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Racconto di Giuseppe Budetta

 

GAS

 

  Non pensavo accadesse una cosa simile. Ho regalato ai coniugi Di Gioia un bel vassoio di fichi colti di mattina in cambio del favore d’innaffiarmi i fiori del terrazzo. Il loro vano è sopra il mio al secondo piano e con la pompa m’innaffiano i fiori quando sono assente per molto tempo.

   Il signor Di Gioia fu docente di pescicoltura ed esperto nei gas di fermentazione intestinale. Questi gas, spiegava agli studenti in aula, fuoriescono dal canale anale dei pesciolini come bollicine che salgono in superficie. Il docente Di Gioia faceva con le mani sulle labbra il segno di chi si libera di bolle d’aria a somiglianza dei pesci che emettono in acqua minuscoli viscerali gas di scarico. Egli affermava, come scientifica novità, che anche i pesci scoreggiano sia pur in mare.

 

   Stamattina presto sono stato svegliato da un trambusto e mi sono sporto a mezzo busto. C’era gente radunata nell’aiuola a guardare in alto sbalordita. Mi sono sporto di più dal finestrino nel dubbio che ce l’avessero con me. Un vicino con la mano alzata, m’indica un punto superiore dicendo perentorio: “Guarda.”

   Giro il capo in su e capisco tosto. Vedo a mezzo busto i coniugi Di Gioia sbuffare in alternanza, uno dal finestrino del bagno e l’altro della camera di servizio. Le rispettive persiane erano calate a metà sulle rispettive nuche impedendone la completa fuoriuscita. Il marito in atteggiamento di chi affoga e chiede aiuto diceva sbuffando disperato: “E’ stato il gas, è stato il gas… “

   La moglie tutta gonfia di rimando emetteva un lamento cadenzato. Penso ad una fuoriuscita di gas. Non mi hanno insospettito le notturne sonore flatulenze dei Di Gioia. Arrivati sono i pompieri per i soccorsi. Stavano piazzando la lunga scala di salvataggio, quando udiamo un tonfo netto come due bottiglioni di spumante stappati all’unisono. Gonfi fino al collo come bolle, i coniugi Di Gioia sono saliti librandosi in cielo. Hanno sentenziato rivolti in giù sparendo in vaga nuvolaglia:

 “Sono stati i fichi di ieri sera.”

    Capisco a volo. L’indiretta colpa è stata mia. I coniugi Di Gioia di fichi ghiotti, hanno trangugiato l’intero vassoio da me donato, riempiendosi la pancia. La tumultuosa notturna fermentazione intestinale, li ha gonfiati a dismisura. La depressione d‘aria dalle finestre aperte a fine agosto, li ha lentamente risucchiati fuori.

   Adesso saranno nei remoti spazi siderali che tristi guardano la terra. Sarà possibile osservarli di sera con un buon cannocchiale: due astri lucenti ruotanti o come Venere nel primo mattino.  

 

 

 

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