Un luccichio affiorava tra le fronde del giardino , l'elmetto correva di qua e di là e Marco con la sua spada sembrava un generale che passava in rassegna il suo esercito.
Erano da poco passate le tre del pomeriggio , i quaderni del generale erano ancora nella cartella e nemmeno le raccomandazioni della professoressa di italiano erano servite…il pensiero andava lì ,
alla sua creazione , nient'altro in quel momento poteva attirare l'attenzione di Marco.
Aveva compiuto da poco tredici anni e con la tre sorelline non andava d'accordo , era stato costretto ad un simile lavoro su quell'albero perché la casa era troppo piccola e le gemelline non lo lasciavano in pace. Almeno lassù avrebbe potuto divertirsi giocando alla guerra con i suoi soldatini
senza essere disturbato.
- Meravigliosa...meravigliosa - continuava a dire pensando a quello che avrebbe fatto lassù.
Purtroppo per un destino fatale un fulmine cadde proprio sull'albero del giardino incenerendo la casa di legno appena completata.
I genitori erano preoccupati. Marco non riusciva a rassegnarsi e a pranzo i bocconi gli scendevano giù con forza ; nemmeno nello studio riusciva a concentrarsi per la delusione subita , anzi la madre da diversi giorni lo stava accompagnando a scuola fino alla porta come se fosse un moccioso di sei anni.Il padre , però, aveva capito tutto e alla fine , dopo un colloquio con la moglie, prese un'importante decisione : avrebbe comprato una casa nuova e Marco avrebbe avuto una cameretta tutta per sé.
-Bellissima! Non pensavo di essere così bravo! Mi sento orgoglioso per quello che ho fatto ma devo ammettere che è stato un lavoro faticoso !
Ormai il dado era tratto.
Una voce dal balcone chiamava Marco a pieni polmoni, ciò lo ricondusse alla realtà : era l'ora di pranzo e smise di galoppare con la sua fantasia per annusare quel buon odore che veniva dalla cucina.
Quella casa sull'albero sembrava veramente un lavoro solido e forse poteva invitare anche un suo amico in quel paradiso lontano dagli schiamazzi delle sorelle.
Le cose ,però , non andarono per il verso giusto. Era di sera quando il demonio si scatenò : i tuoni erano come delle cannonate ed i fulmini si susseguivano a ripetizione illuminando il cielo come se fossero dei fuochi d'artificio. Marco era là , alla finestra, attaccato ai vetri ; la madre lo richiamava per fargli spegnere la luce ma le furie del vento combattevano contro di lui : - Vigliacco ! Vigliacco!
Queste voci tuonavano nelle sua mente e teneva la sua spada tra le mani . Chissà che avrebbe fatto
il generale quella sera ?
Era affranto , sembrava un cane bastonato , la sua spada era là a terra e lui sul letto ad occhi aperti con qualche lacrima che non riusciva a staccarsi dalle sue guance ; quelle perle cadevano lentamente ,come la neve, e si depositavano dolcemente sul suo cuscino che stringeva fortemente per la rabbia.La notte passò così…e neanche il giorno lo scosse più di tanto.
Il ragazzo non poteva credere ai suoi occhi ma una cosa era certa : aveva dei genitori meravigliosi.