G.CARDUCCI : SAN MARTINO

G.CARDUCCI : SAN MARTINO


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San Martino 

La nebbia a gl'irti colli 
piovigginando sale, 
e sotto il maestrale 
urla e biancheggia il mar; 

ma per le vie del borgo 
dal ribollir de' tini 
va l'aspro odor de i vini 
l'anime a rallegrar. 

Gira su' ceppi accesi 
lo spiedo scoppiettando: 
sta il cacciator fischiando 
sull'uscio a rimirar 

tra le rossastre nubi 
stormi d'uccelli neri, 
com'esuli pensieri, 
nel vespero migrar. 


L'atmosfera piena di brio del borgo è dovuta al giorno di San Martino(cioè l'11 novembre) in un paesetto della Maremma (Bolgheri o Castagneto), poiche' per le vie si diffonde quell'odore aspro di vino e di carne che viene cotta sullo spiedo, ma i pensieri dell'uomo sfuggono a quest'allegria e volano lontani proprio come gli uccelli.
Questo giorno risulta di una certa importanza per gli agricoltori perchè segna la fine del lavoro nei campi e l'inizio del travaso del vino dai tini nelle botti. All'allegria del borgo si contrappone quella tristezza del paesaggio autunnale in quanto avvolto dalla nebbia. 


PARAFRASI
La nebbia, sciogliendosi in una leggera pioggerella, risale per le colline rese quasi ispide dalle piante ormai prive di foglie e, spinto dal ventate fredde , il mare rumoreggia frangendosi sulla scogliera, con onde  spumose colorate di bianco. Ma per le vie del piccolo paesello c si propaga, dai tini dove fermenta il mosto, l’odore aspro del vino nuovo che porta gioia ai cuori.Nel frattempo sui ceppi bruciati nel focolare scoppiettano quelle gocce di grasso cadenti dallo spiedo su cui cuoce la cacciagione; e il cacciatore se ne sta sull'uscio a guardare stormi di uccelli che, messi a confronto con le  nubi rossastre del tramonto, sembrano neri, come quei pensieri che si vorrebbe mandar via lontano.

 

PARAFRASI E FIGURE

La nebbia, sciogliendosi in una lieve pioggerella, risale per le colline rese ispide (irti colli, perchè i loro alberi in autunno sono spogli e scheletrici) dalle piante ormai prive di fogliame e, spinto dal vento freddo di nordovest (maestrale), il mare in burrasca é bianco di spuma e rumoreggia frangendosi sulla scogliera (urla – personificazione del mare).

Ma (la congiunzione avversativa serve per contrapporre al paesaggio desolato la vivacità del borgo in piena attività) per le vie del piccolo paese contadino (borgo: Bolgheri il paese dell'infanzia di Carducci) si diffonde, dai tini dove fermenta il mosto (ribollir de’ tini - metonimia), l’odore aspro (aspro odor - sinestesia) del vino nuovo che rallegra i cuori [Allitterazione - la ripetizione del suono r nella seconda strofa le conferisce un timbro festoso] .

E intanto sulla brace del focolare scoppiettano le gocce di grasso che cadono dallo spiedo su cui cuoce la cacciagione (Gira…scoppiettando - anastrofe); e il cacciatore se ne sta sull'uscio a guardare stormi di uccelli che, a contrasto con le rosse (rossastre, per la luce del tramonto) nubi, sembrano neri, come quei pensieri (similitudine uccelli-pensieri) che  che si vorrebbe mandar via lontano (esuli.. migrar) al tramonto (vespero, l'ora del vespro, coincidente all'incirca con il tramonto).

 




Schema delle rime:ABBC
La lirica è composta da quattro quartine formate da  settenari, i primi tre di ogni strofa risultano  piani, l'ultimo è tronco; in ogni quartina il primo verso è esente dalla rima, il secondo e il terzo rimano tra loro; il quarto verso è in rima con gli ultimi versi di ogni strofa. 

I particolari suoni di / ebbia/, / iggi /, / eggia /  nella prima strofa di San Martino diventano onomatopeici e ci fanno sentire l'acquerugiola che lievemente scende sul paesaggio e ci fanno vedere il mare che rumoreggia sulla costa.
L'onomatopea domina la terza strofa: i suoni / ppi/, /cce/, /spied/, /scoppie/, / ttando/, /fischia/, /uscio/ servono a evidenziare quei rumori causati dal focolare e lo zufolare soprappensiero del cacciatore.
Nella lirica vengono usate molte figure retoriche quali la prosopopea,nel 4^ verso  con l'umanizzazione del mare,l’iperbato nel 6^-7^ verso in cui viene invertito l’ordine,,la paronomasia che riproduce un uguale suono e attua una funzione onomatopeica , infine la similitudine negli ultimi tre versi :secondo alcuni il poeta esprimerebbe il desiderio di vedere volare via, lontano, come gli uccelli, i suoi tetri pensieri; altri, invece, propongono di leggere "esuli" nel senso di "sperduti, che vagano lontano e si perdono nell'infinito". 


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