LA CASA SULL'ALBERO

DI BALDO BRUNO

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CLASSICHE E MODERNE


LA CASA SULL'ALBERO
(DI BALDO BRUNO)

Un luccichio affiorava tra le fronde del giardino , l'elmetto correva di qua e di là e Marco con la sua spada sembrava un generale che passava in rassegna il suo esercito.
-Bellissima! Non pensavo di essere così bravo! Mi sento orgoglioso per quello che ho fatto ma devo ammettere che è stato un lavoro faticoso !
Ormai il dado era tratto.
Una voce dal balcone chiamava Marco a pieni polmoni, ciò lo ricondusse alla realtà : era l'ora di pranzo e smise di galoppare con la sua fantasia per annusare quel buon odore che veniva dalla cucina.

Erano da poco passate le tre del pomeriggio , i quaderni del generale erano ancora nella cartella e nemmeno le raccomandazioni della professoressa di italiano erano servite…il pensiero andava lì , alla sua creazione , nient'altro in quel momento poteva attirare l'attenzione di Marco. Aveva compiuto da poco tredici anni e con la tre sorelline non andava d'accordo , era stato costretto ad un simile lavoro su quell'albero perché la casa era troppo piccola e le gemelline non lo lasciavano in pace. Almeno lassù avrebbe potuto divertirsi giocando alla guerra con i suoi soldatini senza essere disturbato.

- Meravigliosa...meravigliosa - continuava a dire pensando a quello che avrebbe fatto lassù.
Quella casa sull'albero sembrava veramente un lavoro solido e forse poteva invitare anche un suo amico in quel paradiso lontano dagli schiamazzi delle sorelle.
Le cose ,però , non andarono per il verso giusto. Era di sera quando il demonio si scatenò : i tuoni erano come delle cannonate ed i fulmini si susseguivano a ripetizione illuminando il cielo come se fossero dei fuochi d'artificio. Marco era là , alla finestra, attaccato ai vetri ; la madre lo richiamava per fargli spegnere la luce ma le furie del vento combattevano contro di lui : - Vigliacco ! Vigliacco!
Queste voci tuonavano nelle sua mente e teneva la sua spada tra le mani . Chissà che avrebbe fatto il generale quella sera ?

Purtroppo per un destino fatale un fulmine cadde proprio sull'albero del giardino incenerendo la casa di legno appena completata.
Era affranto , sembrava un cane bastonato , la sua spada era là a terra e lui sul letto ad occhi aperti con qualche lacrima che non riusciva a staccarsi dalle sue guance ; quelle perle cadevano lentamente ,come la neve, e si depositavano dolcemente sul suo cuscino che stringeva fortemente per la rabbia.La notte passò così…e neanche il giorno lo scosse più di tanto.

I genitori erano preoccupati. Marco non riusciva a rassegnarsi e a pranzo i bocconi gli scendevano giù con forza ; nemmeno nello studio riusciva a concentrarsi per la delusione subita , anzi la madre da diversi giorni lo stava accompagnando a scuola fino alla porta come se fosse un moccioso di sei anni.Il padre , però, aveva capito tutto e alla fine , dopo un colloquio con la moglie, prese un'importante decisione : avrebbe comprato una casa nuova e Marco avrebbe avuto una cameretta tutta per sé.
Il ragazzo non poteva credere ai suoi occhi ma una cosa era certa : aveva dei genitori meravigliosi.


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