La follia

La follia

Tesina Esame di Stato

 Freud-Hitler-Pirandello-Seneca- Virginia Woolf

La follia: definizione

Che cos'è la follia?

Credo che esistano due concetti nettamente distinti dì follia.

Uno è orientato alla società, l'altro lo definirei orientato all'individuo.

Nel concetto di follia legato alla società, specie nelle letterature moderne,il matto è colui che è più cosciente delle convenzioni e dell’assurdità della vita borghese (Pirandello "Uno,nessuno e centomila"). Quindi,nel concetto dì salute psichica orientata alla società, l'uomo è sano quando è all’altezza dei compiti che la società gli assegna, ovvero quando funziona in modo conforme ai bisogni di una data società.

Il concetto umanistico, invece, sì distingue nettamente da quello orientato alla società. Non è il funzionamento conforme ad una data società a determinare che cosa sia la malattia o la salute psichica,ma criteri insiti nell'uomo stesso. Esiste infatti il concetto di follia spesso utilizzato in psichiatria:la follia consiste nella presenza di malattia psichica. Di conseguenza,possiamo parlare di individuo relativamente sano,se non c’è nessuna nevrosi,psicosi o sintomo psicosomatico, e se su un piano socialmente rilevante non ci sono alcolismo, omicidi e disperazione.

FREUD:Isteria e psicanalisi

 

Freud, neuropsichiatra austriaco,si laurea in medicina, dedicandosi,prima all'anatomia cerebrale,poi alle malattie mentali. E'con Freud che nasce la psicoanalisi:scienza destinata ad esercitare nel giro di pochi decenni un influsso enorme e sempre più massiccio sull'indagine dell’uomo e delle sue attività psichiche e dei suoi prodotti culturali. Non c’è “fatto umano” che non sia stato toccato e "sconvolto"dalla dottrina psicoanalitica (le malattie mentali vengono affrontate con tecniche terapeutiche prima impensate; fatti come sogni, lapsus, dimenticanze, diventano brecce per guardare nel profondo dell'uomo ... ). A tal scopo, Freud, si trasferisce a Parigi e lavora per molto tempo al fianco di malati d'isteria:si pensava che questa dipendesse da un'alterazione psicologica e che, l'ammalato potesse tornare allo stato di normalità attraverso la suggestione di uno stato di ipnosi.(ipnosi: parola greca che significa sogno).

In principio si parlava dì mesmerismo (dal medico tedesco Mesmer: teoria che voleva l'essere umano percorso da corrente energetica. Uno squilibrio di queste correnti è la malattia e su queste basì c’erano Freud e Breuer). Allo scopo di perfezionare la tecnica si reca a Nancy dove è testimone di straordinari esperimenti sui malati. Torna a Vienna e si trova con il dott. Breuer:egli considera il dialogo e l'ipnosi una forma di cura. A contatto con Breuer, Freud capisce che,attraverso l'ipnosi e il lavoro di riemersione di determinati traumi, il malato isterico porta alla luce elementi di sé e della sua coscienza che non sono più visibili.

 

Freud e Breuer scrivono insieme una memoria su un caso d'isteria curato da Breuer alcuni anni prima:sottoponendo una malata ad un sonno ipnotico, Breuer le faceva esprimere quello che in quegli istanti le opprimeva l'animo. Per mezzo di ciò, Breuer era riuscito a liberare la malata dai suoi sintomi. Più tardi pubblicano:"Gli studi sull'isterismo: il soggetto isterico, in stato ipnotico, torna all'origine dei trauma,illumina i punti oscuri che nella vita hanno generato la malattia e che sono nascosti nel profondo, afferra cosi la causa dei male e,in una specie di catarsi,si libera dal disturbo.. -cosi ha inizio la teoria psicoanalitica di Freud.

 

Freud elabora le sue tesi a partire dalla reazione di determinati malati con l'ipnosi:il comportamento degli isterici è rilevatore della sfera incosciente nel momento in cui abbiamo la fase di sonno vigile. Il riemergere del sommerso è efficace:c'è una parte cosciente che fa da tramite con il mondo esterno e poi c’è una parte che non riemerge o riemerge solo in particolari situazioni (Es).

 

STRUTTURA DELL’APPARATO PSICHICO

 

Es:è l'insieme degli impulsi inconsci della libido, è la parte sepolta della coscienza che non sì vede,ma che condiziona ciò che sì vede. Qui vengono elaborati gli stimoli esterni che poi risalgono in superficie per formare la coscienza.

 

lo:è il rappresentante conscio dell'es e a differenza dell'es, è a diretto contatto con il mondo esterno.

 

Super-io:è la parte intermedia ed è tutto ciò che ha a che fare con i condizionamenti sociali, culturali,familiari ... Sì forma verso il quinto anno di età e differenzia l'uomo dall'animale; è la base della coscienza morale e del senso di colpa.

 

Tutta l'attività inconscia è la risposta a stimoli di tipo energetico: Freud immagina la mente umana come un sistema in cui la ricerca dell’equilibrio è un requisito fondamentale ... non ci deve essere dispersione di energia psichica. Quindi la fase di disequilibrio si ha nel momento in cui l'io non governa più gli stimoli esterni e il lavoro dell'inconscio ... c’è dunque un immagazzinamento di energia superiore perché la linea difensiva dell’io si è indebolita.

Hitler

Il totalitarismo

 

Penso che, in ambito storico,il tema della follia sia maggiormente collegabile alla figura, instabile e allo stesso tempo carismatica di Hitler. Mosso dalle sue teorie sulla superiorità della razza ariana, sulla congiura ebraica antitedesca u sulla teoria dello spazio vitale (per fornire al popolo tedesco uno sbocco al proprio espansionismo) seppe dare una svolta totalitaria al governo tedesco.

Che cos'è un totalitarismo? E'un'ideologia, o ancor meglio un regime, che vuole accentrate la direzione di ogni aspetto della vita civile e politica nello stato. Inoltre è totalitario un regime dittatoriale basato sulla fede assoluta in un'ideologia che favorisce la mobilitazione e l'attivazione permanente delle masse. Secondo alcuni autori,la nascita dei totalitarismo viene ricondotta al fallimento dei sistemi liberal-borghesi e alla crisi di valori tipica del periodo immediatamente successivo alla prima guerra mondiale,caratterizzato dalla fine del regime parlamentare in diversi stati europei e dall’avvento dei regimi autoritari e fascisti. Penso che il regime totalitario non si distingua dalle altre forme di governo solo perché riduce al minimo o abolisce determinate libertà, ma perché distrugge ogni presupposto di libertà,personale o di gruppo, e perché reprime forzatamente ogni tipo di conflitto.

Il totalitarismo utilizza perciò ì mass-media a fini di obbligato indottrinamento, usa tuta gli strumenti repressivi dell'apparato statale per controllare ogni aspetto della vita civile: economia, stampa, educazione, arte, scienza-; si pone al di fuori di ogni controllo democratico escludendo qualsiasi ambito dì libertà personale o di scelta volontaria; sostituisce il terrore totale al diritto positivo. Il totalitarismo si contrappone così,in maniera radicale, all’ideologia e alla prassi liberale e democratica. Quando parliamo di totalitarismo non ci riferiamo solo alla Germania nazista,ma anche all’Italia fascista con Mussolini. Ancora una volta,l'unico modo con cui sì cerca dì dare stabilità allo stato, risulta il regime totalitario: unico partito (eliminazione di tutti i partiti all'opposizione.., soppressione del senato, dei sindacati e di alcuni giornali; potere esecutivo nelle mani di Mussolini e dei suoi ministri (gerarchi fascisti); potere legislativo al Gran consiglio del fascismo ...), organizzazione che pervade tutta l'economia italiana (se prima l'economia, l'industria era un settore nel quale lo stato non interveniva,ora diventa parte integrante dello stato e fortemente regolato da questo). Risulta praticamente la risposta alla richiesta dei popolo ad una maggiore tranquillità .... ed è su questa richiesta sociale che opera Mussolini. Rispetto al fascismo,il nazismo risponde pienamente alla definizione di totalitarismo: tutte le ideologie si riflettono in ogni struttura, per ex le università si preoccupano dello studio della razza tedesca, filosofia tedesca,letteratura e matematica tedesca. Anche l' architettura e il profilo delle città ne vengono coinvolti (interi quartieri vengono infatti distrutti e ricostruiti secondo determinate regole dettate dall'ideologia).

 

Ma quali sono gli eventi, in Germania, grazie ai quali Hitler dà una svolta totalitaria?

 

1.   La notte dei lunghi coltelli

Come sappiamo, Hitler godeva dì forti appoggi soprattutto da parte dell'esercito e dell'industria. Inoltre, originariamente, nel partito nazista, si fronteggiavano due fazioni: una, di destra, era filo-conservatrice e stava dalla parte di H.; l'altra, più rivoluzionaria e anticapitalista, era guidata da Rohm. Ad un certo punto,i generali alleati con H. volevano la limitazione dei peso politico delle SA, mentre i conservatori e gli industriali tolleravano sempre meno la sinistra. A questo punto, H. dovette scegliere: o il regime si liberava degli estremisti, o l'esercito avrebbe potuto assumere in prima persona il comando dello Stato. Quindi, in questa notte dei lunghi coltelli, H.fece assassinare, dalle SS, i capi delle SA (i più estremisti, interpreti più fedeli dell'istanza anti-borghese).

 

2.   L’incendio del reichstagh

Appiccato dalle SS che attribuirono la colpa al partito comunista. Ciò permise a H. di eliminare i partiti di sinistra e di istituzionalizzare il partito nazista come unico. Infatti, con questo pretesto, H. fece approvare al vecchio presidente Hindenburg un decreto con il quale venivano soppressi i sei articoli della Costituzione di Weimar (che garantiva libertà civile e personale):finiva così lo stato di diritto in Germania

 

Naturalmente dobbiamo ricordare altri elementi fondamentali:

 

3.   Antisemitismo e persecuzioni razziali

Sono i pilastri dell’ideologia nazionalsocialista. Inizialmente i provvedimenti persecutori contro gli ebrei si mantengono sul piano economico e lavorativo, per poi passare progressivamente all'emarginazione, all'esclusione da università, cariche pubbliche e giornali. Un netto inasprimento di discriminazione razziale si ha con le leggi di Norimberga: gli ebrei vengono dichiarati estranei alla "comunità nazionale" e, quindi,privati di cittadinanza tedesca, perdendo ogni tipo di diritto. Poco più tardi verrà avviata la 'soluzione finale': annientamento e sterminio delle comunità israelitiche. Nei campi dì concentramento, oltre ai comunisti, agli oppositori,ai cattolici, ai democratici, troviamo un numero sempre più crescente di ebrei. Ma perché proprio gli ebrei?

 

H. formulò un vero e proprio discorso sulla razza: i mali dei mondo (comunismo, capitalismo) sono dovuti ad una malattia: l'ebraismo/giudaismo. H. sostiene la tesi per la quale i mali provengono dagli ebrei non solo su basi ideali, ma anche biologiche: teoria biologica per cui i diversi ceppi sono diversi gli uni dagli altri per elem.biologici e non solo culturali. Gli ebrei non hanno patria, sono avidi di denaro, legati al commercio e hanno contribuito alla diffusione del comunismo ... per questo motivo sono una razza maligna, inferiore e sempre per questo motivo devono essere eliminati. Da questo tema di differenza razziale ne derivano delle conseguenze:

 

-Leggi di Norimberga

-Teoria dello spazio vitale:tutti i popoli che appartengono al ceppo germanico devono essere unificati per essere governati unitamente. Questa è una tesi che spinge H. a riarmare la Germania (per annettere Polonia, Olanda, Jugoslavia, Austria, Lettonia). La sua opera rivoluzionaria sta nel fatto che la razza ariana deve crearsi condizioni migliori per governare in Europa ed il nemico da distruggere rimane sempre l'ebraismo.

Pirandello: la follia in Uno, nessuno e centomila

 

La follia è il grande tema che percorre tutta l'opera pirandelliana. Pirandello, a differenza di Svevo, non lesse direttamente le opere di Freud,ma la sua opera è piena di richiami al mondo della follia, dell’inconscio, del sogno. La sua fonte fu dunque lo psichiatra Alfred Binet, che gli offrì le formulazioni scientifiche di alcune sue intuizioni sulla variabilità degli stati psicologici e sulla scomposizione della personalità. E' il suo punto di partenza per esplorare quella crisi d'identità che qualsiasi evento può scatenare e che è uno dei terni fondamentali della sua produzione. Dall'idea per cui la personalità degli uomini non è una ma molteplice verrà uno dei suoi temi decisivi: la follia

I suoi personaggi si sdoppiano, sono dissociati, sono contemporaneamente : “uno,nessuno e centomila”.

 

"Uno, nessuno e centomila”

 

Questo romanzo aiuta a riflettere su uno dei più interessanti temi del pensiero pirandelliano: l'incomprensione e l'incomunicabilità umana (da cui poi ci si ricollega al tema della follia).

 

Il protagonista, Vitangelo Moscarda, entra in crisi quando gli viene fatto notare dalla moglie di avere il naso diverso da come lui se lo vedeva:questa banale constatazione lo porterà gradualmente alla pazzia.

 

Questo romanzo mette in evidenza quindi la diversità che esiste tra come noi ci vediamo e come gli altri ci vedono,non solo esteriormente ma anche interiormente. Ciascuno non è uno,ma centomila, tante quante sono le immagini che gli altri si fanno di lui.

 

Il dramma della pazzia è già presente nel primo capitolo dei libro; naturalmente al termine pazzia non sì dà il significato corrente di patologia grave della psiche ma quello pirandelliano più congruo di spazio vuoto, squarcio improvviso nella coscienza, istantaneo ed insperato coincidere di essere ed esistere. Pazzo è infatti chi, allo specchio, si scopra ad esistere in maniera diversa da quella in cui credeva;e comunque chi, con la reduplicazione speculare dell'immagine, come Vitangelo M.,avvia un generale processo dì scomposizione dell’ “io”, della propria personalità. Già, perché la storia narrata in "Uno nessuno e centomila" è proprio quella di una progressiva "scomposizione dell'io”, una certa demistificazione della falsa unitarietà della coscienza, per cui il protagonista si accorge, di fronte allo specchio, di non essere quell'uno -uguale ed inseparabile- che credeva di essere per sé e per la moglie. L'impossibilità di conoscersi appieno -se non a patto di osservarsi quasi dall'esterno, e, dunque, uscendo da sé per cui diventa impossibile vivere e vedersi contemporaneamente-, ingabbia subito V.M..

Tutto il primo cap. è infatti giocato sulla variazione dell'unico, ossessivo tema dello sdoppiamento davanti allo specchio. Il confronto con lo specchio, dunque, non è affatto un veicolo per il riconoscimento dì sé; Tutt’altro! Lo specchio “deforma" l'immagine, ne scopre l'assoluta relatività e spinge al folle gioco della scomposizione: in ogni specchio si rifrange una delle tante possibili immagini di un io che, frantumato nelle sue varie sfaccettature, impedisce la ricomposizione di un'unica identità. Il dramma a questo punto si complica: Moscarda non solo scopre di essere uno, ma centomila, e dunque nessuno. Quindi, l'esperienza allo specchio gli conferma la sua ipotesi (cioè di non credere di essere ciò che un tempo pensava di essere); anzi,gli rivela come non possa vedersi vivere, e come sia condannato a restare estraneo a se stesso, conoscibile solo dagli altri. Si vede dì fronte un corpo vuoto perché chiunque avrebbe potuto appropriarsene e dargli una realtà a modo suo, una delle centomila possibili realtà. L’idea gli risulta quasi inaccettabile. Così si propone di mettere a nudo le sue tante identità, che i conoscenti gli attribuivano, nella speranza dì distruggerle. Nelle sue scoperte,rilevante è la presa di coscienza della falsità di un mondo costruito dall'esterno, illusorio, in cui la conoscenza viene ripudiata perché condannata come relativa. Vitangelo impara per sua esperienza come il giudizio altrui risulti influenzato dalla condizione familiare, dal nome di una persona. Così era capitato a lui, figlio di un banchiere, considerato da conoscenti un usuraio. E' un'idea inaccettabile e per cancellarla fa di tutto: decide infatti di donare a un tale, Marco dì Dio la sua casa .... Poi decide di sfrattarlo, e poco dopo, tra gli insulti della folla, decide di donargli una casa più accogliente ed una cospicua somma dì denaro. Però la folla, invece di cambiare idea sul suo conto gli dà del pazzo. Venuto a conoscenza dell'inganno che stavano progettando i suoi due soci (Firbo e Quantorzo volevano infatti denunciarlo come malato di mente) decide quindi di recarsi da un vescovo di Richieri e finge di voler cedere la banca per motivi di coscienza: ne riceve invece il consiglio di rivolgersi a don Antonio Sclepis, direttore dei collegio degli abati. Alla fine M. si ritira nell'ospizio che lui stesso aveva fatto costruire. Tutto sommato non mostra rimpianti: ha raggiunto il suo obiettivo, ha saputo annullare la realtà che gli altri gli avevano dato e vivere una nuova vita. Ma il prezzo della battaglia che ha combattuto contro gli altri è altissimo: la totale decostruzione della propria immagine viene pagata con una totale solitudine interiore con l'interdizione e l'emarginazione. Spogliato di tutto, dei beni, del nome, dello statuto anagrafico, di un ruolo sociale. Vitangelo resta solo, solo con la pazzia, che è il marchio con cui gli altri continuano a difendersi da chi li minaccia nelle loro certezze,nella loro ottusa ostinazione a credersi "veri" (non è vero che i pazzi sono quelli che lo sembrano,ma lo sono di più quelli che sembrano normali).

Già nel primo cap. è presente tutto il nucleo di considerazioni che ili protagonista narrante, attraverso intenzionali gesti di follia, variazioni, svilupperà lungo tutto il romanzo. Se c’è infatti una caratteristica di questo romanzo, è la quasi assoluta mancanza dì azioni.....tutto ciò che avviene è mentale,è il processo contrario al romanzo di formazione ... è il romanzo della "deformazione", della scomposizione fino ad approdare al risultato finale di affacciarsi sugli abissi della coscienza e scoprire l'assoluta mendacia di tutto. Che è poi il significato della pazzia pirandelliana.

Il furor di Seneca

 

Al centro dì tutte le tragedie di Seneca troviamo la rappresentazione dello scatenarsi rovinoso di sfrenate passioni, non dominate dalla ragione, e delle conseguenze catastrofiche che ne derivano. Il significato pedagogico e morale s'individua dunque nell'intenzione di proporre esempi paradigmatici dello scontro nell'animo umano di impulsi contrastanti, positivi e negativi. Da un lato vi è la ragione, di cui si fanno spesso portavoce personaggi secondari che cercano di dissuadere i protagonisti dai loro insani propositi; dall’altra vi è il furor, cioè l'impulso irrazionale, la passione (amore, odio, gelosia, ambizione e sete di potere, ira, rancore), presentata, in accordo con la dottrina morale stoica, come manifestazione di pazzia in quanto sconvolge l'animo umano e lo travolge irrimediabilmente. In questa lotta tra furor e razionalità, lo spazio dato al furor, al versante oscuro,alla malvagità e alla colpa,è senza dubbio preponderante e va ben oltre i condizionamene e le esigenze imposti dal genere tragico. L'interesse per la psicologia delle passioni, che può apparire quasi morboso, sembra talora far dimenticare al poeta le esigenze filosofico-morali. Inoltre è caratteristica delle tragedie senecane l'accentuazìone delle tinte più fosche e cupe,degli aspetti più sinistri, dei particolari più

atroci, macabri, raccapriccianti. In poche parole Seneca enfatizza il pathos e dimostra la forza devastante della passione indice di disintegrazione della personalità interiore. I personaggi vengono analizzati in profondità:di essi vengono messi in risalto i contrasti interiori,le esasperazioni, il furor regni,la morte della ragione, la bestialità umana.

In realtà la visione pessimistica, l'accentuazione degli elementi cupi e la forte intensificazione patetica, appaiono funzionali a quel valore di esemplarità negativa che i personaggi tragici rivestono agli occhi dei filosofo;sono mezzi di cui l'autore si serve per raggiungere più efficacemente il suo principale obiettivo, consistente nell'ammaestramento morale. Del resto il pathos caricato, l'enfasi e il gusto per i particolari orridi e raccapriccianti eran già presentì nel tragici latini arcaici, e trovavano piena corrispondenza nel gusto dei tempi di Seneca.

 

Particolarmente esemplari, nel gusto tragico e macabro che meglio esprime la follia senecana sono “Fedra","Medea","Teste”, “Le Troiane”.

 

Fedra

 

La vicenda narrata è quella dell'Ippolito di Euripide, ma con differenze rilevanti, che fanno supporre una derivazione da un'altra tragedia dello stesso Euripide, per noi perduta. Fedra,moglie di Teseo, re d'Atene, soccombe ad una folle passione per il figliastro lppolito e gli dichiara il suo amore. Respinta, si vendica accusando ìl giovane di aver cercato dì usarle violenza; ma quando,in seguito alla maledizione di Teseo,un mostro marino suscitato dal dio del mare causa ad lppolito un'orribile morte, Fedra, disperata, confessa la sua colpa e si uccide.

 

Penso che sia particolarmente importante sottolineare, in Fedra, il momento della "dichiarazione" di Fedra a lppolito. Si tratta sicuramente di una scena culminante, dove la regina, disperatamente e colpevolmente innamorata del figliastro, si decide a rivelargli la sua passione: l'amore incestuoso ha travolto ogni limite: è il conflitto inconciliabile tra ragione e passione, l'insanabile lacerazione interiore di chi è preda del furor e ha perso il controllo di sé e delle proprie azioni. Il progressivo avvicinamento alla "dichiarazione" vera e propria e sapientemente preparato attraverso una serie dì passaggi intermedi:

 

l)Fedra respinge l'appellativo di madre che lppolito le rivolge

 

2)Fedra gli si offre come schiava evocando implicitamente il tema del servitium amoris

 

3)accenna alla probabile morte di Teséo, suo marito (morte che le permetterebbe di aspirare legittimamente ad un nuovo amore).

 

Quando il giovane afferma di essere disposto a prendere il posto dei padre,questa affermazione (dettata dalla pìetas) suona ambigua alle orecchie di Fedra e induce finalmente la regina a rivelare che la sua sofferenza è causata dall'amore. La confessione è poi ancora ritardata dalla rievocazione della bellezza dì Teseo giovane, nella cui immagine Fedra proietta e contempla quella dei figlio. Una volta comprese le intenzioni di Fedra, Ippolito esprime il suo orrore e la sua violenta indignazione.

 

Come già accennato in precedenza Fedra è ripresa dall'Ippolito di Euripide. Ciò ci offre l'opportunità dì attuare paragoni tra le due tragedie.

 

Innanzitutto nella Fedra di Seneca le divinità non compaiono. Inoltre la struttura compositiva, molto diversa da quella euripidea, conferisce uno spazio di gran lunga maggiore al personaggio della regina (mentre prima usciva a metà dei dramma). Qui è lppolito ad uscire definitivamente di scena a metà dei dramma, mentre Fedra domina la scena dall'inizio alla fine. Infine nella tragedia latina è Fedra, non lppolito a morire sulla scena,presentando il suicidio come giusta punizione della sua colpa e offerta sacrificale al morto lppolito, ma anche come unico sollevo all'invincibile malattia d'amore ed estrema occasione per recuperare l'onore perduto.

Virginia Woolf

Life and works (her madness and the link with her works)

She was born in London in 1882. She grew up in a literary and intellectual atmosphere: in fact her father’s friends were some of the most important 19th century writers ( for ex. Henry James). Her life was marked by mental problems: after her mother’s death, when she was only 13, she had her first mental breakdown. She began to be in revolt against her father's aggressive and tyrannical character, and his idealization of the domesticated woman (she rejected Victorian values). It was with her father’s death that she began her own life and literary career. She married Leonard Woolf, a publisher, and they moved to another house in Bloomsbury. They formed the "Bloomsbury Group”, a group of intellectuals that reacted against Victorian society and values. She started writing novels: this was a help for her; she understood there was a link between her ability and her mental problems. Her first novels are still traditional, but after, with “Monday or Tuesday” and “Jacobs room" there is the principal element of her novels, which are always developed in an autobiographical way:-"Mrs.Dalloway” (stream of consciousness technique), “To the lighthouse", “Orlando”. She was one of the first writers with feminist idea (she supported the movement far woman’s suffrage).

 

She began to suffer from headaches and to sleep badly: she attempted suicide by taking drugs. The second world war increased her anxiety and fears; London was ruined by bombs and she felt that a whole world had disappeared, a world of people, friends, values. She was unable to face her fears and she was afraid of becoming completely mad: she committed suicide, she drowned herself.

 

“Mrs.Dalloway”

I think that this novel can be considered a sort of autobiographical work.

The protagonist of the novel is a London society lady of fifty-one, the wife of the conservative Richard Dalloway, who holds conventional views on politics and women's rights. Clarissa is characterised by opposing feelings; her need for freedom and independence and her class consciousness (in fact V. supported women's suffrage..).The fact that she continues to give parties to gain the admiration and approval of others bespeaks a profound dissatisfaction with herself. Her life was apparently happy, perfect, but insìde her inner life she was unhappy: she was living her superficial, false life (not the life she would like to live).She is conscious of her frigidity, of her inability to abandon herself. The splintering effects of a tacitly possessive father(it reminds to Virginia's father), the frustration of a genuine love, the need to refuse Peter Walsh, a man who would force her to share everything-all this has weakened her emotional axis and split her in two. One part of her lives in help ness, while the other lives in protective self-glorification; and both parts are at once contradictory.

 

"The party"

In this passage we can find Clarissa's moments of being: she realises that she is not living the life she would like to live ... she is living her false, superficial existence. Septimus’ death offers her the possibility of a meditation about her life and about the theme of death. Probably there is a connection between the two characters: Clarissa and Septimus. But there is also a link with Virginia Woolf and this case (committing suicide):she is explaining her fear of death and of committing suicide.

Clarissa's last thought: she had to go back to the party, to her guests; she abandoned the thought of death and of the young man ... she accepted her superficial life (the choice is to go on living)

 

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