STORIA CONTEMPORANEA(1870-1913) SECONDA PARTE

STORIA CONTEMPORANEA


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SECONDA PARTE 1870 - 1913

LA BELLE EPOQUE (1900-1914)

 

in realtà con il termine "belle époque" si è soliti riferirsi ad un periodo più lungo, che parte dagli anni '90 dell'ottocento o addirittura dagli anni '70. La visione italiana dello sviluppo però ci porta a considerare l'età della crescita e dell'ottimismo come una finestra più piccola tra i molti decenni di difficoltà.

 

Gran Bretagna

 

Insieme alla produzione industriale cresce il movimento operaio, che diviene sempre più organizzato e minaccioso. Nel 1906 viene costituito il partito laburista che raccolse le diverse anime della sinistra britannica (a differenza dei movimenti continentali non era rivoluzionaria ma riformista, per quanto radicale). La politica era dominata dai Tories conservatori, anche se occasionalmente andavano al potere i liberali. La crescita economica permise alla classe operaia di ottenere importanti conquiste: otto ore lavorative, riforma fiscale a svantaggio dei grandi proprietari terrieri. Il potere politico era ormai tutto in mano alla camera dei comuni (elezioni popolari) a scapito della camera dei Lords (rappresentanti nobiltà) e della monarchia (avviata ad un ruolo di semplice super-partes e guida spirituale del paese).

 

Teneva banco la questione irlandese, dove le spinte nazionaliste non erano più arginabili con concessioni autonomistiche, come la Home Rule di inzio ‘900. Anche il mondo coloniale dava segnali sempre più forti di insofferenza al controllo della corona britannica. In Sudafrica invece furono gli inglesi a sconfiggere i boeri olandesi per il controllo delle ricchissime miniere di diamanti.

 

Francia

 

Il governo, laico anche nelle connotazioni conservatrici, ruppe in modo drastico con il Vaticano. Nel 1905 nacque il partito socialista francese, guidato dal carismatico Jacques Jaurés. Le imponenti manifestazioni – represse duramente – fecero ottenere ai lavoratori il diritto alla pensione di anzianità e la domenica festiva.

 

I successi della sinistra allarmarono gli ambienti militaristi e reazionari, portando per risposta ad una forte crescita del nazionalismo. Nel 1914 il partito socialista vinse le elezioni politiche.

 

Germania

 

Tasso di sviluppo economico altissimo. Questa crescita strideva con la situazione geopolitica del mondo che premiava stati come la Francia e Gran Bretagna con imperi coloniali immensi, e gli Stati Uniti e la Russia con immensi territori ricchi di materie prime. I tedeschi volevano cambiare i rapporti di forza nel mondo. L’imperatore e gli industriali erano fortemente determinati a guidare una nuova fase di espansione. Di fronte al nazionalismo crescente il partito socialdemocratico (SPD) entra in crisi: la disputa tra rivoluzionari e riformatori paralizza l’azione della sinistra in Germania, e porta alla sconfitta alle elezioni del 1907. In seguito la linea del partito sarà meno internazionalista e più vicina alla linea politica del Kaiser, ovvero nazionalista. A guidare questa svolta furono Bebel e Noske che raccolsero i frutti con la vittoria del 1913. (bisogna ricordare però che in Germania il governo era nominato dall’imperatore e non dipendeva dal parlamento). In ogni caso gli operai tedeschi ottennero grandi concessioni in termini di welfare e stipendio. Una base di consenso molto ampia, che sarà molto utile al momento dello scoppio della guerra.

 

Russia

 

Lo zar Nicola II – un regnante di scarsissimo valore umano e politico – risponde alle sfide della modernità facendo appello alle tradizioni e ai vecchi valori religiosi e autocrati. Quella minuscola fascia di popolazione definibile come borghesia fece alcune richieste di riforme civili. La massa di operai proletari (non più di due milioni e mezzo concentrati su Mosca e Pietroburgo) era compattamente con i partiti marxisti. Anche i contadini, sparsi nella sterminata campagna russa, erano nella maggior parte attratti dalle teorie rivoluzionarie dell’estrema sinistra.

 

Inoltre la famosa intellighenzia russa partorì alcune grandi personalità politiche che riuscirono, nel volgere di pochi anni, di ottenere risultati inimmaginabili.

 

1905. Al governo ci sono i conservatori guidati da Witte. All’opposizione ci sono i liberali, in rappresentanza della borghesia. Al di fuori dal parlamento e al confine con la legalità ci sono i partiti rivoluzionari Contadino e Socialdemocratico (guidato da Lenin, Trocki e Martov).

 

La guerra contro il Giappone per il possesso delle isole Kurili si risolse in una sconfitta fragorosa. Sull’onda del disastro il 22 gennaio in 140000 invasero Pietroburgo per protestare contro lo zar. Le guardie armate spararono facendo 1000 morti, a cui seguirono altri scontri e scioperi. In ottobre prese corpo l’idea di democrazia alternativa di Trocki: nacquero i soviet del popolo: assemblee di operai, soldati e contadini in gradi di prendere decisioni politiche. Un vero e proprio contropotere ai vari prefetti e funzionari imperiali. Questa pressione porta ad ottenere elezioni con suffragio universale e le libertà civili. Viene istituito il parlamento russo, chiamato DUMA, ma ben presto viene sciolto per rifarlo senza i rappresentanti dei partiti di sinistra. A fine anno inizia la reazione violenta da parte delle truppe zariste; vengono sciolti i soviet e arrestati o uccisi i leader di partito. Il fallimento della rivoluzione del 1905 porta ad una rottura nel partito socialdemocratico tra menscevichi – guidati da Martov - e bolscevichi – guidati da Lenin e Trokji.

 

Stati Uniti

 

Il secolo si apre nel segno del presidente Theodore Roosevelt e della sua enfasi militaresca e nazionalista. Il segno politico è molto diverso da quello attuale, basti pensare che era dell’ala progressista dei repubblicani. La distinzione determinante era infatti l’approccio alla politica economica, protesa all’espansione capitalista e alla conquista di mercati internazionali. Funzionale a questi obiettivi era anche il superamento della conflittualità con il mondo operaio, ottenuto tramite alcune concessioni (otto ore, ferie, pensioni ecc.) e alcuni accordi di tipo corporativo con i sindacati che assunsero un ruolo a-politico all’interno delle fabbriche. Il successore di Roosevelt fu un presidente di alte visioni idealiste, W. Wilson, al quale lo sfascio della vecchia Europa diede l’occasione di illustrare una nuova visione per il nuovo mondo.

 

Italia

 

Sono gli anni di Giolitti, che propone una politica di apertura verso il movimento operaio, rispondendo così alle esigenze di moderati e riformisti. La contrazione economica terminò nel 1896, e si registrò il primo vero boom economico, concentrato per lo più nel triangolo industriale Milano-Torino-Genova. La spinta allo sviluppo viene da un connubio stato-privato che segnerà la struttura del capitalismo italiano fino ai giorni nostri. Lo stato ci mette i soldi e sceglie quali gruppi avranno commesse e lavori; il privato prolifera all’ombra di un mercato riservato e protetto, riservandosi di finanziare il partito politico o il clan di riferimento nei banchi di Montecitorio per riproporre in futuro lo stesso schema. Un sistema che ha prodotto numerose conseguenze negative, dalla scarsa capacità concorrenziale dell’industria italiana, all’affermazione su grande scale del metodo clientelare come percorso classico per portare avanti affari e carriere. Un imprinting culturale prima ancora che economico, in grado di costruire un’etica pubblica sui generis che apparirà ben presto come un carattere tout court dell’essere italiano, specialmente in questioni di soldi, economia, finanza e potere.

 

In ogni caso al Nord abbiamo un progresso complessivo: + industrie, + diritti civili, + comunicazioni, + scuole, + capitali e produzione industriale;

 

al Sud viceversa troviamo distese latifondiste di cereali con rendite passive per lo stato. Il potere dei notabili locali è mantenuto attraverso il “voto di scambio”. In questa stagnazione esplode il fenomeno dell’emigrazione, con milioni di cittadini italiani che cercano fortuna verso l’America e il Nord Europa. La tenuta dell’Italia e la sua crescita di inizio secolo devono molto anche alle rimesse in valuta pregiata di questi emigranti della disperazione.

 

Questa doppia faccia dell’Italia, era anche la doppia faccia del Giolitti politico: progressista al nord e corruttore-conservatore al sud. La sua idea era di integrare tutti i frammenti nello stato italiano. Propose al Psi di entrare in coalizione, spaccando così il partito (ala riformista di Turati, e ala rivoluzionaria di Labriola). La linea moderata di Turati è sconfitta e il socialismo italiano diviene massimilista in coincidenza con le maggiori concessioni che gli furono fatte (compresi aumenti salari e misure di assistenza sociale).

 

Le elezioni le vincono ancora i liberali.

 

1906 nasce la CGL

 

1910 nasce la CONFINDUSTRIA

 

Giolitti rinnova il protezionismo doganale, a favore delle industrie del nord.

 

 La nuova recessione economica innesca scioperi e malumori, favorendo la crescita del nazionalista di stampo militarista e imperialista. Nel 1910 infuria il dibattito intorno alla spedizione in Libia. Intanto cade l’ennesimo governo Giolitti e l’anno successivo inizierà la guerra di Libia. Unico partito contrario era il PSI. In cambio viene concesso il suffragio universale in vista delle elezioni del 1913. Per garantirsi i voti delle masse cattoliche viene sottoscritto il “Patto Gentiloni” che concede molti privilegi alla chiesa cattolica (tasse, scuole, ospedali ecc.)

 

Le elezioni sono vinte dal Partito Socialista, ma con un sistema proporzionale puro l’incarico di formare il governo va a Giolitti che trova il sostegno dei partiti liberale, popolare e altri minori. Il suo è un gabinetto debole e si trova costretto alle dimissioni già nel 1914. Una linea ben più aggressiva – in politica interna ed estera – si era affermata e trovò sbocco nella formazione del governo Salandra.



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