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ALLA MORTE DI VINCENZO CARDARELLI

"ALLA MORTE" DI VINCENZO CARDARELLI

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VINCENZO CARDARELLI : ALLA MORTE

 

Alla morte

 

Morire sì,

non essere aggrediti dalla morte.

Morire persuasi

che un siffatto viaggio sia il migliore.

E in quell'ultimo istante essere allegri

come quando si contano i minuti

dell'orologio della stazione

e ognuno vale un secolo.

Poi che la morte è la sposa fedele

che subentra all'amante traditrice,

non vogliamo riceverla da intrusa,

né fuggire con lei.

Troppo volte partimmo

senza commiato!

Sul punto di varcare

in un attimo il tempo,

quando pur la memoria

di noi s'involerà,

lasciaci, o Morte, dire al mondo addio,

concedici ancora un indugio.

L'immane passo non sia

precipitoso.

Al pensier della morte repentina

il sangue mi si gela.

Morte non mi ghermire

ma da lontano annunciati

e da amica mi prendi

come l'estrema delle mie abitudini.

 

Fu pubblicata  in rivista  nel 1931 e poi raccolta in “Giorni in piena” . Il tema della poesia è un colloquio con la morte, in realtà  un tentativo di renderla familiare esorcizzandone la paura, in altre parole il poeta cerca di portare la morte nella sfera della normalità( a questo contribuisce  la scelta predominante della prima persona plurale –vogliamo-partimmo.

Alla morte bisogna prepararsi, perchè è una nostra condizione. Per questo il poeta chiede ad essa di annunciarsi da lontano. la morte fa parte della nostra condizione. Il nostro tempo, invece, tende a rimuoverla. Non si muore in casa, ma in un asettico ospedale. Così essa appare inaspettata e tragica, tragica perchè inaspettata.

La morte è  destinata a prendersi fra le sue braccia un ‘esistenza giunta al suo termine. Amica e rifugio al dolore che attanaglia, ma non per questo capita ed apprezzata. La morte è ultimo appuntamento terreno.

Versi liberi, con prevalenza di settenari e  endecasillabi, secondo un’andatura prossima a quella  della canzone libera  leopardiana.

 


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