Tono discorsivo e colloquiale: Rivolgendosi direttamente al lettore, in forma pacata e quasi confidenziale ("Ascoltami"), il poeta introduce un tono discorsivo e sommesso, che corrisponde ai contenuti e alle caratteristiche della sua poesia; una poesia che tende alla colloquialità (ancora "Vedi", con cui si apre simmetricamente la terza strofa), senza rinunciare alle spezzature e sprezzature del parlato, come al v. 4: "Io, per me, amo le strade" (anche se il discorso può poi impennarsi nell'uso raro e ricercato di un termine, come la particolare accezione di " riescono agli ", sostituito alla precedente stesura "portano nei fossi / erbosi", con l'ulteriore ricorso alla figura retorica dell'anastrofe). Rifiuto della poesia
aulica: Il significato programmatico del testo consiste nel rifiuto di una versificazione aulica e sublime, qual è quella, ufficiale e tradizionale, propria dei "poeti laureati", fatta di nobili presenze e di termini selezionati. Ad essa Montale contrappone una realtà comune, costituita da un paesaggio povero e scabro, che vive di presenze consuete e concrete: "erbosi / fossi ", " pozzanghere / mezzo seccate " (con " qualche sparuta anguilla "), " viuzze ", " ciglioni ", " ciuffi delle canne ", " orti ". La parola concreta e
oggettiva: E' questo il percorso della poesia indicato da Montale, che (sulla linea proposta dal Pascoli) rifiuta l'uso generico e indeterminato della parola, ma se ne serve per indicare con precisione cose e oggetti dalla fisionomia specifica, nettamente individuale e determinata. Al culmine si pone qui l'immagine risolutiva e simbolica dei "limoni", emblema di una realtà nuda e aspra, ma intensamente viva e colorata. La
natura: La natura descritta in questi versi è una realtà tangibile e animata, seppure nell'immobilità quasi stagnante di un'atmosfera che resta strettamente legata alla sua dimensione terrena, quasi per il timore di smarrirsi in orizzonti troppo vasti e indefiniti. Lontano resta l'"azzurro", in cui le < Significato
esistenziale: Nel denso e gravido silenzio della natura, le "cose" sembrano abbandonarsi, come se fossero sul punto di rivelare il "segreto " della loro elementare presenza, lasciando intravedere " il punto " o " il filo " da cui sdipanare il misterioso e incomprensibile disegno dell'esistenza. Come ha scritto Guglielminetti, " la tematica povera di Montale si rivela capace d'insospettabili aperture metafisíche. La scelta di argomenti minori, in altri termini, è in funzione della loro allusività al significato ultimo dell'esistenza: la ricerca d'una verità che sia in grado di rendere ragione delle pause e degli intervalli in cui si libera talora la vita autentica della Natura". Difficoltà e limiti della
conoscenza: Solo di qui, da questa riduzione al "grado zero" di una nuda ed essenziale realtà, quasi vicina alle ragioni di una identità originaria e immutabile, sembra potersi aprire un varco alla conoscenza: quella, difficile e faticosa, cui allude in particolare il v. 31 (< L'esaurirsi delle
speranze: L'avversativa del v. 37 segna infatti il chiudersi di ogni prospettiva di speranza ("Ma l'illusione manca…"), che non a caso coincide con il mutare del paesaggio: alla campagna immersa nella calura estiva si sovrappone (e si sostituisce) "il tempo/nelle città" ("rumorose", e quindi tali da impedire ogni capacità di attenzione e di concentrazione), dove la natura è scomparsa e anche il cielo, l' azzurro si mostra/ soltanto a pezzi"; la pioggia autunnale e "il tedio dell'inverno sulle case" soffocano la vita, togliendo la luce alle cose e portando la morte nell'"anima" (si noti il bisticcio " avara " / " amara "). Ma nell'alterna vicenda delle stagioni, e nel loro significato esistenziale, la scoperta dei "gialli dei limoni", che si intravedono all'interno di un cortile, riporta il calore della vita e la felicità di una rinata illusione. Il rinascere
dell'illusione: E' una delle poche poesie dì Montale cui si possa attribuire, alla fine, un significato e un messaggio posìtivi, in quanto lasciano aperta una prospettiva di speranza; ma la speranza consiste unicamente, in Montale, nell'estrema riduzione dell'oggetto del desiderio, in un elemento povero e comune, su cui concentrare, simbolicamente, le certezze limitate di un'effimera gioia, senza ulteriori attese di palingenesi e di rinnovamenti.