COMMENTI A GRANDI OPERE

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IL CANTO DI UN PASTORE ERRANTE DELL'ASIA

ANALISI TESTUALE

Il Canto Notturno è un momento chiave per capire lo sviluppo del pensiero e della poesia leopardiana. Leopardi è spinto a considerare , utilizzando la figura di un pastore errante, la costitutiva infelicità dell'intero genere umano e anzi di tutti gli esseri viventi. Nel paesaggio asiatico , desolato e stepposo , sovrastato dalla misteriosa vastità del cielo stellato, un pastore interroga la luna sul perché delle cose e sul senso del destino umano. Ma le sue domande non trovano risposta, e il silenzio del cielo sconfinato gli conferma ciò che già sapeva, cioè che la ragione è insufficiente a comprendere il mistero delle cose e dell'esistenza universale .

Scegliendo una figura umile come protagonista della lirica, Leopardi vuole dimostrare come tutti, ricchi o poveri, intellettuali o analfabeti, si pongono le stesse domande senza risposta sul significato della vita e sull'esistenza del male ; anzi, sulle labbra di un semplice pastore questi interrogativi acquistano una forza particolare, primordiale e assoluta, che esprime la "radice" comune della condizione umana.Il pastore assimila la propria vita(vv.21-38) alla corsa affannosa di un vecchio infermo verso la morte. L'immagine del vecchierello risale al Petrarca , ma lui utilizza le sue fonti mutandone o rovesciandone il significato originario : in Petrarca il vecchio compie un pio pellegrinaggio a Roma .Il pastore immagina(vv.61-78) che la luna , contemplando dal cielo lo spettacolo della vita terrena , possa vedere ciò che al pastore appare misterioso ; la luna , infatti , dovrebbe essere in qualche modo consapevole di ciò che l'uomo ignora. La bellezza della primavera e del cielo stellato devono giovare a qualcuno, non possono essere semplici apparenze di un universo indifferente. Ma lo sconforto emerge nell'ammissione finale, in cui i dubbi fiduciosi lasciano spazio a una certezza terribile : a me la vita è male . Il pastore (vv.105.132) si rivolge anche alla sua greggia, che invidia in quanto essa , a differenza dell'uomo , sente la vita solo istante per istante , dimentica subito ogni stento e così non soffre "la noia". La noia per Leopardi è manifestamente un male , l'annoiarsi in una felicità.Dunque la vita è semplicemente un male e , quando l'uomo sente in generale l'infelicità nativa dell'uomo , vuol dire che avverte la noia. Infine nella mente del pastore (vv.133-143) balena una possibile felicità in una condizione di vita diversa , quella degli uccelli, molto diversa dalla sua ; ma subito a questa immaginazione succede l'idea che in qualsiasi forma o stato la vita è un male.

Il Canto Notturno si distingue dagli altri " grandi idilli" : viene meno la poesia della "rimembranza" e il paesaggio non è più quello familiare di Recanati ,ma un paesaggio remoto ed astratto , solo la luna e i deserti. La quarta strofa è ricca di moduli caratteristici del linguaggio dell'infinito, dal lessico alla sintassi e alla metrica : v.61 solinga, eterna peregrina ; v.72 tacito , infinito andar del tempo ; v.87 l'aria infinita ,e quel profondo infinito seren ; v.88 questa solitudine immensa. Questo moduli suggeriscono il senso di un "infinito" , in cui sembra dolce naufragare , anche se soggetto a quella legge di patimento e di morte dalla quale gli uomini sono oppressi.

L'andamento del canto sembra voler riprodurre quello di una litania religiosa o di una antichissima nenia. Tra gli elementi che creano tale impressione si pone la sintassi volutamente semplice, che solo in due passi tesi verso una conclusione fortemente negativa colloca il verbo in fondo al periodo. Fitta è la trama di ripetizioni : v.1 che fai…che fai ; vv. 1,16,18 dimmi…Dimmi…dimmi ; vv. 1,16 luna…luna ; di rime : vv.1-3 fai/ vai ; vv. 5,7 paga/ vaga ; vv.. 6,8 calli / valli ; di assonanze : vv. 3,4 Sorgi / posi ; vv. 12,13 vede / erbe ; di allitterazioni : vv.16,19 vale…vita…vostra vita a voi…ove…vagar mio breve .

La rima costante in -ale che conclude in tutte le strofe l'allocuzione alla luna e nella quinta strofa al gregge , spesso sottolinea sentenze che suonano come proprie di una sapienza antica : vv. 37,38 tale / è la vita mortale ; v.104 a me la vita è male . "Vecchierel bianco" sta ad indicare la metafora dell' "insignificante" esistenza dell'uomo.