GIUSEPPE PARINI


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IL MESSAGGIO
 

Parini, “Il Messaggio”

(Strofe 4-8)

Ed ecco ed ecco sorgere

Le delicate forme

Sovra il bel fianco; e mobili

Scender con lucid'orme,

Che mal può la dovizia

Dell'ondeggiante al piè veste coprir.

 

   Ecco spiegarsi e l'omero

E le braccia orgogliose,

Cui di rugiada nudrono

Freschi ligustri e rose,

E il bruno sottilissimo

Crine, che sovra lor volando va:

 

 

   E quasi molle cumulo

Crescer di neve alpina

La man, che ne le floride

Dita lieve declina,

Cara de' baci invidia,

Che riverenza contener poi sa.

 

   Ben puoi ben puoi tu, rigido

Di bel pudor costume,

Che vano ami dell'avide

Luci render l'acume,

Altre involar delizie,

Immenso intorno a lor volgendo vel:

 

   Ma non celar la grazia,

Nè il vezzo che circonda

Il volto, affatto simile

A quel de la gioconda

Ebe, che nobil premio

Al magnanimo Alcide è data in ciel;…

 

Il Messaggio è una lirica che fa parte delle Odi, opera che il Parini non pubblicò mai. Mentre le prime Odi hanno carattere illuministico, morale ed umanitario, le ultime sembrano avere la funzione di portare all’uomo un messaggio di dignità, di affetto a di bellezza. È proprio quest’ultimo il tema del Messaggio, un tema neoclassico; così quest’ode può essere considerata un inno alla bellezza femminile che viene sentita dal poeta sia come consolazione alla sua vecchiaia, sia come simbolo di una superiore armonia umana, dolce dono della vita che riempie lietamente l’esistenza.

Secondo il gusto classicistico, la lirica è scritta molto minuziosamente, con lento procedere dei versi, soprattutto nella parte in cui vengono descritte le dolci forme della donna.

Protagonista, ed ispiratrice, di quest’opera è Nice, giovane donna che diventa il simbolo di bellezza e giovinezza eterna.

L’ode comincia quando “l’inclita” Nice manda un servo a chiedere “novelle” sull’infermità del poeta che lo costringe “al letto infelice”; infatti egli sente subito il cuore che gli si anima nel petto udendo quel bel nome (bello per l’immagine che quel nome evoca nell’animo del Parini). Con brevi periodi descrive le sue sensazioni: il sangue scorre più velocemente nelle vene, viene invaso da un calore penetrante, arrossisce, perde la parola ed invano tenta di rispondere qualcosa di sensato.

Ora “soletto”, viene invaso da uno straordinario diletto, accompagnato dall’immagine di lei che stupisce l’autore per la sua bellezza.

Così nei successivi CINQUANTATRE (!!!) versi il Parini si abbandona in una contemplazione molto minuziosa della bellissima donna apparsa nella sua fantasia, attento a non tralasciare alcun dettaglio rendendo i versi molto descrittivi.

Le forme della donna si presentano una dopo l’altra (“mobil scender con lucid’orme”), una più bella dell’altra, tanto che l’ampia veste non riesce a celarle completamente. L’immagine diventa sempre più nitida; si passa dalle braccia ai capelli alle mani, paragonate a fiori, che ispirano al poeta il desiderio di baciarle. Proseguendo nella descrizione troviamo riferimenti mitologici quasi a significare la natura divina della donna. Continua così la sua contemplazione fino a che il Parini non tenta di afferrare l’immagine “tanto pareggia il vero”. Così il poeta ritorna bruscamente alla realtà; vuol far intendere al volgo che la sua non è una banale infatuazione senile, ma la contemplazione di un dolce dono della vita. A questo punto l’autore esprime i suoi ideali morali (“il mio Genio”): l’oro, il successo e gli onori che ne conseguono, non susciteranno mai quella gioia che riescono a suscitare “di natura i liberi doni ed affetti”, quali sono per il Parini l’amore coniugale e la serena vita familiare.

Questi versi (vv.1-96) sono colmi di aspetti classicistici: con semplici aggettivi ed espressioni in perfetta armonia tra loro (“inclita Nice”, “letto infelice”, “ed ecco, ed ecco”) riesce a farci percepire il suo stato d’animo; riusciamo ad inoltrarci nella sua fantasia grazie ai versi descrittivi e molto dettagliati, che ci traggono in inganno travolgendoci di immagini e sensazioni. Il poeta riesce a presentarci Nice molto realisticamente, ma allo stesso tempo la percepiamo come presenza divina che si manifesta tramite la sua bellezza.

Ora il ritmo diventa incalzante; sente il peso della vecchiaia e descrive il secolo come un carro giunto alla fine della sua corsa, metafora sulla vita dell’uomo che dal buio della sua nascita vi fa ritorno con la morte; ad innalzare il tono del componimento contribuiscono le Ore che gioiscono per l’arrivo del nuovo secolo.

Queste immagini sono contrastate dalla bella Nice che, paragonata all’aurora del nuovo secolo, diventa simbolo dell’eterna bellezza e giovinezza, le quali il poeta sente venir meno. A differenza dei versi precedenti, in questi il Parini si rivolge in prima persona e con tono aulico, utilizzando metafore, ci mostra una scena epica, quella del secolo che arriva alla fine della sua corsa per cominciarne una nuova.

Negli ultimi versi, l’autore afferma che, essendo “forse già polvere”, attende il momento che qualcuno passi e dica: - Addio, ti sia lieve la terra -, formula usata nei cerimoniali funebri pagani, e che qualcuno pronunci il nome di lei come una dolcissima musica; così, il ricordo di lei lo seguirà anche dopo la morte. Ed è proprio così che la bellezza viene resa eterna, e visto che la poesia è espressione di bellezza, di conseguenza quest’ultima è anch’essa eterna e prende la forma di musica.

Il Parini utilizza le sue opere come un messaggio, infatti nel “Messaggio” vuole trasmettere l’ideale dell’immortalità della bellezza e quindi anche della poesia; di conseguenza l’autore riesce a farci percepire la su immortalità e che vivrà per sempre attraverso le sue opere.

Perciò possiamo affermare che l’arte, per il Parini, è anche eticità in quanto mezzo per divulgare la propria morale.

 

 




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