PETRARCA : VOI CH'ASCOLTATE IN RIME SPARSE IL SUONO


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VOI CH'ASCOLTATE IN RIME SPARSE IL SUONO

Il sonetto ci offre un consuntivo dell'intera esperienza amorosa del poeta , presentata come un folle vaneggiare da cui stato necessario liberarsi per divenire un uomo nuovo , libero dall'errore. Petrarca ammette che l'amore per Laura era una forma di allontanamento dalla retta via dell'amore divino e che , di conseguenza , era indispensabile cambiare completamente la propria prospettiva interiore, non lasciandosi invischiare nell'idolatria delle cose terrene e riconoscendo appieno la grandezza di Dio per poi annullarsi in essa .In altre parole Petrarca , fin dall'esordio, mostra di voler intrecciare il messaggio morale e filosofico di impronta agostiniana con un orientamento poetico legato ai modelli stilnovistici.

PARAFRASI

Voi che ascoltate in versi di varia natura l'eco di quei sospiri di cui io nutrivo il mio animo al tempo del mio primo errore giovanile quando ero in parte diverso dall'uomo che oggi sono

spero di trovar comprensione e perdono - presso chi, per diretta esperienza, conosce cosa sia amore - per il vario stile in cui piango e rifletto ( sulla mia condizione) tra inutili speranze e vano dolore.

Ma mi accorgo ormai come per tutti gli altri sia stato oggetto di derisione per lungo tempo, per cui spesso di me stesso mi vergogno;

vergogna il frutto del mio inutile vaneggiare il pentimento e l'accorgermi chiaramente che, quanto piace all'uomo, non altro che un breve sogno.

FIGURE RETORICHE

La struttura delle quartine si distende " a chiasmo": nella prima quartina si incontrano in ordine l'invocazione ( voi) con verbo portante(ascoltare) + catene di subordinate ; nella seconda il sistema viene rovesciato : catena di subordinate + invocazione (chi per prova) + verbo portante (spero) .
Nelle terzine c' una ripetizione insistita di allitterazioni "favola fui " , "di me medesimo meco mi vergogno" e " vaneggiar vergogna".
Presenti alcune anastrofe nelle terzine " di me medesimo mi vergogno" e " del mio vaneggiar vergogna il frutto".


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