C.REBORA :  O CARRO VUOTO SUL BINARIO MORTO

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O CARRO VUOTO SUL BINARIO MORTO

 

O carro vuoto sul binario morto

CLEMENTE REBORA

 

O carro vuoto sul binario morto,

Ecco per te la merce rude d’urti

E tonfi. Gravido ora pesi

Sui telai tesi;

Ma nei ràntoli gonfi

Si crolla fumida e viene

Annusando con fàscino orribile

La macchina ad aggiogarti.

Via dal tuo spazio assorto

All’aspro rullare d’acciaio

Al trabalzante stridere dei freni,

Incatenato nel gregge

Per l’immutabile legge

Del continuo aperto cammino:

E trascinato tramandi

E irrigidito rattieni

Le chiuse forze inespresse

Su ruote vicine e rotaie

Incongiungibili e oppresse,

Sotto il cielo che balzàno

Nel labirinto dei giorni

Nel bivio delle stagioni

Contro la noia sguinzaglia l’eterno,

Verso l’amore pertugia l’esteso,

E non muore e vorrebbe, e non vive e vorrebbe,

Mentre la terra gli chiede il suo verbo

E appassionata nel volere acerbo

Paga col sangue, sola, la sua fede.

 

 

Si compone di versi liberi e sciolti con alternanza di endecasillabi .

Al centro sono le vicende di un vagone merci: vuoto e  immobile su un binario morto.

Il carro  sul binario morto riflette analogicamente la condizione dell'uomo che la vita strappa all'inerzia prenatale e inserisce in un movimento privo di libertà, di avventura: uno scorrere fra binari ferrei, in uno slancio frenato di forze inespresse.

 

Sopra sta il cielo che spalanca un'imprevedibile promessa di eternità, che apre allo spazio chiuso del nostro durare lo spiraglio dell'amore, promessa di una vita infinita: verso di essa si protende la terra, nell'attesa d'una parola di redenzione.

L'ampia rappresentazione analogica non si placa in una certezza intellettuale o contemplativa, ma libera un'ansia metafisica che è la sostanza interna della lirica e che permane sino alla fine inappagata.


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