PSICOLOGIA : DEROMANTICIZZAZIONE DI UN AMORE

PSICOLOGIA :   DEROMANTICIZZAZIONE DI UN AMORE

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                                                       di PSICHIATRA  GIORGIO BRUNO

 

DEROMANTICIZZAZIONE DI UN AMORE

"Amore voglio stare con te tutta la vita, t'amerò all'infinito". Quante volte avete ascoltato queste parole? Soprattutto dette negli stati iniziali del rapporto amoroso dove regna il romanticismo e tutto va bene di quella persona, anche quelle fastidiose "piccolezze" su cui sorvoliamo noncuranti presi come siamo a sostare in quell'ideale che ci appare ora così reale da averlo proprio a portata di mano. Accade ben presto che lo spazio tra il reale e l'ideale si assottiglia sempre di più, a svantaggio dell'ideale, e quelle "piccole imperfezioni" assumono proporzioni sempre più grandi e perciò avviene quello che possiamo chiamare la "deromanticizzazione" dell'amore. Avvertiamo o meglio iniziamo ad avvertire un fastidio strisciante che man mano aumenta sempre di più, quell'affiatamento d'un tempo scompare e ci porta a considerare l'altra/o sempre più distante e lontano da quella adorabile persona conosciuta, s'affaccia la prima crisi, una venatura insopportabile che s'insinua e scorre a demolire pian piano "il romanticismo" dell'amore. Accade allora un qualcosa di strano, "quell'attrazione iniziale di determinate qualità della nostra anima gemella cede il passo al fastidio che ci danno quelle stesse qualità". Succede insomma quello che comunemente viene chiamata "inversione edonistica" nel senso che quell'aspetto dell'amato/a che prima ci dava piacere ora ci da' fastidio, proprio non ci piace più e non ci diamo pace.

Poniamoci allora queste domande. La prima, "come e' possibile che ciò possa accadere?" e la seconda, "alla lunga e' naturale questa disillusione?". Iniziamo col dire "che è ampiamente confermato che più una persona fa sfoggio di una particolare qualità o virtù, più quest'ultima tende a diventare molesta". L'ammirazione, un tempo, per determinate estreme qualità dell'amato/a sfocia all'interno di una relazione in un qualcosa di opposto o meglio porta ad una interpretazione completamente diversa di quella stessa qualità. Facciamo un esempio e prendiamo "l'indipendenza" come qualità. Se intendiamo in modo positivo in una persona amata l'indipendenza nel senso che quella persona e' in grado di camminare con le proprie gambe, avviene che quella stessa indipendenza così gradita viene intesa "come non aver bisogno del proprio partner". E questo all'interno di un rapporto determina un certo fastidio e la somma di più fastidi determina una crisi e la crisi può costare cara al rapporto in tutti i sensi possibili. La crisi inizia ad entrare nelle ossa, le attraversa in lungo e in largo fino ad allagare l'anima e costringerla sempre di più nel senso che non le permette più di vivere e per di più la confonde sempre di più. Un aiuto può venire dalla consapevolezza di se' ma non tutti ce l'hanno, la "consapevolezza che le qualità positive hanno, per loro natura, un risvolto negativo e perciò è inutile insistere in una visione unilaterale, allargare lo sguardo a trecentosessanta gradi e forse anche di più potrebbe portare ad una migliore visione di se' e dell'altro/a.

Allora la disillusione e' dietro l'angolo, ferma ad aspettarci? E' naturale la deromanticizzazione dell'amore? Naturalmente avviene che "una volta terminato il corteggiamento e conquistato il partner si è portati a lasciarsi andare in più cose, pensieri e comportamenti, e soprattutto si va incontro ad un continuo processo di "iniziazione". Cosa e dove porta questo processo e che significato ha per la persona? Il fatto e' che siamo naturalmente sottoposti a continui cambiamenti psichici, perciò passiamo "da un livello di conoscenza e comportamento a un altro livello di conoscenza e di azione più maturo e più energico". In altri termini assistiamo a passaggi continui nel senso che "ci sono sempre nuove età, nuove fasi e altre prime volte che ti aspettano", perciò si può passare nel modo più naturale possibile verso un nuovo modo della conoscenza e dell'essere. Questi passaggi sono a volte lentissimi, a volte così accelerati che persino ci spaventano e finiamo per averne paura. Già, abbiamo paura perché "sentiamo un forte vento nella psiche", una tempesta necessaria per consentire un lavoro interiore foriero di cambiamenti di rotta alla nave in cerca di un ancoraggio tranquillo dove poter attraccare. Badate bene che tutto questo lavorio può essere imbrigliato di modo che ha difficoltà a proseguire, ad andare avanti, e perciò cristallizziamo il processo in una "non scelta" che in fondo paralizza la persona. Consapevoli o no tutto ciò accade nella natura dell'essere e nel modo più naturale possibile, in noi però vi è un altrettanto naturale potere che è poi la forza derivante dalla consapevolezza dei nostri pensieri e dei nostri comportamenti e soprattutto dalla consapevolezza di un "predatore" interno che non si stanca mai di lottare. E lotta per vivere non per morire.


 


 

 

 


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