K. NAKAGAVA: UNA MANO SULLA PORTA

K. NAKAGAWA: UNA MANO SULLA PORTA


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"Una mano sulla porta" di

(K.Nakagawa)

 

Quando sto zitto arriva mia madre.

Sta sola mia madre nella stanza di là.

E io solo e zitto nella stanza di qua.

Mia madre si alza e arriva di quando in quando.

Con una mano sulla porta cerca di leggere il mio cuore:

io zitto mi lascio leggere.

Intanto mi nascono affetti e le sorrido:

"Che sei venuta a fare?".

Ma so bene perché viene da me.

Dopo aver scambiato con me due,

tre parole, mia madre se ne và.

E io penso a tutti gli uomini:

noi viviamo sostenendoci l'un l'altro.

E' come reggersi colle mani sulle spalle di chi è accanto.

Si ha bisogno perfino delle persone che danno fastidio.

Chi sa se mia madre non pensa a questo

quando viene e mi guarda

con la mano appoggiata sulla porta?

 

poesia dal Giappone (K.Nakagawa)

 

 

COMMENTO 

 Questa poesia fa pensare ad un nostro figlio, a quando se ne sta rinchiuso in camera sua col il suo p.c., con le sue cose da fare, insomma nel suo mondo. Succede anche alle mamme di aprire la sua porta, di sorridergli e chiedergli se và tutto bene. Qualche volta notiamo in lui un certo fastidio nell’essere disturbato ma non ce ne preoccupiamo perché il nostro bisogno è saperlo vicino e siamo sicuri che anche a lui fa piacere, in fondo!

Abbiamo tutti bisogno di qualcuno anche solo per un sorriso……per essere sorretti.

 

 




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