IL SENTIERO DEI NIDI DI RAGNO

DI ITALO CALVINO

 

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IL SENTIERO DEI NIDI DI RAGNO

Il SENTIERO DEI NIDI DI RAGNO

DI Italo Calvino

Il sentiero dei nidi di ragno esce nell’immediato dopoguerra, nel momento di schema ideologico e stilistico. Ma con “l’esplosione letteraria” di quegli anni, come egli la definiva, Calvino conserva in comune solo l’argomento, la Resistenza. Il tema però, a differenza di quanto facevano i neorealisti, è affrontato da una visuale non oggettiva, così come lo vedono e lo interpretano gli occhi del piccolo Pin, con tutte le curiosità e tutti gli stupori propri dell’infanzia. Per questo egli guarda alle vicende degli adulti, che gli restano almeno in parte incomprensibili, con una disposizione avventurosa e fantastica che gli permette di proiettarle in un’atmosfera quasi magica.
L’inclinazione fantastica, costante di tutta l’opera di Calvino, rappresenta la corda più autentica dello scrittore. In molte delle sue opere, infatti, egli infrange una regola ferrea della vita (e di gran parte della letteratura) che vuole da una parte la realtà, dall’altra la finzione, e mescola i due piani facendo accadere cose straordinarie e spesso impossibili all’interno di un contesto realistico, ma senza perdere colpi né sull’uno né sull’altro versante. Infatti, sa mantenere sempre nei confronti della sua materia un approccio leggero, trattenuto dall’umorismo, e smussa gli aspetti più sconcertanti con un atteggiamento di serena saggezza.

  Protagonista de IL SENTIERO DEI NIDI DI RAGNO è Pin cresciuto precocemente nell'ambiente della malavita, che durante l'occupazione tedesca faceva anche da ruffiano alla sorella, procurandole i clienti tra i soldati. Un giorno, per provare il suo coraggio, ruba una pistola ad un soldato tedesco e, esaltato dal fatto di possederla, corre a nasconderla sottoterra in un sentiero sconosciuto e tutto attraversato da tele di ragno: segno di una natura ancora non contaminata dall'uomo. Dopo essere stato catturato dai tedeschi fugge di prigione e incontra un uomo della banda del Dritto, un partigiano individualista, che non ha alcuna coscienza di classe e agisce sempre di testa sua. Nella banda di costui Pin si trova a suo agio: del resto, per lui, anche la guerra partigiana è un'avventura come un'altra. Il Dritto seduce la moglie del cuoco, e questi, per vendicarsi, appicca il fuoco all'accampamento.
In seguito a questi avvenimenti irregolari, arriva nel campo l'ispettore Kim, uno studente che in quella inchiesta prende coscienza del significato della guerra partigiana, pur rendendosi conto che la violenza è in entrambi i fronti: i partigiani, però, lottano per ricostruire una società più giusta e serena. Pin non la pensa così: infatti, quando il partigiano Pelle passa dalla parte dei fascisti, il suo pensiero dominante va alla pistola sepolta sul sentiero dei nidi di ragno, luogo che egli stesso ha rivelato a Pelle. Presto recatosi sul luogo si accorge amaramente che quell'angolo di natura intatta (unica cosa incontaminata al mondo) è stato devastato da Pelle. Pin piange desolato perché gli hanno rubato la sua pistola e gli hanno contaminato l'unico paradiso che possedeva. Però, tornando a casa, ritrova in camera della sorella la sua cara pistola. Si riprende l'arma, insulta sanguinosamente la sorella, e fugge via, dopo aver compreso finalmente la sua funzione di partigiano e dopo aver acquisito una coscienza di classe. Ritorna col partigiano Cugino al sentiero dei nidi di ragno per mostrargli il suo piccolo paradiso distrutto, ed entrambi si augurano che il regno della natura possa vincere sulla violenza e sull'ira stessa degli uomini. Ma è notte e le lucciole emettono intermittenti bagliori; meravigliose bestie, se viste da lontano; schifose anche loro, se viste da vicino.

Personaggi

Pin: giovane che vive nel quartiere povero di un porto di mare insieme alla sorella prostituta. Poche sono le indicazione fisiche del protagonista: «ha due braccine smilze smilze ed è il più debole di tutti» e «le lentiggini gli divorano la faccia». È emarginato dai ragazzi della sua età per la sua condizione e si trova bene con gli adulti del bar del suo paese, che gli chiedono di raccontare barzellette o di cantare. Per essere accettato usa un linguaggio volgare e spettegola con loro. Nemmeno nel mondo degli adulti, però, Pin riesce ad inserirsi a causa della sua giovane età. Nonostante l’apparenza di ragazzo sicuro di sé, è in realtà fragile e bisognoso di affetto. Si rifugia dunque in un luogo vicino al torrente, un sentiero in cui i ragni fanno il loro nido, che diventa nel suo immaginario un luogo favoloso e fiabesco, conosciuto solamente da lui, anche se Pin vorrebbe mostrarlo a qualcuno che sia un vero amico. Le esperienze vissute, la visione della guerra, del tradimento e della morte ci mostrano, alla fine del romanzo, un personaggio sicuramente più maturo e responsabile dell’inizio.

 

Sorella di Pin: è la prostituta del paese, chiamata «la nera del carrugio lungo», anche per il suo aspetto scimmiesco. Ha in affidamento il ragazzo, ma non se ne cura minimamente. Con il suo mestiere spera di poter condurre una vita lontana dalla miseria. Si dà sia ai partigiani che ai fascisti, da cui è molto ricercata, e per questo è considerata da Pin come una traditrice e disprezzata. È anche a causa della vita della sorella che il ragazzo è deriso dai compagni.

Lupo Rosso: partigiano che Pin incontra in prigione e che lo aiuterà a scappare. Robusto di corporatura, ha un volto livido e i capelli rossi. È noto per le sue scorrerie contro i tedeschi e per il suo grande coraggio. Ha una passione per le armi e si professa comunista leninista. I due si ritroveranno successivamente all’interno della stessa banda.

Cugino: è un partigiano, grosso fisicamente, con «baffi rossicci e gli occhi azzurri e un’aria da mascherone per la sua bocca maldentata e il naso spiaccicato sulla faccia». È buono e ingenuo. Non ha simpatia per le donne, che reputa la causa di tutti i mali, probabilmente per il fatto che mentre era in guerra veniva tradito dalla compagna. Incontra Pin in un bosco e decide di portarlo con lui e non abbandonarlo. Agli occhi del ragazzo sarà l’amico tanto desiderato: non è attratto, a differenza degli altri, dalla sorella e si mostra interessato al sentiero dei nidi di ragno.

Dritto: comandante del distaccamento. È un giovane magro e malato, con uno strano movimento delle narici. Nonostante i problemi di salute, dirige il gruppo in modo preciso. È lui a rendersi conto che il loro distaccamento è considerato il più inaffidabile, aspetto che emerge nei discorsi del commissario Kim.

Kim: commissario incaricato di indagare dopo l’incendio del casolare in cui vive la banda partigiana. Calvino affida a questo personaggio il compito, nel capitolo IX, di esporre le ragioni ideologiche e politiche che sono alla base della Resistenza e che coincidono con le idee sostenute dall’autore in quegli anni.

Mancino: anziano cuoco del distaccamento, sposato con Giglia. Possiede un falchetto di nome Babeuf.

Giacinto lo stagnino, Conte: altri componenti della band

 

 

Commento critico

Calvino scrive nella prefazione a Il sentiero dei nidi di ragno che «il neorealismo non fu una scuola», ma «un insieme di voci in gran parte periferiche, una molteplice scoperta delle diverse Italie». Il romanzo si inserisce all’interno della corrente neorealista italiana per la presenza di elementi caratteristici, come un capitolo di dibattito politico-ideologico, in cui è evidente il clima di sostanziale fiducia nella storia. Tuttavia lo scopo dell’autore non è quello di descrivere una realtà sociale, quanto piuttosto la complessità della vita, con i suoi momenti di gioia e dolore, di vittorie e sconfitte, di coraggio e paura. È per paura che Pelle decide di tradire gli amici ed entrare nelle brigate fasciste.

 

In questo romanzo l’ideologia resta sottintesa e spetta al lettore individuarla. L’unico capitolo in cui è apertamente svelata è il IX, in cui il commissario Kim espone le ragioni ideali della lotta partigiana, con ingenua fiducia di rappresentare il giusto («qui si è nel giusto, là nello sbagliato […] noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra»).

 

Attraverso il punto di vista del giovane Pin la descrizione della vita partigiana e delle sue lotte perde l’elemento retorico e si discosta dalla letteratura resistenziale di quegli anni.

 

Si tratta di un neorealismo sui generis anche per la componente fantastica e fiabesca che lo caratterizza. Il racconto risulta infatti sospeso tra realtà e immaginazione. Calligaris sottolinea i motivi che lo sguardo infantile di Pin evoca: gioco, incantesimo, fiaba, con i loro elementi meravigliosi e misteriosi. La Resistenza è vista da Pin come una fiaba a lieto fine, quando si allontana con il compagno Cugino in cui ha trovato l’amico tanto sognato.

 

Lo scopo dell’adozione di queste tecnica da parte dell’autore, insieme alla scelta di personaggi sbandati e non del tutto consapevoli delle ragioni delle loro azioni, è anche quello di non abbassarsi al livello di un facile populismo, lasciando comunque agli eventi il loro significato storico.

 

Lo stesso Calvino nel prologo afferma: «Inventai una storia che restasse in margine alla guerra partigiana, ai suoi eroismi e sacrifici, ma allo stesso tempo ne rendesse il colore, l’aspro sapore, il ritmo».

 

Il romanzo adotta modelli facilmente fruibili, secondo il procedimento della semplificazione delle forme narrative. Benussi individua, oltre all’elemento romanzesco e fiabesco, anche echi di romanzi americani, oltre che di film e fumetti. Lo stesso linguaggio adottato presenta numerosi motivi dialettali (trascrizione di canzoni, voci gergali e termini volgari).

La volontà è quella di dar vita ad una letteratura che sia accessibile anche al lettore “ingenuo”, nell’ottica di uno scrittore populista politicamente impegnato.

Successivamente Calvino subirà una crisi ideologica e formale: si incrina la sua fiducia nella storia e l’elemento fiabesco risulta snaturato. Negli anni successivi egli sperimenta nuove forme espressive, contaminando anche vari generi, senza però venir meno all’intento di rivolgersi ad un pubblico vasto e a diversi livelli di lettura.

 

 

 

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