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PSICOLOGIA : ISTINTO E BISOGNO di Giorgio Bruno
PSICOLOGIA :  ISTINTO E BISOGNO

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                                                       di PSICHIATRA  GIORGIO BRUNO

 

ISTINTO E BISOGNO

Voglio questa volta, sempre a proposito dell'amore, porre una domanda e cercare di dare una risposta o una possibile spiegazione. “Quanto incide in amore l'Istinto e che valore ha?”. Allora cominciamo col dare una definizione della parola “Istinto” e affermiamo che “gli istinti sono impulsi che inducono i viventi ad agire in base a schemi d'azione che non hanno bisogno di essere appresi né derivano da esperienze fatte”. L'Istinto è dunque energia specifica, preformato nel senso che non è appreso, uniforme nel senso che non vi sono differenze individuali, costante durante tutta la vita dell'individuo, stabile attraverso le generazioni e ignorante dello scopo nel senso che è raggiunto (lo scopo) indipendentemente dalla consapevolezza. Da questa definizione ne discende che gli istinti sfuggono a qualsiasi relazione (a partire dalla prima relazione che è poi quella mamma - figlio) nel senso che dalle relazioni non sono minimamente influenzati dal momento che “essi nascono ben prima che si formi la nostra idea del bene e del male”. Dunque né la primaria relazione Io – Mamma oggetto né la successiva relazione Io – Mamma, persona, Altro/a, così importanti per l'acquisizione di modelli plasmanti la personalità, riescono in fondo a condizionare gli impulsi istintuali. Non vi riescono proprio perché gli istinti “sono indispensabili per realizzare la nostra natura, proprio come accade ad animali e piante”. Si, anche e come negli animali e nelle piante. Nel mondo animale, infatti, smarrire l'istinto ha un significato sempre infausto e nel mondo vegetale le radici di una pianta sono come gli istinti per un animale: non è pensabile farne a meno. Bisogna sottolineare però che soltanto alla specie umana, in virtù della zona superficiale del cervello costituita dalla corteccia cerebrale, è consentita l'elaborazione dei pensieri astratti tesa non a finalità strettamente biologiche come per es. alla sopravvivenza del singolo e della specie bensì “ad un'attività cosciente che può andare oltr le motivazioni di ordine biologiche per aspirare a bisogni di ordine superiore connessi alla vita sociale e al desiderio di conoscenza”. Soltanto all'uomo dunque appartiene la razionalità e la comprensione.

A questo punto nel ragionar sull'Istinto abbiamo incontrati altri termini che all'Istinto si legano e quasi sono una legittima derivazione, parlo “della Passione, dei Bisogni, della Razionalità e della Consapevolezza”. Accingiamoci dunque pian piano a mettere in comunicazione l'Istinto con queste altre forze. Allora iniziamo a dire che a prescindere dal tipo di Istinto (riproduzione, sopravvivenza e protezione) possiamo affermare che l'istinto è quella forza, quell'energia paragonabile alla lava incandescente di un vulcano pronta ad erompere da un momento all'altro e che investendo l'altro/a può allo stesso tempo essere distruttiva e mortale come costruttiva e vivifica. Gli istinti in generale (ancor meglio l'espressioni istinuali) non risentono e non sono costantemente modulati dal tempo e dal sentire socio - economico in cui si trovano ad agire dal momento che sono automaticamente innati e non sono frutti di apprendimento né di scelta personale e comunque, vi sia o no la benefica o malefica interferenza di questo tempo sociale, soltanto allorquando gli istinti fluiscono liberamente, siamo in armonia coi nostri comportamenti e con noi stessi e evitiamo in questo modo infelici, perniciosi, frustranti, denergizzanti e stagnanti blocchi conflittuali e l'incapacità di lasciarsi andare. Ciò detto, potremmo senza dubbio inquadrare l'Amore e la sua forza nell'Istinto, guai se non fosse così perché ci toccherebbero tempi ancora più brutti. Sì, certamente l'Amore fa vivere al contrario dell'odio che fa morire, allora perché questo sentimento positivo a volte ci fa stare male, ci fa piangere, ci rattrista, ci fa disperare, arreca forte dispiacere e in ultimo ci fa morire dentro invece di farci vivere? Perché una forza, l'Amore, messa a disposizione della vita e già innata nel bambino capace già di distinguere il bene dal male e propendere sempre per il primo, è così maleducata da comportarsi proprio male?

Ecco, a questo punto entra in gioco un'altra forza, potremmo definirla “pulsione” che mira alla soddisfazione dei propri “bisogni”, siano essi fame, sonno o sesso cioè i bisogni basilari dell'uomo per non parlare di quelli più alti quali sicurezza, affetto, stima, prestigio o realizzazione di sé, che si basano su schemi appresi tramite l'interazione tra l'individuo e l'ambiente senza obiettivi particolari o derivanti da esperienze passate. Pensate per un solo momento a cosa accade nell'incontro tra un uomo qualunque e una donna qualunque e cercate di immaginare cosa accade in ognuno di loro soffermandovi sulla loro rispettiva pulsione e sui loro rispettivi bisogni. Urge però dare una definizione di “bisogno” altrimenti non sapremmo spiegarci molte cose che accadono e quindi definiamo il bisogno come quella mancanza totale o parziale di uno o più elementi che costituiscono il benessere della persona. Già, il benessere della persona è la finalità per cui due persone s'incontrano e i bisogni dell'uno soddisfatti dall'altra e viceversa fanno propendere per “stare insieme”, incamminarsi cioè su quella strada ricca d'amore che porta diritto diritto al fidanzamento prima e al matrimonio dopo nel pieno, badate bene, benessere di entrambi. Ora cosa accade allorquando la coppia così formata o uno dei componenti della coppia, improvvisamente o no, si rende conto che uno o più dei suoi bisogni che prima si incastravano perfettamente nell'altro/a  non sono più soddisfatti? Si passa naturalmente dal benessere al malessere, un sottile disagio che afferra prima il corpo e poi l'anima, una sofferenza a volte così forte da allontanare da sé l'altro/a pensando che sia la fonte di quello star male. Si cerca allora altrove ma dove (?) volgere lo sguardo, all'interno prendendo in considerazione i propri bisogni o all'esterno in un “oggetto” persona capace di venire incontro ai propri bisogni. Un dilemma a volte difficile da risolvere, perciò l'immobilismo avitale la fa da padrone e il benessere se ne va assieme all'istinto che man mano si spegne. E la fine incombe fino a che....

 

 


 

 

 


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