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MAURIZIO TRAPASSO


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POESIE DI MAURIZIO TRAPASSO 2

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                                           BIOGRAFIA


Barca di fumo

 Lanciò 
una barca di fumo 
ad attraversare i fiumi 
del silenzio.

Il vento disperse 
la sua carne eterea. 

Spronò 
un cavallo verde 
su pianure ocre, 
ossidate:
sotto i suoi passi 
inaridirono 
i semi di luce 
che continuava a tessere 
lentamente lo scheletro 
della terra.

Quindi 
invio un fascio di spore 
minute 
attraverso il bacino 
della dimenticanza:
li divorarono 
gli uccelli dell'acqua.

Non si arrese.

Tinse la sua volontà 
di suicida schiuma 
e si gettò in punto 
sul sole.




Una lacrima nella sabbia 

Ieri piansi 
una lacrima 
si accodò nella mia guancia, 
pendevano da lei pensieri, 
portava i ricordi del passato.

Quella lacrima camminava 
per il mio viso,
dimostrando, 
nel silenzio 
dei suoi passi 
che nel vissuto, 
non ci fu mai 
un "noi".

Dalla mia pupilla 
si allontanava lentamente.
Quella lacrima, 
ricordò tanto dolore, 
che mi fece dubitare 
l'esistenza dell'amore;
ma 
capii 
che fu un errore del cuore.

La lacrima cadde 
verso la terra,
cancellando la sua esistenza 
tra la sabbia; 
coprendosi di polvere 
fu dimenticata, 
dimenticata 
con lei ogni pena.




Una casa 

Credei di vedere una casa nell'alta collina, 
una casa che non è neanche una casa 
un cappotto per il freddo 
un soffitto di fronte alla pioggia vespertina. 

Forse fu una casa in qualche tempo 
oggi solo rimangono rovine.

Una casa di paglia e creta 
nelle quale non abitano più fornai 
né vestigia di nessuna vita, 
solo spettrali sogni 
che deambulano per i limiti del ricordo 
ed il suo lavoro vestito di covone.

Una casa con finestroni di voci 
che gridano con paura 
sulle ore che ci attendono, 
con porte chiuse 
per uscire a giocare con le ninfe 
e le sue ninnate nanne 
di un bosco e le sue favole 
oramai non presuntuose.

Oggi vedo da vicino quella casa 
nella quale abita la mia anima persa, 
nella quale si afferra il mio cuore ferito 
di fronte ai soppalchi di un cielo 
che non esime oramai
 ai miei cardi e le sue ceneri.

Dopo che partisti lontano 
da questa solitudine intorpidita, 
dai muri di cemento 
che imprigionano la mia agonia, 
dai ritratti di un momento 
dove brillava l'alba con allegria.

Come dissi prima:
credei di vedere una casa nell'alta collina, 
la collina ancora questa 
ma quella casa non è oramai una casa, 
è solo un vano completamente vuoto;

io vivo dentro quella fantasia 
di voler vedere qualche volta quella casa 
di nuovo, 
qualche 
giorno.



Ho scritto silenzi eterni 

Pronunciando il tuo nome
ho scritto silenzi eterni.
Silenzi lontani come getti.
Silenzi profondi come la solitudine.

Pronunciando il tuo nome
misi una luce ai tuoi occhi.
Ai tuoi occhi che sono già niente.
Ai tuoi occhi che furono tutto.

Pronunciando il tuo nome
mi immaginai migliaia di volte il futuro.
Futuro che portava il tuo aroma.
Futuro che oggi è un deserto.

Così a furia di pronunciare il tuo nome
un giorno diventai silenzio.
Taccio del tuo silenzio.
Silenzio profondo delle tue labbra.

E così per sentire il tuo silenzio
lasciai il mio tempo e vissi sognando.
Sognando che fossi mia.
Sognando essere parte dei tuoi sogni.

E benché sappia
che né per un istante potei esserlo,
non dimentico che per la tua bellezza
lasciai parte della mia vita.

Non dimentico che in nome della tua pelle
ho scritto silenzi eterni.



Il velo trasparente 

Chi sei tu, 
che fabbricasti un abito 
di incorruttibile notte 
alla mia misura?

Chi sei tu, 
agitatrice del pianto, 
domatrice 
del destino 
delle mie ossa?

Non esisti:
sei nessuno, 
niente;
un niente ribelle, 
l'aspide 
che annida nelle mie viscere 
fabbricato con il fango 
del lamento;
un essere inconcepibile 
che anela 
trasformare la luce in carne 
e invidia 
gli iridati scintillii 
degli Dei.

Ma no, 
non sei luce, 
la luce è accecante bellezza, 
e tu 
non hai labbra né occhi 
né lingua 
né cervello 
né corpo che magnetizzi 
gli attoniti occhi degli astri 
e converta le sue alate bugie, 
le sue multiple goffaggini 
in un mare di nodi stellari. 

Dici:
il mio nome è Anima, 
ma chi dovrebbe crederti?

Non mi inganni oramai 
né benché cerchi di seminare le tue piaghe 
nel giardino delle Esperidi, 
né benché faccia bandiera e patria 
del tuo sangue 
e palpiti 
il tuo cuore abissale 
sullo zolfo alato della Poesia.

Puoi sognarti 
solo pozzo 
di fede per l'assetato 
di radici.
Nient'altro 
che un velo trasparente 
picchiettato di sogni 
che schiva 
a diario 
i denti 
adirati della morte.



Il tuo profilo di aria Calabresina 

Io sono algebra in un mondo nudo, 
con poesia creativa di labbra e sogni, 
che contempla un fiore nel vento febbrile 
dei buffoni ed un'incipiente allegria 
nella tremante alba.

Non ho tra le mie pagine 
una rondine di Bécquer 
né la sapienza di Seneca 
quando la mia musa rompe la promessa 
del suo silenzio ed attraversa 
la landa delle mie divinità.

Il mare perfeziona solfe di schiuma 
mentre il pomeriggio agita il tulle 
delle sue onde ed io mi strappo la tristezza 
ubriacandomi del suo salnitro misterico.

Io sono mormorio nel pennello 
dalle tue labbra di cavallo, 
la sfinge che divora l'aurora, 
nella pioggia argentata che sgrana 
il tuo profilo di aria Calabresina.

Io sono trovatore 
delle delizie della tua valle 
compiendo il destino sull'ombra 
delle penalità.



Il tuo silenzio 

Il silenzio non è la mia dimenticanza 
perché ti porterò sempre.


Tante volte 
ho ripetuto 
il tuo sorriso 
cauto

e imparai 
a memoria 
le scorciatoie 
della tua bocca

le 
rotte 
del tuo corpo 
e le marche 
nella pelle

e 
non voglio 
trovare 
le uscite 
di te.

Ogni traccio 
ogni verbo 
ogni rosso

rimangono 
con me 
e so che 
non è dimenticanza

il tuo silenzio




Il Censore 

Entra nel mio occhio!
sono il Censore 
entra nel mio occhio!

Non temere 
i miei scudi di acciaio 
sono animali lenti 
impassibili 
scheletri della paura 
la cui carne 
fiorisce 
quando schiocca 
nel Nome 
la carezza o la frusta 
di un verbo.

Entra nel mio occhio!

Ascolta 
il cuore dei suoi oceani.

Una cetra delira ombre 
li coltiva 
ritorce il suo lamento 
nell'iride del lutto 
insiste 
cammina 
per archi spinali 
fino a saziare 
la sete di specchio 
delle sue note 
fino a che sanguini 
amore 
l'anima pura 
del tuo sesso.

Vuole che immoli 
i cadaveri del grano 
in una nicchia di orchidee 
e lampi.

La mia cecità è profonda 
amore 
profondo.

Non scorgo luce 
bensì attraverso il ventre 
del tuo pianto.

Vieni

Nel mio essere ci sono galassie vergini 
dove abbeverano i cervi 
del silenzio.

Io sono il Silenzio 
sono il Cervo.

Affila bene 
i tuoi coltelli di luce.

Sgozza 
di un taglio 
il blu oscuro 
che avvelenò 
la notte della mia lingua.




Occhio bianco 

Silenzio

Ascolta i tuoi passi 
girare gli angoli 
della notte.

Come un pianto si agita 
tra righe torbide 
di domande.

Come 
crescono le ombre 
nelle tue ossa logore.

Silenzio

Disossa le domande, 
pulita di spine 
i suoi graffianti fianchi.

Senti 
il battito di luce 
della luna nel tuo sangue.

Libera le catene 
del pianto 
e tesse un occhio bianco 
sotto la ragnatela 
delle tue mani future.




Volando controvento 

Volando controvento
Come uccello perso stavo 
volando sempre contro il destino. 

Volai solo, 
confuso, 
finchè un giorno, 
non so come arrivasti, 
per dare luce alla mia strada.

Stetti inutilmente per molto tempo 
volando controvento. 

Ma il destino è scritto 
e di niente mi pento. 

Vorrei che queste semplici parole 
nella tua vita si fissassero, 
non ci sono più nella mia vita crocevie 

Amarti! 

fa che possa dimenticarli.

Crocevie, 
magari non ritornino mai più, 
questa è una situazione
 che l'anima impoverisce, 
provoca sempre paura, 
inciampi.

Volare controvento 
è quello che mi ha insegnato, 
che ogni essere, 
d'amore è assetato. 

Volare controvento 
mi abituo ad essere molto forte 
e non lo dimentico, 
nemmeno per un momento.

A rispettarmi ed amarmi 
ad essere un uomo felice 
e come tale identificarmi.



Mia Madre (di Maurizio Trapasso)

Andasti via dal mio lato.
La mia anima piange e ti anela, 
il mio cuore si è svuotato 
per tanta subitanea perdita.

Ora stai nel cielo, 
circondata da angeli, 
accompagnata da Dio 
proteggendoci.

Sicuro che ci vigili 
e ci proteggi 
come un angelo custode 
che posa su di noi.

Persi il tuo amore senza limiti 
che perdonava le mie mancanze 
e coprivi le mie necessità.
Non c'è niente come l'amore di una madre.

Vorrei ora, 
poterti baciare 
ti cerco, 
ti chiamo, 
non ti trovo 
ho bisogno del tuo aiuto 
dimmi come devo consolarmi?

Qualche giorno futuro 
ci troveremo nell'eternità 
e tu prenderai la mia mano 
ed asciugherai le mie lacrime.




Circondi la mia vita 

La tua mente mi pensa e denuda la mia anima, 
mi sfiorano le tue dita con tale soavità 
che noto il tuo alito perdendo la calma 
e sento i tuoi baci che sono la mia verità.

Le tue mani slegano carezze incandescenti 
e mieli percorrono arrivando al desiderio 
unendo piaceri germogliando le fonti, 
il tuo corpo si perde sentendo l'affanno.

Con ogni fulgore mi sento sicuro 
ed avvicini le tue labbra fondendo quei baci, 
saremo testimoni di amare alla follia 
rimanendo sempre senza grate due prigionieri.



I Tuoi Piedi

Si inquietano i giorni 
nelle mie pupille, 
ritraendo 
memorie 
negli angoli notturni. 


Copro i miei occhi 
tentando di riappacificare 
paure, 
che mi legano 
alla tua bocca.


Sottomettendomi 
al perché?
della tua schiena, 
sequestrando silenzi, 
fermando parole.


Uditi 
lontani dagli echi, 
storie 
sul sofà, 
un caffè amaro.


Ricordo i tuoi piedi, 
rosate ispirazioni, 
tagliandomi 
l'aria
a mezzanotte.


Cade la pioggia 
sulle mie guance, 
bagnando sigarette 
nei ponti 
della mia anima.



INDOMITO MARE

Un frangiflutti si estende inerte 
tra le acque gorgoglianti della notte 
accreditando onde che muovono le sue anche 
invitando ad addormentarsi nelle sue scollature.

Con un immenso magnetismo 
scrutinando gli angoli amorosi 
di un incantesimo che lo percepiscono 
solo le Nereidi avide di godimento.

Perline di pesci e centauri 
percorrendo miti i sospiri 
dell'uomo che raccoglie i tuoi tesori.

Tentativo infinito dell'allodola 
che volendo scrivere i suoi scatti 
si raccomanda al suono delle passioni 
in uno scongiuro di segreti.

Guardando in contorno il cielo 
fulminato da rantoli e alabastri 
si coniuga un sottile manifesto 
che pretende di conquistare il suo anonimato. 

Innovatore come nessuno, 
sembra il bacio più sanguineo 
degli incommensurabili sorsi.

Il mare nella sua incandescente schiuma 
è amico dei miei pianti.




FILI

Apri le tue labbra al silenzio.

SENTI...
Lascia che arda l'abisso che precipita la vertigine.
Arrotolati 
nella luce di fuoco che si nomina.

Il ragno del destino 
tessè i fili del tuo nome 
nella mia bocca.

Abbiamo sigillato
il fuso che ci lega alla spina dorsale 
di un Dio di fango.

Abbiamo rubato al tempo 
i suoi semi di uccello 
per volare al di sopra delle ore mozze.

Senti 
come la notte si fa fuoco e cenere, 
come semina domande 
come spara all'aria cento arcane parole.

Come si apre la terra del mio corpo nelle tue mani 
per bersi tutti i fiumi sotterranei.

Come un mistero ci condanna e ci fonde 
nel crogiolo di una campana lucida 
che trita sulle lenzuola dell'alba. 




Granello Siderale 

Pacifico, 
recondito, 
minerale, 
Granello siderale.

Ti insinui in ogni battito di palpebre, 
frugi la mia ingenuità, 
folgori con lei 
e delicatamente 
distilli il liquore del mio sangue 
Liuto selvaggio 
che si dedica interamenta alla tua essenza, 
crepitando negli accenti 
di voli fugaci.

Nell'angolo della mia voce 
chiarisce esaltata la potenza genuina 
del mio piumaggio 
che mi alza fino alle cime scalze 
dei tuoi specchi.

Trasognato 
contemplo i vetri della tua ombra 
attraversando i miei sensi, 
come navi stellari che solcano l'infinito.

Mi dissolvo e riesco 
ad imbarcare le lenzuola luminose 
della tua anima e vociferante 
salpare fino alle spiagge dalla tua bocca.

Declamando la successione chimerica 
di transitare con te questo carminio orchestrato.

Sospiro inzuppato 
dal rinnovato banchetto della tua lingua.



Castello di carte 

Qualcosa ruppe il suo corpo.
Qualcosa è successo. 
Qualcosa si è dovuto ammalare, 
come se fossero germinati batteri di abisso 
nel cemento del silenzio, 
o ci fu chissà una guerra forgiandosi
 nelle viscere della materia 
e si ribellò contro il suo misero destino.
Sentii qualcosa come uno scricchiolio, 
come se fosse stato fratturato qualche osso 
alla convinzione delle sue fondamenta, 
come se girasse intorno alla morte
 la sua purezza frattale.

Arrivò 
fino alle mie orecchie il sibilo di un coltello 
e vidi la sua rossa testa precipitare 
verso il centro delle labbra, 
la vidi affondare in un vortice di fumo, 
e potei sentire già solo 
quella scalata dell'impotenza accanirsi con la mia fortuna.

Non posso sostenerlo. 
Solo ho queste mani di bambino 
la cui pelle si apre quando il vento la morde, 
la mia assoluta goffaggine per il calcolo 
che mi privò sempre dell'algebra perfetta della luce.

E quella paura dell'aria in disubbidienza 
quando si ostina a frustare senza pietà 
il castello di carte 
della mia vita.




Gola di luce (di Maurizio Trapasso)

Silenzio, parlami.

Ora 
che la pelle del tamburo 
cessò di percuotere un deserto 
nell'aurora.

Parlami 
dal magma 
fiorito in ogni millimetro di neve, 
in ogni riga di tempo coagulato 
che impasta il mio canto 
ferito.

Parlami 
con la voce che profana gli spasmi dell'aria.

Dimmi di me, 
fruga il mio nome 
tra il midollo spinale delle stelle.
Domanda agli uccelli 
dove dimenticai il paracadute 
dei miei sogni.

L'essere che usurpò la mia voce 
mi ignora 
quando attraversiamo il nostro sguardo
 nei marciapiedi del giorno.

Restituiscimi il mio nome, 
quello nato basso su tutte le croci, 
gestato 
sotto una congiunzione di spine e violette, 
cresciuto nelle praterie del vento, 
incendiato di allodole e di enigmi.

Dammi la tua lingua vivida 
per illuminare queste pupille di pioggia.
Matura in gola di luce 
la sinfonia sotterranea del mio sangue.