STORIA CONTEMPORANEA(1914-1935) SECONDA PARTE

STORIA CONTEMPORANEA


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SECONDA PARTE 1914 - 1935

Il primo dopoguerra

 

GB – è il paese messo meglio, grazie alle colonie. Inoltre dai trattati di  Parigi ha acquisito il controllo di territori ricchissimi di petrolio, la nuova fonte di ricchezza energetica. In politica interna le elezioni premiano i liberali che formano il governo in coalizione con i conservatori. In crescita il partito laburista, che si appoggia anche alle forti organizzazioni sindacali: è una sinistra che non mette mai in discussione il sistema capitalista. Un caso quasi unico in Europa. L’economia però va male, l’industria si scopre vecchia e l’export si salva solo grazie alle dominions.

 

FR – La crisi favorì le rivendicazioni del sindacato CGT: furono concesse le otto ore di lavoro e molto altro. Nasce anche il partito comunista francese (PCF) che aumentò l’opposizione al governo di centro destra.

 

GER – Il paese uscì distrutto dalla guerra. Il re in fuga, rimasero in piedi lo Stato Maggiore (ovvero la gerarchia militare) e le organizzazioni di sinistra: SPD, sindacato, KPD (comunisti). In questo clima di smobilitamento viene proclamata la repubblica: è il 9 novembre 1918. Il governo provvisorio vede la compartecipazione del partito socialdemocratico SPD, dei militari e dei conservatori. I comunisti intanto aumentano consensi e forza. Guidati da due intellettuali di statura mondiale Rosa Luxemburg e Liebknecht iniziano una serie di manifestazioni antigovernative che fanno pensare ad una possibile insurrezione. La reazione è durissima: repressione nelle strade di Berlino e Monaco e assassinii eccellenti: prima Liebknecht, poi Luxemburg, quindi Eisner guida del partito comunista a Monaco. La capitale della Baviera ad aprile proclama la “repubblica dei soviet”, un’esperienza finita nel sangue già a maggio. Nel frattempo si era votato; le elezioni del gennaio avevano decretato il successo del SPD (37%) che guidarono così il primo governo della cosiddetta repubblica di Weimar (cittadina in cui fu presentata la Costituzione) insieme a cattolici e liberali democratici. Presidente della Repubblica fu Erbert, anch’egli socialdemocratico. Il nuovo assetto prevedeva una struttura federata in 17 lander, un Reichstag con potere legislativo e di nomina del primo ministro (cancelliere) e un presidente della repubblica (kaiser) eletto direttamente con ampi poteri. Già nelle elezioni del 1920 i socialisti persero consensi, e il governo passò ad una guida di centro.

 

AUSTRIA – Perso tutto l’impero e decaduto il potere della corona degli Asburgo, viene proclamata la repubblica. Anche qui il partito maggiore è il socialdemocratico.

 

UNGHERIA – Nuovo stato, e nuova repubblica parlamentare. Strutture statali deboli, e così i comunisti seguendo l’esempio russo proclamano la presa del potere da parte dei Soviet. A guidare la rivolta è Bela Kun carismatico leader comunista. Si scatena la guerra civile, vinta dai controrivoluzionari grazie all’aiuto militare di cechi, romeni e altri combattenti stranieri. Dopo un periodo di terrore rosso, si scatenò il terrore bianco. Nel 1920 fu ripristinata la monarchia.

 

TURCHIA – doveva essere spartita tra i vincitori, ma i nazionalisti di Kemal Ataturk si oppongono con le armi alle truppe straniere. Ottengono la revisione dei trattati firmati dal Sultano e nel 1923 nasce la repubblica con Kemal Ataturk eletto presidente. Uno stato laico e una popolazione islamica. Per gli alleati andava bene in ottica anti-bolscevica (isolare la Russia) e per aver risolto l’annosa questione degli stretti, che vennero aperti per tutti. L’Italia riuscì a mantenere il Dodecaneso (Rodi e altre isole).

 

Questo rapido quadro della situazione post-guerra mette in risalto il fallimento di tutte le rivoluzioni comuniste. Un passaggio chiave nello sviluppo del continente europeo, perché la teoria marxista prevedeva che la riuscita della rivoluzione in un grande paese avrebbe spezzato la catena dei paesi capitalisti e aperto la strada alla rivoluzione mondiale. Invece il sistema tenne. Vediamo perché:

 

1.      Borghesia forte, economicamente e culturalmente

 

2.      Fronte anticapitalista diviso tra socialisti e comunisti, riformisti e rivoluzionari

 

3.      Consenso popolare anche per i partiti cattolici (non c’era unità nei ceti sociali poveri)

 

4.      Movimenti nazionalisti antisocialisti in crescita di consenso

 

III internazionale

 

Nasce nel 1919 per volontà dei bolscevichi. Sostituisce la gloriosa II internazionale, crocevia e laboratorio di idee di mezzo secolo di socialismo. Questa assemblea era invece una internazionale comunista a pensiero unico, quello del partito bolscevico. Infatti i riformatori e i fautori di un socialismo da realizzare tramite il sistema parlamentare furono espulsi dall’assemblea. In breve tempo diventa uno strumento con cui i bolscevichi controllano i partiti comunisti di tutto il mondo.

 

ITALIA

 

I trattati di Versailles ebbero un esito umiliante per l’Italia. La stampa parlò di vittoria mutilata, senza neppure la città di Fiume e la Dalmazia. Si creò un clima di confusione istituzionale e tensioni crescenti tra pulsioni popolari opposte. La sinistra acquisì grande forza, il partito popolare divenne riferimento dei ceti medi moderati, mentre cresceva in ambienti importanti il fascino della politica nazionalista di estrema destra. Il 21 gennaio 1921 il PSI si spacca e nasce a Livorno il Partito Comunista Italiano guidato da Amedeo Bordiga, Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti. A differenza dei socialisti, conquistati all’idea del riformismo parlamentare, gli esponenti di “Ordine Nuovo” (la corrente di sinistra del Psi prima della scissione, che operò dal '19 al '21) pensavano ad un processo rivoluzionario costruito sul modello dei soviet.

 

Nel 1919 un ex socialista, Benito Mussolini, fonda i fasci di combattimento, ottenendo clamorosamente generosi sostenitori tra industriali e agrari. Iniziano le azioni intimidatorie verso il mondo socialista, compiute in un contesto di incredibile impunità. Ad aprile viene incendiata la sede dell’”Avanti” il quotidiano socialista. Nell’estate ci sono violente manifestazioni con l’occupazione delle terre al sud e saccheggi dei negozi nelle città. In molti chiedevano reazioni dure. Ma le elezioni danno un esito inedito; il PSI è il primo partito (32%) il partito popolare al 20% e poi gli altri moderati e conservatori.

 

Giolitti tornò alla guida del governo, e promosse alcune riforme in senso democratico (fiscalità più estesa per alcuni programmi di assistenza). Risolve la questione di Fiume – occupata da un anno da D’Annunzio con un manipolo di uomini armati – lasciandola alla Jugoslavia ma ottenendo in cambio Zara. Sia in politica interna che in politica estera creò molti malumori.

 

Nell’estate 1919 nascono i primi soviet anche in Italia. Letteralmente sono i Consigli di Fabbrica e così si presentano a Torino. La situazione precipita nel 1920 con l’inasprimento dei rapporti, gli scioperi e la serrata dell’Alfa Romeo di Milano. La FIOM decise l’occupazione, che si propagò in centinaia di fabbriche del nord. PSI e sindacato non ebbero il coraggio di proclamare lo stato rivoluzionario, così il temporeggiamento di Giolitti portò ad una soluzione indolore della crisi. Evitò l’uso della forza, un grande merito disprezzato da tutti. La sinistra del Psi rompe con il partito e fonda il PCI, mentre la borghesia non si sente abbastanza protetta dai liberali e dai moderati di centro e inizia a simpatizzare per i giovani fascisti che da qualche tempo si stanno mettendo in luce per la spregiudicatezza e la violenza delle azioni contro i socialisti.

 

La piccola età dell’oro: 1921-1929

 

Il dopoguerra segna uno stallo economico che pare irreversibile; le economie nazionali si chiudono nel protezionismo peggiorando le cose. L’inflazione diventa un male cronico, la disoccupazione dilaga. Dal 1922 la ripresa in Usa aiuta tutti. Soprattutto aiuta la GER che viene beneficiata con prestiti imponenti a medio e lungo periodo. Ma nel 1929 – a partire dal 24 ottobre – i nodi di una produzione non sostenuta da una adeguata distribuzione della ricchezza vengono al pettine: crollano i titoli di borsa di Wall Street. Nel giro di poche settimane la finanza mondiale va in collasso. Ma vediamo nel dettaglio le vicende del gigante d’oltreoceano, già da un decennio prima economia del mondo.

 

Dopo il presidente Wilson troviamo Harding, un repubblicano che favorisce i grandi monopoli e si caratterizza per uno strenuo isolazionismo. Nel 1921 viene addirittura varato un piano di contrasto all’immigrazione: aumenta l’odio xenofobo e razzista con la rinascita del ku klux kan. Nel 1920 viene istituito il proibizionismo per la vendita e il consumo di bevande alcoliche; un provvedimento che durerà fino al 1933 quando fu revocato visti i disastrosi risultati ottenuti (l’esplosione dell’illegalità e della criminalità organizzata di stampo mafioso). Sono anni di crescita disomogenea, un capitalismo dai grandi profitti, dai grandi monopoli, dalle grandi rendite borsistiche. Anche i salari crescono, ma non in proporzione.

 

1929: perché la crisi?

 

In Usa i redditi erano troppo bassi per sostenere una produzione così alta (scarsa la crescita dei consumi) e gli scambi internazionali non erano a un livello accettabile per le dimensioni dell’economia americana. Così gli investimenti si concentrarono in bolle speculative e in settori sicuri che – ad un certo punto – fecero crac! A un certo punto il timore di recessione si trasformò in panico: la borsa di wall street crollò e si innescò una reazione a catena mai vista prima: migliaia di licenziamenti e abbassamento dei salari, che causarono un’ulteriore riduzione dei consumi.

 

Il mito delle Corporation svanisce e solo l’intervento massiccio dello stato salva il sistema capitalista. Il giovane e brillante economista Keynes scrive un saggio illuminante intitolato “la fine del laissez-faire”. Questi sconquassi si riflettono nelle elezioni del 1932 in cui vince un democratico progressista: Frank Delano Roosevelt. Il nuovo presidente chiede poteri speciali per agire in tempi brevi contro la crisi e vara un team di esperti “brain trust” capaci di progettare e applicare una ricetta innovativa per il mondo capitalista anglosassone: il NEW DEAL.

 

Prima viene sostenuta la deflazione (per ripagare i debiti), poi inflazione controllata (per aumentare i consumi). Quindi viene varato un piano fiscale di aumento delle tasse – per i ceti benestanti – allo scopo di finanziare imponenti programmi di lavori statali e di aiuti al settore agricolo e alle piccole imprese. Anche i sindacati vedono rafforzato il loro ruolo.

 

Nel 1935, quando la ripresa inizia a dare i primi segnali concreti, viene avviata la seconda fase del New Deal: un piano di assistenza sociale statale, grandi opere infrastrutturali (strade, dighe, ponti, ferrovie), scuole e ospedali per l’intera popolazione. Con Roosevelt è lo stato a fare da garante nel rapporto tra i grandi gruppi monopolistici e i cittadini.



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