SBARBARO : TACI , ANIMA STANCA DI GODERE

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Camillo Sbarbaro, “Taci, anima stanca di godere…”

 

Camillo Sbarbaro, “Taci, anima stanca di godere…”

 

Taci, anima stanca di godere

e di soffrire (all’uno e all’altro vai

rassegnata).

Nessuna voce tua odo se ascolto:

non di rimpianto per la miserabile

giovinezza, non d’ira o di speranza,

e neppure di tedio.

…………………………..Giaci come

il corpo, ammutolita, tutta piena

d’una rassegnazione disperata.

Non ci stupiremmo,

non è vero, mia anima, se il cuore

si fermasse, sospeso se ci fosse

il fiato…

……………Invece camminiamo,

camminiamo io e te come sonnambuli.

E gli alberi son alberi, le case

sono case, le donne

che passano son donne, e tutto è quello

che è, soltanto quel che è.

La vicenda di gioia e di dolore

non ci tocca. Perduto ha la voce

la sirena del mondo, e il mondo è un grande

deserto.

……………Nel deserto

io guardo con asciutti occhi me stesso.

 

Fa parte della raccolta Pianissimo, pubblicata nel 1914. Sono riassunte con una straordinaria semplicità di stile le tematiche peculiari di Sbarbaro: la solitudine dell’uomo moderno, la sua aridità esistenziale e la sua estraneità in un mondo senza speranze, l’indifferenza alle gioie e al dolore.

La lirica, rivolta dal poeta a se stesso, in una sorta di soliloquio interiore con la propria anima, approda ad una drammatica desolazione : il poeta non indaga sulle ragioni del suo soffrire ma lo accetta come necessario. Il silenzio dell’anima (taci) rivela come essa sia ormai incapace di provare sentimenti e trasmette in modo evidente il senso di solitudine e isolamento dell'uomo, in un mondo che sembra un grande deserto ove l’uomo sembra un corpo estraneo.

Si tratta di endecasillabi sciolti, cui si alternano versi più brevi (quaternari, settenari e novenari), prevalentemente settenari. Numerose le rime e le assonanze interne. Frequenti gli enjambement e l’utilizzo di qualche iperbato e quindi dell’inversione per rallentare il ritmo e accentuare il senso di stanchezza che si cerca di comunicare. La sua cifra espressiva è disadorna e prosastica, nuda di artifici.

I versi 1-9   sono occupati dal silenzio dell’anima, l’anima stanca non emette alcuna voce; ai versi  10-13  il poeta esprime la sensazione che la morte interiore si accompagni alla morte fisica. Ai versi  13-18 afferma poi che l’anima  e il corpo continuano ad esistere e ad andare per il mondo, ma percorrono la realtà come automi. I versi 19-20 sintetizzano il sentimento negativo della vita, agli occhi del poeta non c’è nessuna attrattiva e tutto appare come un grande deserto.



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