Ideologia e poetica di Ludovico Ariosto
IDEOLOGIA E POETICA DI LUDOVICO ARIOSTO

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Ideologia e poetica di Ludovico Ariosto

 

Senso concreto e realistico dell'esistenza: si piega alle esigenze economiche dei suoi familiari; cerca un compromesso coi "potenti" (laici ed ecclesiastici) per avere non solo di che vivere, ma anche per ottenere il riconoscimento del suo valore artistico (che in effetti si verificherà nei circoli letterari borghesi). Non infierisce sui vinti quand'era governatore in Garfagnana, anche se non lo si vede mai opporsi alla volontà dei suoi superiori (l'unico caso è quello in occasione del trasferimento a Buda del card. Ippolito).

Rapporto di amore-odio verso la corte: di "amore" perché, anch'egli, in quanto intellettuale di origine nobiliare, faceva parte di quegli ambienti: poi perché sperava di ottenere buoni uffici, incarichi e riconoscimenti letterari; di "odio" perché si sentiva strumentalizzato, non valorizzato come intellettuale ma solo come diplomatico; inoltre non gli piacevano le corti che si combattevano tra loro, disposte persino ad allearsi con lo straniero, senza tener conto degli interessi nazionali. Infine era consapevole dei valori superficiali delle corti, anche se non riteneva di aver la forza sufficiente per opporvisi: lui stesso dirà d'aver scritto il Furioso per il divertimento dei Signori. L'Ariosto non pensò di scrivere un poema che servisse a una causa ideale o politica: sapeva benissimo che i suoi lettori non sarebbero stati capaci di recepirla. Egli in un certo senso dava per scontato che la classe borghese, pur ricca sul piano economico e potente su quello politico, non aveva molto da dire su quello ideale.

Interesse per ogni aspetto della vita degli uomini: rispetta e comprende i sentimenti dell'uomo, che mette sempre al centro delle sue preoccupazioni e della sua produzione letteraria. Contesta gli aspetti deteriori della sua epoca: attivismo frenetico, culto della ricchezza e amore per il lusso, ambizioni sfrenate e sete di potere, mercato delle cariche e corruzione ad ogni livello. Rifiuta gli atteggiamenti da eroe e da moralista: piuttosto guarda con ironia e indulgenza i difetti propri e altrui.

Naturalismo: nella sua concezione di vita l'uomo domina la vita con le sue passioni e il suo spirito d'avventura. come nei cicli carolingi e bretoni, ma senza l'importanza della religione.

Estetismo: non gli interessa l'arte per la vita (come in Dante), ma l'arte per l'arte, cioè non vuole insegnare qualcosa ma divertire; sviluppa il meraviglioso nell'immaginazione, senza particolari collegamenti al presente, anche se considera un grave errore non aver fatto nulla per unificare la penisola e aver lasciato che Francia e Spagna se la contendessero.

Ironia: ha consapevolezza della vanità della vita dei cavalieri erranti e tende a ricondurre le avventure verso un finale ove domina il senso pratico delle cose.

Ariosto è il primo a comporre commedie regolari in volgare del teatro italiano, ma ispirandosi a temi antichi, quelli delle commedie latine di Terenzio e Plauto. Non è originale dal punto di vista artistico: non raggiunge mai il livello della Mandragola di Machiavelli.

Le sette Satire, che sono epistole poetiche, dirette a parenti ed amici, furono pubblicate postume, poiché contenevano aspetti autobiografici e critici del suo tempo.