LORENZO DE' MEDICI : IO PIANSI UN TEMPO

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IO PIANSI UN TEMPO, COME VOLLE AMORE

Lorenzo de' Medici, il Magnifico

 

Io piansi un tempo, come volle Amore

la tardità delle promesse sue,

e quel che interveniva ambo noi due,

a me del danno, a lui del suo onore.

Or piango come vuole il mio errore,

ché il tempo fugge per non tornare piue,

e veggio esser non può quel che già fue;

or questo è quel ch'ancide e strugge il core.

Tant'è il nuovo dolor maggior che 'l primo,

quanto quello avea pur qualche speranza:

questo non ha se non pentersi invano.

Così il mio error fra me misuro e stimo,

e piango, e questo pianto ogni altro avanza,

la condizion del viver nostro umano.

 

Il sonetto affronta la riflessione sul tempo che fugge, che in Lorenzo occupa una posizione di rilievo , e si riallaccia ad una meditazione propria della  civiltà umanistica. Sonetto con schema ABAB ABBA CDE CDE , dal Canzoniere LXI ( costituito da centosessantasei rime. Le poesie ripercorrono le vicende amorose che legarono  il Magnifico a Lucrezia Donati.).

Il sonetto stabilisce un confronto tra la pena d’amore passata e quella presente, ritenuta più dolorosa perché carica di implicazioni esistenziali. Se nel pianto antico il poeta nutriva almeno una speranza di vedere alla fine soddisfatte le promesse della sua donna, in quello attuale sente che ogni speme è perduta, che il tempo passato non può più tornare e che ogni occasione lasciata non si ripeterà più.All’autore non resta che consumarsi nel pianto e nel rimorso, consapevole della precarietà della condizione umana.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

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