PSICOLOGIA : L'EQUIVOCO D'AMORE di Giorgio Bruno

PSICOLOGIA :  L'EQUIVOCO D'AMORE

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                                                       di PSICHIATRA  GIORGIO BRUNO

 

L’EQUIVOCO D'AMORE

L’EQUIVOCO D’AMORE

 

Siamo stati abituati per tanto tempo sia in campo cinematografico che in quello teatrale (e poi l’abbiamo trasferito inconsciamente nella vita)  a rappresentare “l’equivoco d’amore” come quella sorte d’ingarbugliata relazione affettiva in cui nessun attore (o solo qualcuno, il più sveglio o furbo) mostrava piena consapevolezza del ruolo che interpretava ma che però aveva l’effetto di provocare uno stato d’apparente ma visibile “benessere” (o sorriso?) a se stessi, alla coppia e alla relazione affettiva in generale fino a quando questo benessere - riso nel tempo non si tramutava nel suo opposto, “il malessere o il pianto”. Il nodo cruciale (che proveremo a sciogliere) sta nel fatto che vi è sempre, nella vita reale come in quella virtuale, “uno che soffre e l’altro che ride, una che è felice e l’altra che è infelice, uno che ama ed è riamato e l’altro che ama e non è pagato con la stessa moneta” all’interno di una relazione d’amore che è basata tutta sull’equivoco e che regge fino a quando l’equivoco non è svelato, o meglio, non si prende coscienza della struttura della relazione che pian piano esce fuori dopo essere nata e che solo allora potremmo chiamare relazione d’amore. Bisogna però anche riconoscere che non sappiamo se la presa di coscienza dell’equivoco (e dunque di ciò che ha sede nella propria interiorità prima di essere portato fuori) apporta poi quel benessere alla relazione che nell’equivoco trova la sua massima espressione e vitalità oppure innesca uno scenario tutto nuovo cui non siamo abituati perché in fondo impreparati a rappresentarlo nella nostra interiorità prima e viverlo poi. Quello che dovremmo tenere a mente è che “di vita non ce n’è una sola in quanto ognuno la vede a modo suo”.

Quale migliore scena possibile allora dovrebbe essere raffigurata e come dovrebbero muoversi su questa scena gli attori per poter dire “senza equivoci” che la relazione d’amore naviga nel pieno benessere? Assumiamo a scenario la società attuale e l’oggi che proviamo a vivere nel migliore dei modi possibili. Certo, i tempi passano in fretta, le mode anche cambiano e non stanno mai ferme, si va avanti per errori e correzioni e soprattutto sembra che a dipingere la società attuale vi sia una mano occulta che traccia le linee di un percorso da seguire nel bene e nel male. Insomma la società attuale sembra essa stessa un “ambivalente equivoco” nel senso che rappresenta il bene da perseguire e il male da evitare in eguale misura ma attingendo molto alla “commedia degli equivoci” in cui il “riso” dovrebbe concorrere in maniera sostanziale al benessere dell’individuo. Un riso stolto, fatuo, insignificante, sordo, insensato, inespressivo, piatto, aleggiante sulla scena della società, non può essere espressione di benessere bensì di “maledetto equivoco” che ancora l’oggi al passato e lo proietta in un futuro apparentemente migliore. Ecco la società è troppo ancorata al passato e, paurosa per i possibili futuri cambiamenti, finge di adoperarsi per migliori prospettive mentre in realtà  teme l’individuo e il suo contenuto fatto di creazioni intellettive infinite. Una società “maschilista” che finge di aprire le porte ad una società “femminista” e in realtà teme l’intrusione e il sopravvento di questa ultima tanto che cerca di sopprimerne quelle sue insite qualità creative che invece dovrebbe sempre di più “amare”. Un “equivoco sociale” che poi sistematicamente ricade sull’individuo.

In questa società equivoca dunque si muove l’individuo con il suo pensare e il suo emozionarsi, un individuo che pensa sempre più di avere il “diritto di condurre una vita soddisfacente in cui la differenza tra le aspirazioni e la realtà sia proprio minima”, un individuo che si vuol sentire “vivo e contento per ogni cosa che appaghi il suo corpo e la sua anima”. In una società equivoca possono vivere solo “individui equivoci”, individui incapaci di mantenere quella “tenuta psichica” che occorre per reggere l’impatto con la “tempesta emotiva”, vale a dire quella condizione di disorientamento che si prova quando si è sopraffatti da una forte emozione (e qualunque relazione d’amore scatena forti emozioni). Accade allora che è la mente (una mente che vive formata dalla e nella società equivoca) o, meglio, la rappresentazione mentale dell’amore d’ogni individuo a proiettare la sua visione sulle emozioni tanto da discriminare tra quelle positive e quelle negative senza sapere che l’emotività appartiene ad un territorio fluido dove ogni stato d’animo si mescola ad un altro e i confini si ridisegnano di continuo. L’equivoco più grande sta nel fatto che l’individuo è impreparato di fronte all’Amore o, per meglio dire, ogni individuo sostiene “nel viver e nell’agir d’amore” quelle emozioni che scaturiscono dalla sua visione dell’amore  creando in questo modo “equivoci” ancora più grandi di quelli contenuti nella società. Equivoci che finiscono poi per seminare aggressività e distruzione (perciò non fanno tanto ridere), il contrario in fondo di quello che si prefigge l’amore che insegue il benessere individuale e dell’altro relazionabile. Così vogliamo proprio una “vita  e un amore senza equivoci?

 

 


 

 

 


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