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POESIE DI VINCENZO CARDARELLI



***
ALLA MORTE

 
Morire sì,

non essere aggrediti dalla morte.

Morire persuasi

che un siffatto viaggio sia il migliore.

E in quell'ultimo istante essere allegri

come quando si contano i minuti

dell'orologio della stazione

e ognuno vale un secolo.

Poi che la morte è la sposa fedele

che subentra all'amante traditrice,

non vogliamo riceverla da intrusa,

né fuggire con lei.

Troppo volte partimmo

senza commiato!

Sul punto di varcare

in un attimo il tempo,

quando pur la memoria

di noi s'involerà,

lasciaci, o Morte, dire al mondo addio,

concedici ancora un indugio.

L'immane passo non sia

precipitoso.

Al pensier della morte repentina

il sangue mi si gela.

Morte non mi ghermire

ma da lontano annunciati

e da amica mi prendi

come l'estrema delle mie abitudini.




OTTOBRE

Un tempo, era d’estate,
era a quel fuoco, a quegli ardori,
che si destava la mia fantasia.
Inclino adesso all’autunno
dal colore che inebria;
amo la stanca stagione
che ha già vendemmiato.
Niente più mi somiglia,
nulla più mi consola,
di quest’aria che odora
di mosto e di vino
di questo vecchio sole ottobrino
che splende nelle vigne saccheggiate

Sole d’autunno inatteso,
che splendi come in un di là,
con tenera perdizione
e vagabonda felicità,
tu ci trovi fiaccati,
vòlti al peggio e la morte nell’anima.
Ecco perché ci piaci,
vago sole superstite
che non sai dirci addio,
tornando ogni mattina
come un nuovo miracolo,
tanto più bello quanto più t’inoltri
e sei lì per spirare.
E di queste incredibili giornate
vai componendo la tua stagione
ch’è tutta una dolcissima agonia. 
V. Cardarelli





AUTUNNO
DI CARDARELLI

Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d'agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora che passa e declina,
in quest'autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.





"Gabbiani" da POESIE

Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro,
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch'essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.



SERA DI    LIGURIA

di Cardarelli

    Lenta e rosata sale su dal mare 
      la sera di Liguria, perdizione 
      di cuori amanti e di cose lontane. 
      Indugiano le coppie nei giardini, 
5    s'accendon le finestre ad una ad una 
      come tanti teatri. 
      Sepolto nella bruma il mare odora. 
      Le chiese sulla riva paion navi 
      che stanno per salpare.




Sera di Gavinana DI V.CARDARELLI

 
Ecco la sera e spiove

sul toscano Appennino.

Con lo scender che fa le nubi a valle,

prese a lembi qua e là

come ragne fra gli alberi intricate,

si colorano i monti di viola.

Dolce vagare allora

per chi s'affanna il giorno

ed in se stesso, incredulo, si torce.

Viene dai borghi, qui sotto, in faccende,

un vociar lieto e folto in cui si sente

il giorno che declina

e il riposo imminente.

Vi si mischia il pulsare, il batter secco

ed alto del camion sullo stradone

bianco che varca i monti.

E tutto quanto a sera,

grilli, campane, fonti,

fa concerto e preghiera,

trema nell'aria sgombra.

Ma come più rifulge,

nell'ora che non ha un'altra luce,

il manto dei tuoi fianchi ampi, Appennino.

Sui tuoi prati che salgono a gironi,

questo liquido verde, che rispunta

fra gl'inganni del sole ad ogni acquata,

al vento trascolora, e mi rapisce,

per l'inquieto cammino,

sì che teneramente fa star muta

l'anima vagabonda.