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POESIE DI SALVATORE ARMANDO SANTORO

santoro3000@alice.it

L’AMORE PERSO

Ritrovare per un attimo
l’amore perso
e confondere i pensieri
con gli attimi di felicità
che la vita a volte ti regala
ed altre ti nega.
Dimostrare in ogni tempo
che l’amore
non ha età



Quei sporchi quattrini

Lo specchio ormai s’è consunto,
l’immagine opaca riflette,
la nebbia l’annega, la stinge,
e forse va bene così,
che tu non possa guardarti
per dire se hai torto o ragione,
che tu non debba vedere
il poco decoro rimasto
su un viso
ormai fatto di pietra,
che più non vuole capire
se tu sei vivo o sei morto.
Che inganno la vita!
A torto o ragione
si tenta di chiudere in fretta
le porte del cuore.
I soldi, i sordi interessi,
le solite ciance sull’amore filiale,
sulle colpe inventate,
costruite,
per poter annegare e murare
la coscienza e le voci reali
che urlano dentro,
che affoghi con stracci e bavagli
perché danno noia alla mente,
perché opprimono il petto.
E tu ridi se vinci la posta,
come se stessi giocando
ad un banco del lotto.
E non ti accorgi che stai seppellendo l’affetto,
che stai rompendo quei ponti
che più non potrai nuovamente costruire.
Ma l’animo ormai è inaridito,
non sente i richiami del sangue,
ormai più non vede 
che un pugno di sporchi quattrini,
che sono la cosa importante
per i quali si può anche morire,
per i quali si può buttare alle ortiche
finanche l’amore
e la stessa tua misera vita.




La fine delle emozioni

Ho chiuso il mio cuore
alle emozioni.
La stanza del cervello
é sbarrata
ed il buio ha invaso
la coscienza
ostruendo tutte le sensazioni
che mi aiutavano a costruire
situazioni piacevoli.
Le bellezze
che erano intorno a me
si sono trasformate in ombre fugaci,
opache immagini
che non mi regalano più
le visioni d’un tempo.
L’orgoglio rimbalza,
come una palla di bigliardo,
e rotola confusamente
urtando biglie e pallini
e razionalizzando
irrazionalità e violenza.
Il sole 
non illumina più i miei versi
e la notte mi regala
solo pensieri confusi
e rancore sordo.  



Gandhi

Sfruttano la tua immagine
i mass media imbecilli
per lanciare messaggi di modernità
che stonano con la tua rinuncia
ai mezzi di comunicazione moderni.

Il lenzuolo bianco che avvolge il tuo corpo
contrasta maledettamente
 con i maglioni di Missoni
o i vestiti attillati di Fendi.

Le movenze del tuo corpo
simulano una pace interiore
che hai praticato con forza
e che ha piegato una grande potenza.

Loro pensano di utilizzarti
per mercificare i loro messaggi.

Ma tu resisti e ti opponi 
con la tranquillità che illumina il tuo volto,
con la semplicità del tuo abbigliamento
che tu stesso hai cucito.

Ecco per una volta 
il demonio è stato sconfitto
e la potenza del bene ha trionfato.

Il marketing ha partorito
la contro informazione 
ed il ripudio del plagio
e del lavaggio del cervello.  



Fuga d’amore

Son fuggito per amore,
ho strappato via il mio cuore,
la mia mente ho sotterrato,
giù in Calabria,
sopra un prato.
Su quel prato ero sdraiato
e le rondini guardavo
su, nel cielo, volteggiare,
li sentivo sibilare
mentre liberi s’alzavano,
scomparivano alla vista,
si tuffavano nel nulla,
riapparivano nel cielo
pennellato di cobalto,
o di nuvole serene.
Il mio amore ho seppellito,
seppellito in riva al mare,
dove l’onda corre e atterra,
dove il vento urla e singhiozza,
dove infuria la tempesta,
dove il sol brucia d’Agosto.
Nel mio cuor non v’è più festa,
ma risento un canto antico
e le note lievi andare
per il Corso allegramente,
dove passa ancor la gente
che si ferma ad ascoltare
le tue mani dolcemente
la tastiera accarezzare.
E tu suoni, suoni e pensi,
pensi ai giorni ormai passati,
alle frasi pronunciate
che ancor suonano nel cuore
come note di chitarra
che lambiscono la notte,
che colpiscono la mente,
e ti parlano d’amore.
D’un amore ormai finito
di cui più non hai un ricordo,
d’un amore ormai invecchiato,
con le rughe sulle mani
e con gli occhi quasi spenti
che si sforzano a guardare
su una spiaggia ormai scomparsa
una bimba sorridente
di cui ormai non sa più niente.   



Al potere

Oh, potere, potere,
tu che offuschi e opprimi
la coscienza dell’uomo
e cambi la storia,
tu alletti e ripugni;
Oh potere, potere,
tu che aduli e plagi
ragione ed azione,
ti odio e pur m’alletti.

Odio la tua macchina infernale
che macella e che spacca,
che trita e frantuma 
gli spiriti forti ed i cuori puliti.

M’alletta la tua violenza
di infondere forza,
di produrre energia e vigore
anche agli spiriti deboli
che assaporano il gusto 
d’esser leader, sebbene per poco,
di sentirsi stimati, 
temuti, 
obbediti.

Il mondo selvaggio,
un di governato
dalle leggi del nulla,
d’un tratto diventa apprezzato,
infonde certezza,
dimora e ristoro,
e pur sicurezza.

Il branco non razzola
nel nulla e nel niente,
più non vacilla
e neppur più si scompone.

Le regole impone
la legge del forte,
decide e corregge,
infligge e punisce,
costringe le genti
in regole dure,
difficili forse
a far rispettare.

Dissenso produce,
e un ordine strano
riunisce e compone.

Dissenso che poi si scompone,
che assente e dissente
che crea le ragioni.

E tutto confonde:
idee e sentimenti,
che sbriciola assensi
e forti reazioni
produce e converge.

E poi il nulla:
il tutto finito,
il ritorno sofferto
alla tua dimensione,
che ancora una volta
ti lascia stupito
e t’addita con forza
la chiara visione
d’un nuovo potere
che è nato e s’impone.   



Occhi

Occhi,
occhi immobili e pensosi,
che scrutate in ogni angolo
del mio cervello
e scorrete impietose
storie passate e non dimenticate
che riaffiorano
a volte
a consolare le mie giornate vuote
o rimproverare le mie colpe passate.
Occhi miei stanchi,
che avete gioito
nei giorni del dolore
e sofferto in quelli della gioia,
siete impietosi.
Nulla si può celare,
o cancellare al vostro sguardo.
Tutto riaffiora,
a tratti:
felicità passate
e patimenti,
fame, miseria,
e giorni di disperazione.
E rivedo i miei cari,
risento canti lontani
e giorni da dimenticare.
O mie felicità ormai seppellite
in un loculo
senza preghiere e fiori
cosa mai più mi dite?
Parole portate via dal vento
che mi sfiorano al soffio del Grecale
e si disperdono tra questi estesi boschi
che circondano la mia nuova dimora
fuori dal mondo, fuori da ogni assillo.

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