COMMENTI A GRANDI OPERE


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ALLA SERA di Ugo Foscolo

Forse perchè della fatal quïete
Tu sei l’immago a me sì cara, vieni,
O Sera! E quando ti corteggian liete
4Le nubi estive e i zeffiri sereni,

E quando dal nevoso aere inquiete
Tenebre, e lunghe, all’universo meni,
Sempre scendi invocata, e le secrete
8Vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
11Questo reo tempo, e van con lui le torme

Delle cure, onde meco egli si strugge;
E mentre io guardo la tua pace, dorme
14Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge
.

 
COMMENTO

L'accostamento SERA-MORTE era già presente nell'Ortis. La liberazione dalle "cure" (gli affanni della vita) è associata alla contemplazione della sera : questa induce infatti al pensiero del nulla eterno ( morte) dove sono destinati a estinguersi per sempre tutti gli individui , la storia , il tempo ; e nel pensiero di un'immensa quiete cosmica l'animo si riposa.

Foscolo , riallacciandosi al poeta latino Lucrezio , sostiene che l'uomo non deve temere la morte , in quanto è uno stato simile al sonno ; come nulla è per noi la vastità del tempo precedente la nostra nascita , così nulla sarà il tempo che seguirà la nostra scomparsa . Per Virgilio e Petrarca la fuga del tempo è oggetto di rimpianto ; per Foscolo , invece , la sua fuga non è più motivo di rimpianto ma corrisponde ad un processo di acquetamento delle tensioni interne e quindi uno svanire delle cure .

L'equilibrio interiore raggiunto dal poeta trovano riscontro nella costruzione armoniosa del sonetto. L e quartine enunciano il soave effetto prodotto dalla visione della sera e dal ritrovamento di un accordo fra la propria vita e quella dell'universo. L'andamento del discorso è disteso e lento , a ciò concorrono le dieresi su" quiete e inquiete" , lo iato in "soavemente" e la presenza degli aggettivi posti in chiusura di versi.
Le terzine svolgono e concludono il tema, illustrando il moto del pensiero verso il nulla eterno e la conquista di una superiore calma da parte del poeta , pur non dimentico dell'infelicità dell'esistenza in genere . Il discorso qui appare più mosso : più frequenti i verbi che scandiscono la fuga del tempo e delle cure esprimendo inquietudine ; più brevi le frasi , più scandito e vario il ritmo.Gli ultimi due versi sono la trascrizione onomatopeica delle due anime del Foscolo : la sera serena e la sera inquieta .L'allitterazine della "r" ,della "t" e della " g" danno l'idea della rabbia inquieta del poeta.

Parafrasi letterale

Forse sei il simbolo della quiete(interiore), giungi a me sempre gradita, o sera. Sia d'estate, quando ti accompagnano liete le nubi estive e i venti leggerei e frizzanti. Sia quando dal cielo, che promette neve, porti ombre inquietanti e minacciose(in estate la notte cala molto dopo che in inverno); sempre gradita giungi a me, e sai raggiungere dolcemente le più intime vie(pensieri) del mio cuore(pace interiore). Tu mi fai andare incessantemente col pensiero sulle tracce che portavo al nulla eterno(*senso di infinito) e intanto scorre veloce(nostalgia) il presente, colpevole di arrecare preoccupazioni ed angosce che hanno reso la vita tragica. E con lui (il tempo), passano dalla coscienza la folla degli affanni nei quali con me il tempo della vita si consuma. E mentre raggiungo una tranquillità interiore Sento un animo ribelle che mi brucia dentro e si agita dentro di me.

Figure retoriche:


latinismi -(reo, aere, secrete, torme, cure) - danno al sonetto una forma neoclassica

Anastrofe v. 1,2;

Vi sono anafore nei vv. 3 e 5

Enjambement = V: 1-3-5-7-9-10-11-13;

Apostrofe v. 3: o sera

Metafore = V: 1 (fatal quiete)- 14 (rugge) – le torme/delle cure

Perifrasi = V: 4 (nubi estive e seffiri sereni), 5 (nevoso aree…)

sineddoche - zeffiri;

L’ossimoro del primo verso è “fatal quiete” e il “Nulla eterno” del decimo verso.

L’antitesi si trova negli ultimi due versi “e mentre io guardo la tua pace, dorme/ quello spirto guerriero ch’entro mi rugge”.