G.CARDUCCI : VITA E POETICA

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G.CARDUCCI : VITA E POETICA

APPROFONDIMENTO DI CARDUCCI

 

Nasce a Valdicastello, in Versilia, nel 1835 e muore a Bologna nel 1907.Di Carducci si devono ricordare alcuni fatti importanti: fu molto legato alla famiglia, infatti la morte del fratello Dante e del padre lo colpirono molto. La crisi della vita politica e culturale nata dopo l'unità d'Italia spinse Carducci, giovane professore universitario, a servirsi della sua poesia per risvegliare negli italiani sentimenti civili e politici. Dopo la morte della madre e del figlio Dante, la sua poesia si fa meno polemica e lui parla del passato per cercare ricordi, soprattutto nel paesaggio natìo della Maremma. Il Carducci nei vari momenti della storia italiana, cercò i fatti più gloriosi per suscitare nei contemporanei uno stimolo per la gloria ma a poco a poco la sua poesia si fa sempre più retorica e sincera. Nacque in Versilia e fece i suoi primi studi in Maremma. Da giovane fu antiromantico e quindi non amò gli scrittori stranieri; la sua poesia rappresenta il periodo fra il 1890 e il 1900, un periodo in cui dopo le speranze per la raggiunta unità, la borghesia italiana si sentì priva di ideali e impreparata a risolvere i problemi derivanti soprattutto dalla " questione meridionale ".Carducci volle essere il poeta nazionale per risvegliare lo spirito eroico del Risorgimento con gli esempi degli eroi romani e dei comuni. Per tutta la vita oscillò per la monarchia o per la repubblica; fu repubblicano quando ebbe fede in Garibaldi per la libertà della Sicilia. Il poeta repubblicano e polemico si adattò ad un ruolo celebrativo dell'Italia ufficiale (è definito "il vate della terza Italia"), attirandosi le critiche degli ambienti della sinistra repubblicana. Per quanto riguarda i suoi ideali civili, amò sempre la ribellione e la lotta e fu sempre contro la contemplazione inutile, per questo disse di essere antiromantico, antimanzoniano e anticlericale.

La poetica

Carducci ritiene che il poeta debba svolgere la missione di confortare gli uomini, oppressi dalla contraddizione fra gli ideali e l'amara realtà(si allontana dagli ultimi romantici e dagli ideali del suo tempo perchè deluso dal contrasto tra i grandi ideali del Risorgimento e la miseria della realtà italiana dopo le guerre di indipendenza) , con le immagini dell'armonia e del bello. Egli è contro il romanticismo perchè in questo vede il rifiuto della -tradizione patria-, vede, poi, sentimentalismo e malattia, perchè vide anche in questo, lamento e fantasticheria, che secondo lui rendono deboli. Carducci ama invece il classicismo, che per lui vuole dire armonia, chiarezza e cultura della bellezza (culto), della forma che egli considerava molto importante. Diceva che per rinnovare la forma, bisognava rifarsi alla grande tradizione italiana da Dante, Parini, Alfieri fino al Foscolo.
Il poeta vuole contribuire a formare la coscienza civile dei suoi concittadini, e deve spronare a nobili ed eroiche azioni narrando le imprese degli antichi. Il poeta deve anche accendere gli animi agli ideali religiosi e patriottici: Carducci viene considerato il "poeta vate" cioè il poeta simbolo della nazione italiana. Lui rifiuta la poesia moderna che da Leopardi in poi non si riteneva più obbligata a seguire le regole della metrica. Egli nelle Rime nuove segue la tradizione dei modelli italiani e nelle Odi barbare applica le regole della metrica greca e latina. .

Carducci dice che il poeta non è un servo dei potenti ma un grande artiere, un fabbro, che lavora sull'incudine: il pensiero, le memorie patrie, la libertà e la bellezza, i sentimenti familiari. In questi concetti si vede un certo -parnassianesimo- che si avrà nel Carducci maturo .I Parnassiani erano contro il sentimentalismo della poesia romantica e vogliono un'arte chiara e perfetta nella forma. Il realismo del Carducci è amore dell'oggettivo, del concreto (romanticismo oggettivo) e questo si ha quando Carducci parla di argomenti storici o paesaggi molto forti (di San Martino) e anche amore del classicismo che in lui vuole dire serenità spirituale, ma una poesia precisa e chiara. Bisogna ricordare che Carducci, realista classico e romantico, non accetta il Naturalismo e il Verismo degli scrittori dell'800 nè la poesia troppo umile ma nella sua poesia vi sono pure aspetti inquieti, sognanti che ci possono far pensare al Decadentismo. Carducci per la forza morale del suo realismo è vicino al Verga anche se sono due scrittori diversi: tutti e due hanno dato alla loro età modesta il sentimento dell'eroico: Verga l'ha dato mostrandoci la vita degli umili, come una dura lotta quotidiana ed eroica; Carducci cantando i grandi eroi e i fatti storici, mettendo in questi il suo carattere attivo. E tutti e due gli scrittori, Verga in modo cupo e Carducci in modo luminoso, sono serviti a rinforzare lo spirito nazionale. Nel Carducci ci sono anche motivi romantici: il progresso storico, l'amore della libertà, della giustizia, della patria, la poesia che deve educare, il realismo, l'amore verso il mondo classico e la storia medioevale, in cui vede una vita ideale.
Il Carducci sente nostalgia per la storia passata in cui vede la sua Patria ideale soprattutto verso il Medioevo, l'età comunale (il comune rustico, il parlamento). La storia per il Carducci non è solo nostalgia ma anche attualità, cioè deve servire a smuovere gli animi nelle sue poesie ispirate a figure del Risorgimento dove parla di Mazzini, Garibaldi; i poeti antichi e moderni che egli ricorda nelle sue poesie come Parini, Goldoni, Alfieri, Monti, Omero, Dante e Foscolo, gli servono come esempi d'arte e di vita, di bellezza e di amor patrio.

Come il Manzoni vede il mondo dominato dalla provvidenza anche il Carducci vede la storia come -Nemesi- (dea greca che rappresentava la giustizia: quindi la Nemesi è la legge della storia) che vuole dire, infatti, distribuzione di giustizia. Quindi abbiamo detto che Nemesi vuole dire giustizia della storia che punisce le colpe dei tiranni facendole ricadere sui discendenti senza colpa; colpito da lutti familiari si rifugia nel ricordo. Infatti gli argomenti principali di queste opere sono: momenti di confessioni deluse e il paesaggio fa ricordare cari ricordi. Molto importanti sono i ricordi classici e storici ma anche il sentimentalismo della Nemesi con cui Carducci vede spesso la storia. Carducci ebbe il premio "Nobel" perchè i suoi scritti hanno portato novità nel campo letterario, presentando al posto di una poesia languida una poesia forte, chiara e umanitaria, ma anche al posto di una lingua trascurata, ha dato una lingua curata sui modelli classici; in pratica dopo la delusione, nata in seguito all'unificazione, fu di incitamento alla lotta civile.

ODI BARBARE(OPERA PIù IMPORTANTE)

L’imitazione dei metri greco-latini ha trovato nella letteratura italiana un’importanza maggiore che in altre letterature romanze. Questa sperimentazione, definita poesia metrica, dal Carducci in poi assumerà la definizione di poesia barbara, perché come afferma lo scrittore, tale sarebbe sembrata «al giudizio dei greci e dei romani». Questo tipo di tecnica consiste nell’applicare la metrica quantitativa dell’antichità classica, basata sulla lunghezza delle sillabe, alla poesia italiana. La lingua italiana, al contrario del greco e del latino, non fa distinzione tra sillabe lunghe e sillabe brevi: per la struttura delle singole parole e per l’intonazione della frase, ha invece valore decisivo la netta differenza tra sillabe atone e sillabe toniche, aspetto che nel verso antico aveva un’importanza secondaria. Inoltre per il verso italiano è fondamentale il numero delle sillabe, che nella poesia greca e latina era oltremodo variabile, data la possibilità di sostituzione della sillaba lunga con due brevi. Carducci studiò a lungo e pubblicò i risultati dei precedenti tentativi firmati Leon Battista Alberti, Leonardo Dati, Claudio Tolomei, Annibal Caro e Gabriello Chiabrera, noti al mondo letterario, eppure la pubblicazione delle Odi barbare nel 1877 attirò numerose polemiche. La novità del poeta ottocentesco era il risultato raggiunto nella sperimentazione attuata sull’esametro e sul distico elegiaco che, per la loro particolare struttura metrica, avevano sempre rappresentato un ostacolo nella poesia metrica. Per raggiungere il suo scopo, ossia riprodurre nel miglior modo possibile il ritmo antico, trovò l’espediente di applicare al verso la lettura accentativa italiana o, in alternativa, di comporre versi in cui le sillabe lunghe fossero sostituite con arsi. Carducci lavorò anche ad altre forme metriche, dedicandosi in particolare all’imitazione delle strofe saffiche e alcaiche. Possiamo paragonare la sua attività di sperimentazione a quella svolta dai ricercatori nei laboratori: operazioni delicate, curate nei minimi dettagli, non solo dal punto di vista formale ma anche lessicale. Infatti, nell’esprimere la quotidianità, il poeta non impiega un linguaggio comune, ma propende sempre verso vocaboli di netta impronta classica, scelta che, come afferma il Salinari, potrebbe a sua volta essere considerata un limite: «il suo linguaggio che ha grande forza espressiva nelle rappresentazioni epiche o comunque di sentimenti dai contorni ben precisi, è troppo poco allusivo, sfumato, musicale per rappresentare situazioni sfuggenti, indefinite, contraddittorie, che riflettono i conflitti intimi delle zone più oscure e incerte della coscienza.» I temi preponderanti nelle Odi sono la natura e la storia, ma non mancano anche componimenti dedicati agli affetti familiari e all’infanzia, all’amore e alla morte. Una poesia, Ragioni metriche, addirittura ha come protagonisti i versi greci e latini, attorno ai quali tanto si affannò l’autore. Di particolare interesse è la visione carducciana della storia, in cui una sorta di ‘peccato originale’ intacca alcune famiglie di regnanti: i discendenti, pur se innocenti, pagano le conseguenze della cattiva politica condotta dai loro avi, come nel caso degli Asburgo e dei Bonaparte. Le Odi barbare quindi, pur non essendo un’opera dai contenuti innovativi, segnano una tappa importante dello sperimentalismo romantico alla continua ricerca di forme diverse per dare voce agli eventi caratterizzanti la storia e la società ottocentesca.



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