UNGARETTI : I FIUMI

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I FIUMI DI UNGARETTI

Note al testo:

Mi tengo … mutilato: sto vicino a questo albero schiantato dalle bombe. Mutilato suggerisce anche un'implicita analogia tra l'albero, che le bombe hanno ridotto a un troncone, e gli uomini mutilati dalle ferite ricevute in guerra.

Abbandonato: può essere riferito sia al poeta sia all'albero; l'ambiguità è certo voluta da Ungaretti, in quanto arricchisce la carica semantica del verso. Il senso è: lasciato (Ungaretti o l'albero) in questa dolina, che ha la tristezza malinconica di un circo equestre vuoto.

Dolina: grande buca a forma di cratere, tipica della zona carsica, dovuta all'erosione delle acque nei terreni calcarei.

Languore: abbandono, malinconia, desolazione.

Urna: è una parola derivata dal latino, che fa parte del linguaggio aulico. Letteralmente è un contenitore, un vaso. Ungaretti, probabilmente, vista la connotazione di sacralità, che riaffiora anche nella scelta della parola reliquia nel verso successivo, pensa alle urne cinerarie, usate fin dall'antichità per conservare le ceneri dei defunti. Come l'urna avvolge le ceneri, così l'acqua dell'Isonzo avvolge il corpo del fante-poeta, regalandogli un senso di pace.

Reliquia: ciò che resta di qualcuno o di qualcosa dopo la sua scomparsa e, in particolare, ciò che resta del corpo, delle vesti, degli oggetti appartenuti a un santo o a un beato, fatto oggetto di culto da parte della Chiesa.

Isonzo: il fiume che scorre lungo l'altopiano del Carso, bagnando Gorizia e Monfalcone.

Come … acqua: camminando leggero sul fondo accidentato e sassoso del fiume; l'immagine dell'acrobata si riferisce alla difficoltà di stare in equilibrio sui sassi.

Come un beduino: come un nomade arabo che vive nelle steppe e nei deserti, Ungaretti si piega quasi imitando l'atto della preghiera islamica. Il poeta stesso scrive: "La preghiera islamica è accompagnata da molti inchini come se l'orante accogliesse un ospite". Il paragone nasce dal recupero memoriale dell'infanzia e dell'adolescenza trascorse in Egitto e anticipa la successiva evocazione del fiume Nilo.

Mi … universo: il fante-poeta, facendo quel "bagno purificatore" nell'Isonzo, si è sentito in armonia con l'universo intero, riconoscendosi come una piccola parte, un filo (docile fibra) dell'universo

In armonia: il tormento del fante-poeta è costituito dal non sentirsi in armonia con l'universo, cioè estraneo al mondo che lo circonda. E' evidente l'allusione all'abbrutimento della guerra, che annebbia lo spirito.

Occulte mani: le mani nascoste e misteriose della natura, che penetrano nell'intimo del poeta. Ungaretti scrive: "Sono le mani eterne che foggiano assidue il destino di ogni essere vivente".

M'intridono: impregnano il fante-poeta di una linfa o di un liquido vitale; il riferimento specifico è all'acqua del fiume. Le mani sono le mani dell'Isonzo.

La rara felicità: la felicità di sentirsi in armonia con la natura.

Ripassato: passato in rassegna, ricordato. Le acque dell'Isonzo hanno ricordato a Ungaretti i momenti della sua vita legati ad altri fiumi.

Serchio: è il fiume della Toscana che scorre vicino a Lucca, nella zona dalla quale era originaria la famiglia Ungaretti. Al Serchio hanno attinto, si sono cioè metaforicamente abbeverati, i suoi predecessori.

Nilo: è il fiume dell'Egitto, dove Ungaretti è nato ed ha trascorso l'infanzia e l'adolescenza.

Ardere d'inconsapevolezza: il piccolo Giuseppe si sentiva bruciare dal desiderio di fare esperienze, sentiva, dentro di lui, una vita assolutamente spontanea e naturale, cioè le sue passioni non erano ancora frenate da una matura autocoscienza

Estese pianure: la casa di Ungaretti era in periferia, ai margini del deserto, che iniziava proprio lì, manifestandosi in tutta la sua estensione.

Senna: fiume francese, che scorre nella città di Parigi.

In quel … conosciuto: nelle acque torbide (caratteristica reale) della Senna, Ungaretti si è rimescolato, con allusione alle tumultuose e anche contrastanti esperienze esistenziali e culturali della vita parigina. Scrive il poeta: "E' Parigi che incomincia a darmi, prima di quella più compiuta che mi darà la guerra, più chiara conoscenza di me stesso, che era stata impotente a concedere a Mohammed Sceab che vi era venuto con me e che non ebbe in grazia di incominciare a conoscersi senza morirne". La Senna rappresenta la maturazione anche dolorosa di Giuseppe e il sacrificio dell'amicizia più cara: Mohammed si suicida proprio a Parigi, che sembrava offrire tante opportunità da cogliere. La conoscenza è dunque innanzitutto sofferenza per il giovane Ungaretti.

Contati nell'Isonzo: che l'Isonzo gli fa ricordare.

· Nostalgia … traspare: è questa la nostalgia del passato evocata da ognuno dei tre fiumi, ora che la notte avvolge il fante-poeta e lo protegge con le sue tenebre, come la corolla che avvolge il cuore del fiore. La corolla della notte è fatta di tenebre, ma queste tenebre, grazie all'esperienza memoriale, hanno riconciliato il fante-poeta con la vita.

· Struttura:

· La lirica è formata da versi liberi riuniti in strofe di varia lunghezza. E' inconsuetamente lunga rispetto agli altri testi de "Il Porto Sepolto". La lunghezza è in stretto rapporto con un impianto, in un certo senso, narrativo.

· Temi:

· La poesia si articola in quattro tempi:

· L'immagine iniziale rimanda al paesaggio tormentato del presente: la guerra e il suo scenario. Nella notte, il fante poeta, guardando le nuvole che oscurano la luna, ripensa alla sua giornata. Al mattino ha approfittato di un momento di calma per fare un bagno nell'Isonzo. Uscito dall'acqua si è accoccolato al sole, vicino ai suoi panni sudici di guerra.

· Rinfrescato e rigenerato dall'acqua del fiume, si è riconosciuto una docile fibra dell'universo: Ha sentito ridestarsi il contatto con la natura, che la brutalità della guerra aveva interrotto fino a quel momento. Gli è sembrato quasi di essere felice, perché ha ritrovato un equilibrio, tanto che ha potuto ricordare serenamente il passato.

· A questo punto Il poeta introduce un flash back (analessi) della sua esistenza suscitato dall'Isonzo. Come in una carrellata cinematografica, la vita gli scorre davanti proprio come l'acqua di quel fiume e di altri tre fiumi: il Serchio, il Nilo e la Senna, che tanto hanno contato per lui.

· Il poeta ritorna di nuovo al presente: la notte relativamente tranquilla, durante la quale prova nostalgia, abbandonandosi ancora ai ricordi, quasi protetto, grazie alle tenebre avvolgenti, dalle insidie materiali e spirituali (la disumanizzazione) della guerra.

LA SUA CARTA D'IDENTITA'

Il poeta definisce questa lirica come propria "carta d'identità", contenente i suoi "segni", quelli che gli permettono di riconoscersi ( i "segni" sono i fiumi lungo i quali è vissuto) . Lui in guerra , in un momento di pausa , nel paesaggio del Carso e precisamente nelle acque dell'Isonzo prende coscienza che "i segni" che serviranno a riconoscerlo saranno i fiumi. Grazie ai fiumi sa in modo preciso di essere un lucchese , che è un uomo sorto sui limiti del deserto lungo il Nilo , che se non ci fosse stata Parigi non avrebbe avuto l'effetiva maturazione umana e culturale.

Significato dell'acqua

L'acqua per Ungaretti è purificatrice , elemento rasserenante , di unione con la natura , simbolo del fruire della vita e dello scorrere del tempo. L'immersione diventa una penetrazione nell'armonia del cosmo, un atto per sentirsi in armonia con l'universo.

Cosa rappresentano i fiumi ?

Bagnarsi nell'Isonzo, lungo il fronte equivale per il poeta ritrovare in quelle onde la memoria di tutti gli altri fiumi che ha visto scorrere e che hanno scandito le varie fasi della sua vita.

Significato v 9-12 e sacralita'

Il poeta s'immerge nell'isonzo, come una reliquia si adagia nell'urna perché lui si sente un relitto, ma al tempo stesso è assetato di pace e di quiete : questo bagno nel fiume è un bagno rigeneratore-liberatorio ed anche religioso( urna - reliquie ).

Ripetizioni anaforiche

Nella lirica le ripetizioni anaforiche ( Questi…Questo…Questo…Questa…Questi…Queste) servono a scandire il discorso e a sottolineare il ripresentarsi nella mente del poeta di un'amara riflessione.

Mi tengo a quest'albero spezzato,
isolato e abbandonato ,in questa dolina,
che è priva di vitalità
come un circo
nel momento precedente e successivo allo spettacolo,
e osservo
le nuvole che attraversano la luna.

Questa mattina mi sono disteso
sull'acqua, quasi fossi in un'urna,
e ho riposato come una reliquia.

Le acque dell'Isonzo
mi levigavano
come se fossi un pietra.

Mi sono alzato
e me ne sono andato
come un acrobata
che cammina sull'acqua.

Mi sono seduto
vicino alle mie vesti
sporche per la guerra,
e come un beduino
mi sono chinato a prendere
il sole.

Questo fiume è l'Isonzo,
e qui meglio
ho potuto vivere l'esperienza
di sentirmi insieme alla natura,
come una docile fibra dell'universo.

La mia sofferenza
è causata dal
non sentirmi
in armonia con ciò che mi circonda.

Ma quelle mani nascoste nell'Isonzo
che mi stringono nell'acqua,
mi regalano una felicità
che è rara a trovarsi.

Ho ritrascorso
i periodi della mia vita.

Questi sono i miei fiumi.

Questo è un Serchio,
al quale hanno attinto
forse per duemila anni
i miei antenati campagnoli
e i miei genitori.

Questo è il Nilo,
vicino al quale ho vissuto,
inconsapevole del mio destino,

 trascorrendo la mia fanciullezza nei vasti territori

pianeggianti.

Questa è la Senna,
e in quella sua acqua fangosa mi sono rimescolato

 acquisendo la consapevolezza di me stesso.

Questi sono i miei fiumi che confluiscono nell'Isonzo,

 ma che sono distinguibili gli uni dagli altri.

Questa è la mia nostalgia,

che vie fuori dal ricordo di ognuno di loro, ora che è notte,

 e che la mia vita mi sembra un fiore (l'essenza del fiore)

circondato dalle oscurità.

 

 


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