del secolo fu definitivamente sancito proprio in quel momento, assieme al nuovo assetto geopolitico dell’Europa.  La Germania fu divisa in quattro sfere di influenza: inglese, francese, americana e sovietica, mentre la maggior parte delle potenze europee vennero aiutate, mediante un meticoloso piano economico, detto piano Marshall, a risollevare la propria economia.

 

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