PSICOLOGIA : UN VIAGGIO NELL'ANIMA DI GIORGIO BRUNO

PSICOLOGIA :  UN VIAGGIO NELL'ANIMA

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PSICOLOGIA : UN VIAGGIO NELL'ANIMA 

DI GIORGIO BRUNO

 

 

 Avverto nel profondo dell’anima il nero galleggiar dell’onda maligna che disturba la mia quiete, vuol sommergere quel bel mare cristallino splendente per la luce d’amore ma fortunatamente non vi riesce o meglio è costretta ad arrendersi dopo diversi tentativi non riusciti.

Ben visibile, piantato là sulla riva di quel mare animoso, un tabellone fa bella mostra con sù scritto:

“Scuote l’anima mia Eros, come vento sul monte che irrompe entro le querce e scioglie le membra e le agita, dolce indomabile belva”.

“Onda maligna va pure dove vuoi, con chi vuoi e come vuoi, felice o infelice, quella è la tua strada, non certamente la mia”.

Affondando nell’anima mi rendo ora conto che indipendentemente da quella maledetta o benedetta (a secondo dei punti di vista esperenziali strettamente personali) mentalizzazione della sensibilità affettiva acquisita a seguito di ogni tipo di relazione vissuta e indipendentemente dai pasticci e dalle sofferenze determinate dall’Eros nel corso degli anni, la mia anima sorride sempre e mai e poi mai pone in atto delle difese atte ad arginare quella energia (Eros) che tanto fa apprezzare il sapore della vita e dona vitalità percepita ad ogni azione.

La luce dell’anima è tutta in quell’energia, insita nell’intimo di ognuno di noi, che ha estremo bisogno di manifestarsi in tutta la sua pienezza e non di giocare a nascondino per paura di chissà che cosa perché “è un piacere nascondersi ma è una tragedia non essere trovati”.

E io voglio, ho sempre voluto l’energizzazione della vita anche se, lo riconosco, sono un pò pigra, perciò dò a volte l’impressione di non avere slancio e di sostare troppo sulla riva del mare a guardar le stelle.

Voglio però fermamente essere trovata e voglio che tu mi trova sempre.

Voglio che tu possa attraversare il mio corpo e venire a contatto con la mia anima.

Voglio che tu possa affondare le mani nel mio cuore senza che io avverta il minimo dolore.

Voglio che mai m’abbandoni passione e desiderio e che tu possa provare le stesse cose che provo io.

Voglio avvertire lo slancio nei miei pensieri e sentirlo forte quando muovo le mie gambe che si dirigono verso te.

Con mia meraviglia m’accorgo, trovandomi nella mia anima, che proprio lì nell’anima trova dimora “la volontà”, proprio lì fiorisce il verbo “voglio” al punto tale da riempirla totalmente, tappezzarla in piena libertà e dare per di più l’impressione che tutto sia tremendamente reale.

In questa realtà, in questa mia realtà, “voglio” sostare a lungo, appartarmi da ogni voce, da ogni rumore, da ogni sguardo, da ogni contatto e assaporare la libertà di volare sulle ali dorate della “volontà”.

A pensarci bene non mi è mai mancata “la volontà”, anzi, posso facilmente constatare che la volontà abbevera la mia personalità e perciò sono così testarda che rasento la presunzione, sono così leonina che lottare non mi spaventa, sono così romantica che starei per ore a passeggiare su prati verdi e adagiarmi sull’erba soffice nel profumo di viole e fresie, sono così irosa che subito m’accendo al minimo imprevisto, sono così genuina che al confronto il più genuino dei vinelli fa brutta figura, soprattutto non porto maschere, perciò il carnevale non m’appartiene e sono me stessa nel bello e nel brutto.

Già il brutto, anche il brutto ha sede nell’anima e anche nel brutto sorprendentemente s’annida “la volontà” e anche il brutto impregna la personalità e, come quell’onda maligna, cerca di annerirla e di coprirla al punto da renderla invisibile. 

Dunque anche nella mia anima v’è qualcosa di brutto, possibile che io non l’abbia mai notato?

Forse non l’avrò “voluto”, ma ora è giunto il momento di “volerlo” e ogni possibile indugio non ha motivo d’esserci.

Non so però quale traccia seguire, tante ve ne sono disegnate nella mia anima da sembrare una rete viaria di una città non tanto grande però.

Alcune molto brevi e piccole s’interrompono appena nate, altre più grandi durano un pò di più ma anch’esse dopo un pò si perdono nel nulla, altre ancora, qual solchi profondi, continuano ancora pur avendo raggiunto la meta, altre ancora nascono di continuo e s’agitano perché ognuna vuol prevalere sull’altra e perciò stanno sempre lì ferme allo stesso punto, altre ancora sono così insistenti che vogliono per forza esserci, si sentono importante e non vogliono essere cancellate o annullate.

A dire la verità alcune traccie sono più belle delle altre, diciamo che assomigliano tanto alle strade principali di una città, sempre pulite ed alberate e con una pavimentazione perfetta, ricche di negozi e vetrine illuminate, dove è proprio un piacere passeggiare e sostare senza difficoltà.

Ecco che una traccia, una traccia antica, una traccia d’amore mi fa sobbalzare e allo stesso tempo subito m’ispira.

 

VIAGGIO NELL'ANIMA (terza parte)

Sento pero' una strana sottile inquietudine che silenziosamente m'attraversa, un qualcosa di strano, d'incomprensibile, quella via non ha un nome, tutte le vie tracciate nell'anima non hanno un nome, anzi, sembra che cambino continuamente nome e perciò non è possibile chiamarle, sembrano sempre diverse, alcune simili ad una linea retta, altre così contorte e frastagliate e perciò non è proprio possibile ricordarle, sembrano condurre in quel luogo per cui sono state create e improvvisamente terminano senza un perché e perciò appaiono insicure e interminabili, sembrano così luminose da far ammutolire la notte e improvvisamente diventano così buie che il nero a confronto appare bianco e perciò procurano angosciosa paura.
Allora quale via ho percorso in tutti questi anni?
Perché nell'anima vi sono vie disegnate di qua e di là senza nome?
Come si fa a sapere quale via intraprendere se non si conosce la sua identità?
Quest'anima che vuol vivere e rivelarsi assomiglia tanto alla complessità del caos dove tutto è confuso, tutto si forma e si disfa allo stesso momento per riformarsi ancora subito dopo, dove tutto è così intrecciato che districarsi non è solo questione di forza o intelligenza ma di fortuna o per meglio dire di destino benigno, insomma mi sa tanto che l'anima assomigli tanto al sogno e che addirittura lo contenga fino ad esserne riempita totalmente.
Ora capisco.
L'anima è "sogno", un "sogno continuo ad occhi aperti" e tutto ciò che accade ha la stessa caratteristica di quello che avviene allorquando sogniamo (e tutti noi sogniamo anche se vi è qualcuno che dice di no perché non ricorda nulla da sveglio) nel senso che nell'anima come nel sogno mettiamo tutto ciò che ci gradisce e ci dà soddisfazione e se non è così, se il piacere viene sopraffatto dal dispiacere, se la gioia è contaminata dal dolore, se il bello diventa improvvisamente brutto, in un attimo cambiamo scena e anche gli attori interpreti del nostro romanzo, della nostra vita.
Già la vita, la nostra vita, le quotidiane relazioni e i quotidiani atti.
Ci sarà mai la possibilità che l'anima (sogno) e la vita siano una cosa sola?
Narra il poeta Gabriele D'Annunzio nel "Il Fuoco": "La vita e il sogno or sono una cosa sola. Tutto è abolito, tutto è scomparso. Io non ho vissuto, non ho amato, non ho gioito, non ho sofferto. Sono nuovo. Gli anni e gli eventi sono passati sopra di me senza toccare quella parte dell'anima mia che io ti serbavo, quel cielo segreto che ora a un tratto s'e' aperto e ha vinto ogni ombra ed è rimasto solo per contenere la forza e la dolcezza del tuo amore. Il tuo amore mi salva, il nostro amore ci salva e l'amplesso intero del mio amore ti farà divina...".

VIAGGIO NELL'ANIMA (quarta parte)

Narra il poeta Gabriele D'Annunzio nel "Il Fuoco": "La vita e il sogno or sono una cosa sola. Tutto è abolito, tutto è scomparso. Io non ho vissuto, non ho amato, non ho gioito, non ho sofferto. Sono nuovo. Gli anni e gli eventi sono passati sopra di me senza toccare quella parte dell'anima mia che io ti serbavo, quel cielo segreto che ora a un tratto s'è aperto e ha vinto ogni ombra ed è rimasto solo per contenere la forza e la dolcezza del tuo amore. Il tuo amore mi salva, il nostro amore ci salva e l'amplesso intero del mio amore ti farà divina...".

Si fa sempre più strada dentro di me la consapevolezza che l’anima (sogno) non ha necessità di concretizzarsi in qualcosa di materiale, in un “corpo”, in una persona fisica, in quanto è essa stessa vita reale e non solo sogno e perciò è inutile aspettare che l’anima (sogno) si realizzi.

Un’attesa questa che avvilisce, carica di tensioni, stressa al punto tale che il corpo pian piano si ammala fino a perdere quell’energia che lo sostiene e lo mantiene in vita.

Accade allora che non si vive, non si ama, non si gioisce e non si soffre nemmeno in attesa di che cosa o di chi?

Eppure si tracciano delle strade, si cammina però ad occhi chiusi, si fissano anche degli obiettivi ma nulla di tutto ciò ha un senso e un significato finché non si “ascolta l’amore”.          

Capisco però che non è proprio una cosa semplice “ascoltare l’amore”, occorre essere preparati nell’anima, un qualcosa di spirituale che deve per forza accadere e prendere forza dentro di noi, un qualcosa che assomiglia tanto all’Avvento del Santo Natale quando ci prepariamo ad accogliere la nascita di Gesù che poi è l’espressione più alta dell’amore.

E se non siamo preparati ad ascoltare l’amore dentro di noi come possiamo accoglierlo una volta che nasce?

Come possiamo vederlo se gli occhi dell’anima sono irrimediabilmente chiusi?

A pensarci bene è una questione di “preparazione dell’anima”, forse difficile da conseguire perché non assomiglia affatto alla preparazione per “un’interrogazione” a scuola o ad un esame qualunque (tanto qua se siamo impreparati non ha forse la stessa importanza).

Nessuno e niente ci prepara alla vita quanto la vita stessa, quell’energia che scorre nel nostro interno e che richiede forse tempo (non è dato sapere quanto) per essere espressa nella piena consapevolezza di quello che si fa. 

A pensarci bene m’identifico anch’io negli “impreparati”, mi ci metto anch’io fra coloro che aspettano senza sapere cosa aspettano, che si rivolgono affannosamente all’esterno alla ricerca di una “materia” o “corpo” senza assaporare o gustare la bellezza insita in loro, che non percepiscono l’ipertrofia smisurata e il riflesso accecante del proprio ego a tutto discapito degli altri, che assumono all’infinito l’aspetto del “piacione” e perciò in ogni azione vi è sempre qualcosa di superficiale ed immaturo. 

Si sbagliava dunque D’Annunzio quando diceva “di serbare per te un posto nell’anima”?.

Nella mia anima non c’è posto per una/o, c’è posto per tutti/e indistinguibilmente perché piena, zeppa di amore e, si sa, l’amore è una pioggia sottile che cade copiosa e fa felici tutti quelli che ne vengono a contatto.

In questo fuoco d’amore ci sono tanti amori particolari, su tutti c’è il mio amore per Te.

Come ho fatto a raggiungere questo stato?

Quali eventi lo hanno determinato?

Mi viene in aiuto un passo della Bibbia.

“È vero che essere puniti, lì sul momento, non piace a nessuno, anzi, fa male! In seguito, però, quelli che sono passati per questa scuola ne godono i frutti: una vita di pace e di giustizia (Ebrei 12:11 PEV)”.

Alla giustizia e alla pace io aggiungerei “una vita di amore”.

Ma dove e quando comincia l’amore e dove e quando finisce?

Dov’era il mio amore, dov’è il mio amore, quello che ora forte sento per te, quello che non ho mai sentito per nessun altro?

Ti ho cercato invano, Amore.

T’avevo dentro di me e non ti conoscevo, non ti guardavo, non ti ascoltavo, non ti accarezzavo, ma com’è bello ora starmene qua con te e goderti...

 

VIAGGIO NELL'ANIMA (quinta parte)

Solo adesso comincio a capire come si fa a guardare l’amore in se stessi, non ci vuole molto, “una felicità” mai sperimentata invade l’anima, la riempie, le fa respirare un’aria sottilmente pura che dilata, gonfia all’inverosimile i polmoni e fa vertiginosamente girare la testa.
Un’emozione, la felicità, che un dì mi ha toccato e più se n’è andata perché l’amore l’ha presa con sé e l’ha portata diritta al cuore per non lasciarla più andar via.
Ora scalpita l’emozione, ondeggia qual mare tempestoso, mai doma impressiona tela su tela e dipinge un volto, il tuo volto, armoniosamente bellissimo.
Ora accelera il battito e corre su labbra ardenti a incontrar le tue e si acqueta solo fra le tue braccia.
Emozione di un amore senza fine...
Emozione di un desiderio infinito, irruento, insaziabile, che ti raggiunge ovunque, caldo, appassionato, dolce, sincero, pazzoide pure ma pieno d’amore va incontro al tuo per vivere l’inebrio dell’estasi.
Strano, sembra quasi che la mia anima non riesca a contenerla, sembra quasi che la felicità non ha proprio voglia di starsene lì tranquilla ma voglia rompere ogni limite, anche quel limite invalicabile oltre il quale non c’è vita ma c’è soltanto qualcosa che muore.
C’è qualcosa che proprio non capisco. Possibile che la felicità non appartenga alla vita, non faccia parte della vita se, inseguita e tenacemente agguantata, scappa dalla rete dell’anima avvolta in una nebbiolina fittissima che non la fa più vedere.
Possibile che la felicità non possa splendere senza il baleno dell’infelicità?
C’è sempre “qualcosa di oscuro” presente nell’anima che, inspiegabilmente, opera per oscurare la felicità.
C’è sempre qualcosa che, invece di coltivare la felicità, opera in modo da ferire l’anima e farla tendere verso un dolore insopportabile.
Non importa, ora dentro la mia anima sto in contatto con la felicità, mi faccio cullare da lei come un bimbo appena nato nelle braccia della mamma, lì, nella mia anima, voglio che le ore passino lentamente e un secondo diventa un’eternità.
Nella mia anima ci sei sempre stato tu, c’è sempre stato il tuo volto, infisso, ben delineato, splendente, c’è ancora, ci sarà sempre, il tuo volto che tanto somiglia al volto dell’amore e con questo volto ho sempre vissuto, anzi, vivo ancora.
Saro più fortunato di tanti altri?
Fatto sta che ho sempre anelato alla felicità, me ne sono stata tranquillo e in pace e, quando ho provato un sentimento verso qualcosa o qualcuno, non mi sono mai impegnato a distruggere ma sempre a costruire.
Ecco sono un costruttore e il materiale che uso è sostanzialmente costituito dall’amore senza mai gonfiarlo in modo da farlo scoppiare.
Sono costruttore, anche se i giorni passano vuoti senza di te, la tua voce, il tuo corpo, ma sono fortunato , ho sempre con me la tua anima che mi accompagna ovunque io vada, a volte la sento anche nelle mie parole, nei miei gesti, la vedo pure, là, in quel pesco fiorito d’un roseo soffice, incantevole e la guardo sempre, a lei m'ispiro, sempre.

VIAGGIO NELL'ANIMA (sesta parte)

 

Mi piace cullarmi nell’anima, là, mettendoli in comune, ci si immerge nel passato, nei sentimenti più delicati, nei progetti rimasti chissà dove, nelle relazioni che hanno segnato tutta una vita, la tua vita, e sembra di sognare, sembra di vivere un sogno dove tutto è modificabile, persone e cose, sotto un cielo sempre azzurro e un mare sempre calmo.

Sì, stare immersi nell’anima è come sognare, un sogno ad occhi aperti che si “anima”, è come stare in poltrona in prima fila e guardare un films, il films della propria vita che si “anima” e tante scene si susseguono una dietro l’altra, velocissime, e non si ha il tempo di fermarle per poterle rivivere con un cuore nuovo che nutre una mente aperta.

Mi dispiaccio di me stesso, tante cose avrei voglia di cambiare, soprattutto avrei voglia di comprendere, di spiegare prima a me stesso e poi agli altri, a tutti quelli con cui mi sono relazionato, sin dalla nascita, sin dal primo vagito, là, nelle calde braccia della mamma.

Soltanto nell’anima posso ripercorrere quella strada che mi ha portato fin dove sono adesso e non voglio che le mattonelle di quella strada siano solo dei semplici ricordi, quelli stanno collocati indelebili solo nel nostro “cervello”, voglio invece ritrovare e rivedere un ogni mattonella di quella strada “un’emozione”, anche un’emozione calpestata o meno, più e più volte, ma pur sempre un’emozione vissuta con passione.

Sì, soltanto nell’anima, solo là, è possibile riabbracciare le emozioni e ora vorrei abbracciarle tutte con “tanto amore”, con quel sentimento che forse a mia insaputa se ne stava da qualche altra parte o se ne stava nascosto dentro di me da non uscire allo scoperto.

Bah, forse non ho mai volto lo sguardo alla mia anima, forse non ho saputo guardarla, forse non ho voluto, forse non ho potuto, forse...

Ora voglio parlarle, parlarle come un figlio che parla con il padre e la madre. come un padre e una madre che parlano con un figlio, con una sorella che parla con un fratello, come un fratello che parla con una sorella, ora voglio essere un suo amico, un amico che ha tante cose da dirle e tante cose da ascoltare, senza mai stancarmi, anzi voglio “tenermela stretta” e non farla andare più via, scomparire avvolta da nubi minacciose.

 

(settima parte)

Sì, mi piace volare nell’anima anche se a volte ho la sensazione di perdere l’equilibrio e di scendere giù, giù, sino a toccare il suo fondo e annegare in una melma paludosa che mi trascina ancora più giù dove non vi è luce ma il buio assoluto che spaventa da morire.

Non importa, è sempre e comunque bello immergersi nella propria anima dove si può essere creatore e allo stesso tempo spettatore del più bel panorama che sia possibile immaginare, vi è nell’anima un qualcosa di fascinoso che è impossibile sperimentare altrove, là, là solo, nell’anima, vi si trova di tutto nel caos più completo, anzi, si trova proprio il caos più completo.

Là, nell’anima, diventa possibile allontanare le tenebre, dissolverle in un battibaleno e riuscire a vedere quello che prima era impossibile.

Ecco che, una volta entrati e giunti al cospetto della propria anima, ci si sente come “un aratro” che smuove il terreno (coscienza) perché possa dare frutti, “un aratro però che smette di essere un oggetto e diventa una relazione e un simbolo”, “un aratro che dà il senso di un intervento su qualcosa di vivo (guai se non fosse così) che ha bisogno di essere aperto e di venire alla luce”, “un aratro che va a toccare forze che agiscono da sempre e che, una volta messe in moto, attuano e portano a termine processi che alla fine porteranno alla cultura e alla egemonia della coscienza”.

“Ho tanta paura, tantissima paura, una paura angosciante” dico tra me.

La relazione con la mia anima mi spaventa, il buio non riesco a sopportarlo, mi spaventa e ne ho anche orrore, vorrei che non ci fosse, vorrei travarmi in spazi aperti sempre illuminati dalla luce del sole anche se riconosco che il mio desiderio non è realizzabile, purtroppo il buio c’è e la sua ombra, peggio ancora, anche.

Mi faccio coraggio, per tanto tempo non l’ho avuto, ho bisogno di vedere, di sentire, di parlare, di ascoltare, di gridare anche, ma devo smuovere il terreno della mia anima e per farlo devo “incontrare” la mia anima.

Mi faccio coraggio, ma con la mia anima di cosa devo parlare?

Lo so, non è proprio facile, non sono abituato, non siamo abituati a parlare con la propria anima, però bisogna iniziare una buona volta a farlo, è giunto il momento che io lo faccia, dunque via ogni indugio, m’immergo a capo fitto nella mia anima anche se poche zone chiare s’unificano e si disperdono nel buio più totale.

Subito, in questo poco di chiaro che si vede, noto uno scritto posto forse lì chissà da quando tempo tanto era mal ridotto e appena appena leggibile.

“Ma non m’importa, la mia vita non vale niente, se non me ne servo per completare il lavoro che mi ha assegnato il Signore Gesù, che è quello di parlare agli altri del Vangelo, della grazia e dell’amore di Dio”.

 (ottava parte)

Una luce solare illumina a giorno una stanza, lì in questa stanza si può vedere un bel salotto con delle comode poltrone, vien voglia di sedersi, a me e alla mia anima, l’uno di fronte all’altra, immersi in un’atmosfera stranamente familiare, almeno per me che non ho dato quasi mai il benchè minimo sguardo alla mia anima lasciandomi sempre trasportare dal vento, anche se da un vento piuttosto caldo e carezzevole.

Avverto un senso di disagio, incontrare la propria anima non è di tutti i giorni, averla davanti poi comodamente seduta in poltrona è un qualcosa di veramente straordinario ed eccezionale.

Subito la mia anima comprende le mie difficoltà (la nostra anima ha una sensibilità così spiccata che le è sufficiente un millesimo di secondo per avere subito il quadro della situazione e avvertire i sottili moti emozionali) e mi si avvicina con la sua poltrona come per rassicurarmi e per sgombrare il campo da quella evidente paura che si legge nei miei occhi e nella rigidità del mio corpo.

<<La vita sta tutta nella bellezza del caos>> comincia a dire la mia anima <<e nel lato oscuro presente in ognuno di noi>>.

<<Strano, ho sempre avuto una rappresentazione mentale ordinata e disciplinata della vita e ho anche sempre  pensato di mettere un po’ d’ordine, forse anche in maniera ossessiva, all’interno del mio caos e di lasciar perdere i tanti lati oscuri presenti ricacciandoli sempre più nel profondo e facendo finta di non vederli, tanto erano comunque così oscuri da non poter proprio essere visti>> rispondo sollecitamente.

<<La bellezza della vita, la bellezza quella vera, è un antidoto, quasi una consolazione, al perversare del caos, è “un qualcosa che si plasma e si riplasma”, un qualcosa mai statica ma in continuo movimento, un qualcosa che sta sempre avanti, se mai di fianco, ma mai indietro. La bellezza della vita sta tutta nell’acquisizione della capacità di cambiare tuttto ciò che ti sembra amaro, tutto ciò che ti appare sgradevole, tutto ciò che ti dà nausea, tutto ciò che ti disgusta e ti fa orrore in dolcezza d’animo e di corpo. Sapere poi che qualcosa resterà pur sempre oscuro dà una maggiore profondità alla tua vita, le dà un significato maggiore, le dà, le fornisce un senso che altrimenti andrebbe perduto>> continua a dire la mia anima.

<<Già, è più semplice a dire che a fare>> interloquisco <<siamo portati però sin dalla nascita e senza alcun insegnamento (anche se vi fosse non credo abbia importanza o, per meglio dire, almeno all’inizio non credo sia rilevante) a spingere il nostro Ego quanto più avanti possibile, a dargli quanta più vita possibile, a nutrirlo e gonfiarlo quanto più possibile e per questo costruiamo nella nostra mente relazioni simboliche-affettive adatte a questo scopo e non vediamo, non vediamo proprio “con quanta luce dentro si vive e quanto amore sorregge ogni nostra azione”.

Proprio per questo fine, cara anima, attingiamo a piene mani nel tuo caos e prendiamo di tutto, tutto ciò che occorre, il buono e il cattivo, il bello ed il brutto, il giusto e l’ingiusto, il corretto e lo scorretto, insomma creiamo una simbolizzazione emozionale degli oggetti e delle relazioni all’interno di questi dualismi.

“Veniamo al mondo e abitiamo un ambiente che è saturo di storie e prima viene il sogno, con tutto ciò che ad esso si aggancia: la fantasticheria, l’arte, il delirio: ciò che diciamo non esistente. E solo dopo viene la realtà: che ci illudiamo di trovare bella e fatta e che invece è solo la creazione del nostro pensiero maturo”>>.

 

  (Nona parte)

<<Sì, daccordo, però non perderti dietro questi inutili dualismi che, pur reali, pur veri, ti fanno solo perdere tempo prezioso, ti portano inevitabilmente solo a filosofeggiare e che, sfinito, ti potrebbero condurre, alla fine, ad una eventuale scelta o, cristallizzandoti, ti potrebbero immobilizzare e non farti scegliere per paura di sbagliare e di scatenare, in questo modo, forti e strazianti sensi di colpa.

Vorrei, invece, che tu comprendessi che là, nell’anima, nella tua anima, ci sono quelle parole che volevi sempre sentire, quella dolcezza che volevi accarezzasse sempre il tuo cuore, quella passione che volevi t’investisse sempre come un fiume in piena, quel cielo pieno di stelle che illuminasse sempre la tua vita, quella carezza leggera che accarezzasse sempre il tuo viso, quei verdi prati ove correre felice e ti sembra quasi di volare su di un’aquilone, quel mare cristallino, quella sabbia dorata e quell’onda che ti scivola sulla pelle e ti lascia il sapore del sale.

Vorrei che comprendessi che là, nell’anima, nella tua anima, ci sono quelle parole che non hai mai detto, c’è l’amore che non hai mai sentito e, di conseguenza, che non hai mai potuto dare, c’è quel puntino luminoso, piccolo, piccolo, che non si è mai tramutato in una fiamma che potesse illuminare ogni pensiero e moto, soprattutto far risplendere la tua stessa anima.

Ecco, vorrei che tu comprendessi che là, nell’anima, nella tua anima, ci sei soltanto Tu, nel bene e nel male, difronte al bene e al male, vorrei che tu comprendessi che tutti, tutti noi, abbiamo un’anima ma non tutti (pochissimi, forse solo quelli “gentilmente eletti”) le parlano e sanno ascoltarla, soprattuttosanno accogliere la presenza contemporanea del bene e del male>>.

<<Che posso fare>> la interrompo << se mi sono svegliato troppo tardi (forse tutti ci svegliamo troppo tardi?), se tardi sono giunto a conoscerti, a parlare con te e ad ascoltarti, l’avessi fatto io prima, mi fossi svegliato io prima, non mi sarei fatto trascinare dalla corrente turbolenta della vita ma avrei preso in mano la pagaia della mia canoa e sarei andato nella direzione che io, io soltanto e non altri, avrei deciso di andare, giusta o no, mi sarebbe comunque appartenuta, sarebbe stata soltanto mia.

Permettimi però di chiederti perché, per quale motivo, mi sono svegliato tardi, anche se devo ammettere che “non ho mai perso la musicalità della vita e nei miei occhi vi è sempre stata quella dolcezza amorevole che cercavo affannosamente negli altri senza mai, in fondo, trovarla>>.

<<Forse avresti dovuto sapere, avere quanto prima l’intima consapevolezza che è fondamentale per l’anima, per la tua anima, vivere seguendo ”il tuo dito lucente” puntato diritto su quella strada illuminata così d’amore anche se nessuno o soltanto pochi riescono a vederla avvolti come sono dal buio.

Forse avresti dovuto capire che non c’è differenza tra il giorno e la notte perché di giorno come di notte puoi vedere quel viso angelico (l’amore) e sentire quel profumo (l’amore ancora) che ti manda in estasi, sì, sì, di giorno come di notte puoi creare quel sogno che non ha mai fine e quella intimità che meraviglia la notte stessa e attende l’alba per sostare ancora nell’anima e far vivere per sempre la felicità.

Forse...forse...non ti preoccupare, il tempo della vita è come il tempo dell’amore, non ha età, anzi, ha sempre una giovane età se perennemente sosta nell’amore.

Ti conosco bene, fin troppo bene, per niente sono l’anima, la tua anima, perciò conosco i tuoi slanci e le tue sofferenze, le inevitabili e naturali sofferenze dell’amore (perché anche l’amore fa soffrire), di quelle passioni riposte troppo in fretta in soffitta, “di quelle passioni che brillavano di luce intensa ma che duravano poco”, un attimo solo e poi...nulla più. (CONTINUA)

DECIMA PARTE

E tu dov’eri?

Cosa guardavi?

La vita ti passava davanti agli occhi e tu li tenevi chiusi, serrati, eppure erano così belli, sono così belli, ma quella bellezza stava lì chiusa tra le mura fredde di una stanza buia con porte e finestre che non lasciavano entrare nemmeno un soffio d’aria e tenevano lontano la luce del sole.

Eppure, eppure io so quanto ci tieni alle relazioni, quanta importanza hanno per te le relazioni, quanto valore ha il mondo che ti gira intorno, quanto desiderio c’è in te di respirare quella leggera brezza marina, là, seduto in riva al mare, eppure, eppure che peccato!! il tempo non ha avuto pietà, è andato avanti per conto suo senza mai fermarsi un po’, almeno per darti la possibilità di parlare con me ed ascoltarmi

Già, “chi è bello, è bello solo da vedere, ma chi è bello dentro, è bello ovunque e sempre”>>.

Mi sento male, mi sento venir meno, improvvisamente.

Stare lì, anche se comodamente seduto, a parlare con la propria anima, non è per niente facile, tante cose vengono a galla, tante emozioni, tanti sentimenti, tanti ricordi, tante immagini, tanti suoni, tante parole, tante persone (anche quelle che purtroppo non ci sono più) affiorano, tutti insieme, tutti in una sola volta, un attimo racchiude anni, molti anni, e non so come fanno a “restringersi” per essere contenute in quel attimo, piccole, piccole miniature che non stanno mai ferme, vanno di qua e di là, senza mai stancarsi, nella mente e nel cuore e sorridono, piangono, cantano, odiano, fremono, amano...amano.

Già amano e io?

<<Mi rendo conto solo ora che parlo con Te di “non aver mai conosciuto l’amore e forse non lo conoscerò mai”>> comincio a dire alla mia anima <<ma ora una cosa so per certo, ora so cos’è l’amore, ora so che l’amore è sempre stato con me, mi ha sempre seguito, dovunque andassi, l’amore, è stato proprio l’amore a dare un senso alla mia vita, ora, solo ora, ne sono certa, la mia vita non è intrisa, non è stata mai imbevuta di follia distruttiva, possessiva, conquistatrice, opprimente, soggiogante, mortificante, la mia vita è stata, è bella, solo in virtù dell’amore, solo per il fatto che amo.

Certo, per me è stato facile, direi quasi naturale, “pensare a me stesso”, vedere il proprio Ego ipertrofizzarsi (in senso negativo proprio perché non vedeva gli altri o comunque a discapito degli altri) sempre di più man mano che scorrevano gli anni e vedere quegli aspetti così opposti all’amore, così contrari all’amore, così invisi all’amore, soltanto negli altri come se a me solo appartenesse l’amore (?) e pretendere per di più che gli altri ripagassero con amore (?) questo Ego che in fondo non era tanto diverso dal loro, m’appare soltanto ora estremamente imbarazzante.

Anch’Io forse sono stata peggiore di tanti altri, anch’Io avrò avuto forse una raffigurazione mentale dell’amore probabilmente sbagliata (ognuno ha forse una sua immagine dell’amore o una sua conoscenza dell’amore) ma una cosa mi devo riconoscere senza alcuna presunzione, che in ogni mia interpretazione c’è stato sempre “il cuore”, il cuore è stato sempre il protagonista principale sul teatro della mia vita.

Il pensiero però “di sacrificare la mia vita per amore” era così lontano da me che solo ora che parlo con te comincio a chiedermi cosa significa veramente vivere, quale significato o senso ha avuto per me la vita, solo ora comincio a capire che un giorno, un’ora, un attimo d’amore così tenacemente inseguiti non fanno altro che fuggir la vita e il suo respiro perché ogni respiro, ogni suo respiro, deve essere un respiro d’amore.

In fondo “l’amore non fa male a nessuno, ecco perché soddisfa in pieno la vita”.

Ma cos’è l’amore?>>.

 

(ultima parte)

Tante volte, tantissime volte ho cercato di far arieggiare questa tua stanza, aria pura, sottile, fine, salubre che facevo arrivare dall’alta montagna e tu, tu, invece di respirarla, preferivi riempire i polmoni di aria funesta, perniciosa, uno smog che te li perforava, arrivava fino alle ossa e tu non ti reggevi in piedi, barcollavi e cadevi, con sforzo ti alzavi e subito dopo ricadevi.

Tante volte, tantissime volte ho imbandito questa tavola, piatti di fine porcellana e posate d’argento massiccio, cibi prelibati (io stessa li preparavo con tanto amore) dal gusto raffinato e bevande, acqua sorgiva e vino, un nettare concesso solo a pochi, e tu, tu non ti sedevi nemmeno, non li degnavi di uno sguardo, lo so, preferivi altro, non sapevi però che quel cibo non era buono, non ti faceva crescere, anzi.

Tante volte, tantissime volte....

Ora, solo ora, vuoi parlarmi, io ti ho parlato da sempre ma per ascoltarmi è necessario amore e tu solo ora lo senti>>.

<<Sì, l’amore vuole amore, si ama perché si è amati e si è amati perché si ama, ora il giorno e la notte mi sorridono, la vita anche, perché lassù, nel cielo azzurro, vedo sempre il tuo sorriso, quel sorriso che sa tanto, tanto, d’amore.

Ti voglio tanto bene, amore, ovunque tu sia, ti porto sempre con me>>.

Ecco che Io e l’Amore viaggiamo chiusi in un sol sorriso verso un mondo tutto nuovo e un tempo senza...fine.