PIRANDELLO : IL PENSIERO PIRANDELLIANO
PIRANDELLO : IL PENSIERO PIRANDELLIANO

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IL PENSIERO PIRANDELLIANO

Il suo modo di pensare si basa sul rapporto dialettico tra Vita e Forma. La Vita, pur essendo perpetuamente mobile e fluida, per un «destino burlone» tende a calarsi in una forma, in cui resta prigioniera e dalla quale cerca di uscire, per assumere nuove forme, senza mai trovare pace.

Dal confronto dialettico tra Vita e Forma deriva il relativismo psicologico, che si svolge in due sensi, in senso orizzontale, che riguarda il rapporto dell'individuo con gli altri, e in senso verticale, che riguarda il rapporto dell'individuo con se stesso, col suo subcosciente.

a) Relativismo psicologico orizzontale

Per lo scrittore, gli uomini sono come tanti «pupi» nelle mani di un burattinaio invisibile e capriccioso, che è il caso, quindi, quando nasciamo, ci troviamo inseriti, per puro caso, in una società precostituita, regolata da leggi, convenzioni, abitudini, già fissate in precedenza, indipendentemente dalla nostra volontà. Inseriti in un determinato contesto, o la società o noi stessi ci assegniamo una parte nell'enorme «pupazzata» che è la vita, ci  fissiamo cioè in una forma, obbligandoci, in conseguenza, a muoverci secondo schemi ben  definiti che accettiamo o per pigrizia o per convenienza, senza aver mai il coraggio di rifiutarli anche quando contrastano con la nostra natura.

Ma dietro l'apparenza della "forma" il nostro spirito freme, perché avverte "il brulichio di una vita diversa". Ma ci freniamo, sia per non urtare contro i pregiudizi della società, sia per la buona pace del nostro spirito.

Però certe  volte capita che l'anima "istintiva"che è in noi, esplode violentemente, facendo saltare i pudori e i freni inibitori e lasciando via libera al desiderio a lungo represso.

Ma pure in questo caso non abbiamo motivo di rallegrarci, perché una volta usciti dalla vecchia "forma", il senso di libertà che proviamo è di breve durata, in quanto il nuovo modo di vivere ci imprigiona in un'altra "forma", diversa dalla prima, ma altrettanto provvisoria e soffocante. E allora tanto vale entrare nell'antica "forma", un ritorno che però si rivela impossibile per il continuo mutare della vita.

Questa lotta tra la maschera e il volto, ossia tra l'apparenza esteriore e la realtà interiore dell'essere, è un tema ricorrente in tutta l'opera di Pirandello, e costituisce il motivo di fondo del suo romanzo più famoso, "Il fu Mattia Pascal".

b) Il relativismo psicologico verticale

La difficoltà di disagio dell'uomo non deriva soltanto dall'urto con la società, ma anche dal continuo trasmutarsi del suo spirito, che non gli permette di conoscere bene se stesso.

Dalle profondità del subcosciente, infatti affiorano sempre nuovi sentimenti ed impulsi, che lo rendono diverso non solo dagli altri, ma anche dal sé stesso di prima e da quello che poi sarà. Proprio per il suo continuo divenire l'uomo è nello stesso tempo uno, nessuno e centomila: è "uno", perché è quello che di volta in volta lui crede di essere; è "nessuno", perché, dato il suo continuo mutare, è incapace di fissarsi in una personalità nettamente definita, né si riconosce nella forma o apparenza che gli altri gli attribuiscono; è infine "centomila", perché ciascuno di quelli che lo avvicinano, lo vede "a suo modo", ed egli assume tante forme o apparenze quante sono quelle che gli altri gli attribuiscono.

La possibile disgregazione della persona umana costituisce il tema di fondo del romanzo-saggio "uno, nessuno e centomila".

Il relativismo psicologico, la continua mutabilità del nostro spirito, sono esposte da Pirandello in una novella,"La trappola", in cui si parla del caos originario, che era un immenso fluido immateriale (l'energia vitale), incandescente ed informe, da cui poi qualche parte si staccò, si solidificò ed assunse una forma, la quale era la trappola che imprigionò una parte dell'energia vitale del fluido. Noi tutti, la terra, gli astri, l'uomo, dice Pirandello, siamo esseri presi in trappola, staccati dal fluido che non si arresta mai, e fissati in una forma in attesa della morte.

Però l'uomo, come tutti gli esseri, conserva in sé una scintilla di quel fluido perennemente vario e mobile, che è l'anima, perciò egli è mutevole, instabile, in perenne divenire, finché muore. Con la morte fisica il corpo ritorna alla materia, ma l'anima, che è in noi, ritorna a Dio, che per Pirandello, non è il Dio trascendente e personale del Cristianesimo, ma l'eterno fluido incandescente, da cui l'anima si era staccata per assumere momentaneamente una forma nella vita terrena.