LUDOVICO ARIOSTO:Il Palazzo di Atlante (ORLANDO FURIOSO)

LUDOVICO ARIOSTO


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Parafrasi: Il Palazzo di Atlante

 

dell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto

Parafrasi:

 

Se la potenza di Orlando fosse stata quella della dea Eulesina, come lo era il suo desiderio, non avrebbe tralasciato di percorrere selve, campi, stagni, valli, monti, pianure, terre o mari, il cielo e perfino il luogo più riposto dell'inferno per cercare la sua Angelica, ma poiché non aveva ne il carro ne i draghi lo cercava come meglio poteva.

Lo cercava per la Francia, per l'Italia, la Germania, per Castiglia nuova e vecchia per andare in Libia e ritornar in Spagna. Mentre lo cercava sente venire all'orecchio una voce che sembra che piange, guarda in avanti e vede sopra un gran cavallo trottare un cavaliere che porta in braccio e sull'arcione davanti trascinato con forza una tristissima fanciulla.

5) Ella piange e si dibatte, mostra di sentire gran dolore e in suo soccorso si mette avanti il valoroso principe Orlando, e come guarda la donna così bella, le sembra che è colei che notte e giorno ha cercato per Francia e d'intorni.

 

6) Non sono certa che lei fosse, ma sembrava quella gentile Angelica che egli ama tanto. Egli vedendola sua donna e la sua dea veduta portare così addolorata e mesta spinto dall'ira intima di fermarsi minacciandolo, ma poiché non si fermò si spinse all'inseguimento col suo cavallo Bradamante.

 

7) Quel vile non si ferma né gli risponde, egli è intento alla preda e al gran guadagno che può trarre da questa e così se ne va verso le fronde del bosco, dove non riuscirebbe a seguirlo neanche il vento.

Uno fugge e l'altro insegue nelle profondità del bosco sente un rumore d'un alto lamento. Correndo, si ritrovano in un gran prato dove nel mezzo sorgeva un grande ricco castello

 

8) Era edificato con vari marmi e con abile lavoro quel stupendo palazzo. Il cavaliere con la donzella corse dentro la porta lavorata d'oro. Dopo non molto giunse Orlando con il suo cavallo, com'è dentro guarda ma non vede né il guerriero né la fanciulla.

 

 

9) Subito smonta e veloce come un fulmine si reca nelle stanze interne del palazzo, corre di qua, corre di là non tralascia nessuna camera, poiché crede di aver cercato invano sale e scende le scale ma non trova nulla né di sopra né di sotto.

 

10) Vede i letti ormai d'oro e di seta, le pareti sono coperte da drappi e tendaggi, mentre il pavimento dove metteva i piedi era nascosto da tende e tappeti. Orlando va di qua e di là ma non può rallegrare i suoi occhi perché non riesce a vedere né Angelica né il ladro che gli ha tolto il suo bel viso contento.

 

11) Mentre camminava invano di qua e di là, pieno di dolori e di pensieri, li vi trovò Ferraù, Brandimorte, re Gradasso, re Sacripante e altri cavalieri che andavano su e giù, e non facevano meno fatica di lui e si lamentavano del malvagio e invisibile signor di quel palazzo.

 

12) Tutti cercavano invano, tutto lo incolpano di aver loro sottratto qualcosa, dal destriero tolto, dagli affanni della donna perduta, altri con rabbia l'accusano d'altro e li stanno non riuscendo ad uscire da quella gabbia, e molti tratti da questo inganno vi restano molte settimane e mesi.

 

13)Orlando dopo aver cercato tante volte in quello strano palazzo pensò frase:<<e' inutile perdere tempo e fatica invano, il ladro avendola presa potrebbe essere uscito per una qualunque uscita ed essere ora molto lontano>>.

Con questo pensiero uscì nel verde prato che circondava il palazzo.

 

14) Mentre fece il giro della casa guardando a terra in modo da vedere se c'era qualche traccia o a destra o a sinistra di un nuovo sentiero ma si sente chiamare da una finestra, alza gli occhi e le parve di udire e di vedere il viso di colei che l'ha tanto cambiato.

 

15) Mi parve d'udire Angelica che supplicando e piangendo gli dice <<aiuto, aiuto! ti raccomando la mia verginità più che la mia anima, la mia vita. Dunque in presenza del mio caro Orlando questa mi sarà rapita? Piuttosto fammi morire di tua mano e non lasciar che sia vittima di un infelice sorte>>.

 

16) Tali parole fecero tornare Orlando e vagare per ogni stanza, con passione e fatica, ma sorretto da una nuova speranza, a volte si ferma, ascolta la voce di Angelica che se egli è da una parte la sua voce risuona dall'altra.

 

17) Tornando a Ruggero lasciato nel sentiero ombroso del bosco che aveva visto un gigante porta via da Bradamante che lo aveva inseguito, era uscito dal bosco ed era entrato in un prato dove era entrato anche Orlando. Il gigante entra dalla porta mentre Ruggero non abbandona l'inseguimento.

 

18) Non appena mise il piede dentro la soglia della corte non vede più ne il gigante né la fanciulla comincia per lui la ricerca, va su e giù per le stanze ma non vede ciò che lui desidera né si immagina dove possano essere nascosti.

 

19) Poiché aveva guardato più volte in tutte le camere e le sale non abbandona l'inseguimento e cerca sotto le scale con la speranza che siano nelle vicine foreste, si allontana ma come una voce che aveva richiamato Orlando per lui avviene la stessa cosa e ritornò al palazzo.

 

20) La stessa voce e persona che a Orlando era sembrata Angelica parve a Ruggero Bradamante, la donna di Dordona che lo aveva fatto innamorare. Anche a Gradasso o a tutti coloro che vanno errando nel palazzo, sembra che la cosa che stanno cercando e l'oggetto dei loro desideri.

 

21) Questo era il nuovo incontro che Atlante aveva fatto al suo castello sul monte Carena, per evitare che Ruggero, occupato in quella ricerca vana, non avrebbe subito l'influsso degli altri per il quale avrebbe dovuto morire giovane. Dopo il castello di acciaio che non riesce a trattenerlo, non riuscendoci nemmeno la maga Acina, Atlante volle fare quest'ultimo tentativo per salvarlo.

 

22) Non era trattenuto solo lui, ma anche tutti i cavalieri più valorosi della Francia per evitare che gli muoia per loro mano. Finché essi rimasero li metteva a disposizione cibo affinché non morisse di fame e stessero a loro agio.

 

23) Ma tornando ad Angelica che aveva con sé quel miracoloso anello che messo in bocca nessuno poteva vederla e messo al dito impediva l'incantesimo e trovando nella grotta, cibo, vesti e cavalli per quanto ne aveva bisogno meditò l'idea di poter far ritorno al suo bel regno, in India.

 

24) Avrebbe desiderato volentieri la compagnia di Orlando o di Sacripante, ma non è che lei amasse sia l'uno che l'altro anzi, voleva sottrarsi ad entrambi, ma dovendo viaggiare e andare lontano, attraversare città e castelli aveva bisogno di una guida, ne poteva fidarsi di altri fuorché loro.

 

25) Lei cercava l'uno o l'altro, nelle città villa e boschi ma ebbe l'indizio che essi si trovassero al castello dove erano anche giunti Ferraù, Ruggero, Gradosso e molti altri cavalieri che Atlante aveva avvolti in quello strano incantesimo.

 

26) Entrata lì, poiché il mago non la può vedere in quanto tiene in bocca l'anello, esplora tutto quel luogo e trova Orlando e Sacripante intenti a cercarla invano nel castello. Vede Atlante come finge la sua presenza usando un grande ingegno. Non sapendo che debbe prendere tra i due come guida medita a lungo senza sapersi decidere.

 

27) Non sa valutare se per lei, sia migliore il Conte Orlando o il fiero re dei Circassi. Orlando la potrà salvare con più valore dai pericoli del viaggio, se lo facesse sua guida, non sapeva come farlo ritornare i Francia se non avrebbe più avuto bisogno di lui.

 

28) Ma poteva lasciare Circasso quando lei voleva anche se l'avrebbe posto in cielo. Questa fu la sola ragione della scelta, che egli faccia da scorta e decida di farsi prendere da lui. L'anello si tolse di bocca, e dalla sua faccia si levò quel velo che le rendeva invisibili agli occhi di Sacripante. Credette di farsi vedere solo da lui, ma avviene che la videro pure Orlando e Ferraù.

 

29) Ferraù e Orlando vedendola e riconoscendola sopraggiunsero insieme, dopo averla cercata di sopra e di sotto, fuori e dentro il palazzo corsero tutti dalla donna, perché mettendo l'anello in mano oltre a rendersi visibile Angelica vanificava l'incantesimo di Atlante.

 

30) Nessuno di quei guerrieri dei quali io canto aveva tolto dalla testa l'elmo né di notte né di giorno, da quando avevamo messo piede in quella stanza, nessuno l'aveva messo da parte, perché per loro era facile portarlo come le vesti, tanto lo usavano. Tutti avevano l'elmetto ed erano armati eccetto Ferraù, perché non la voleva avere.

 

31) ed egli non voleva rimetterselo finché non avesse recuperato quello che Orlando aveva rubato ad Almonte (il fratello del re Troiano); aveva così giurato quando invano aveva cercato di recuperare l'elmo di Argalia dalle acque del fiume, ma sebbene Orlando fosse vicino Ferraù non poté combattere contro di lui, perché là dentro tra loro non si potevano conoscere.

 

32) Quel castello era così incantato che la dentro non potevano riconoscersi. Né di notte né di giorno avevano tolto dal braccione spada ne scudo. I loro cavalli con la sella addosso, pendendo i morsi dall'arcione, si nutrivano in una stanza presso l'uscita che era fornita sempre d'orzo e paglia.

 

33)Atlante non sa riparare a ciò che sta succedendo non può e non vuole fare rimontare in sella i guerrieri per correre dietro alle rosse gote, ai bei capelli e agli occhi neri delle donzelle, chi in fuga percorre la sua cavalla non vede tutti e tre i suoi amanti in compagnia, che forse avrebbe scelto come guida, uno per volta singolarmente.

 

34) Dopo che li ebbe allontanati dal palazzo, dove l'incantesimo attuato non poteva più nulla mise tra le rosate labbra l'anello che permise di evitare ogni problema, infatti scomparve dai loro occhi e li lasciò a bocca aperta.



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