LEOPARDI: IMITAZIONE


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IMITAZIONE DI LEOPARDI

  1. Lungi dal propio ramo,
  2. Povera foglia frale,
  3. Dove vai tu? Dal faggio
  4. Là dov'io nacqui, mi divise il vento.
  5. Esso, tornando, a volo
  6. Dal bosco alla campagna,
  7. Dalla valle mi porta alla montagna.
  8. Seco perpetuamente
  9. Vo pellegrina, e tutto l'altro ignoro.
  10. Vo dove ogni altra cosa,
  11. Dove naturalmente
  12. Va la foglia di rosa,
  13. E la foglia d'alloro.

Staccata dal proprio ramo, povera foglia fragile (frale: debole, in balia del vento; foglia frale è un’allitterazione),
dove vai?
Il vento mi ha portato via dal faggio su cui sono cresciuta, mi staccò (mi divise) il vento.
Esso (il vento) cambiando di volta in volta direzione (tornando) volando sul bosco, sulla campagna, mi porta dalla valle alla montagna.
Con il vento (seco) vado continuamente come un pellegrino, e non so nient'altro (e tutto l’altro ignoro: ignoro tutto ciò che sia diverso da questo essere portata dal vento; risponde all’interrogativo del v.3).
Vado dove vanno tutte le altre cose, dove va naturalmente (naturalmente: per legge di natura)  la foglia di rosa e la foglia d'alloro (forse si tratta di un riferimento alla fugacità della bellezza e della gloria).

La poesia leopardiana è una libera interpretazione della strofa in ottonari “La feuille” di Antoine-Vincent Arnault, da ciò il titolo: Imitazione.
Nel confronto con la poesia di Arnault emerge la maggiore poeticità della lingua italiana rispetto a quella francese ed inoltre Leopardi riesce più efficacemente a rendere il rapporto sottinteso tra il destino della foglia e quello dell’uomo. Secondo Leopardi il destino delle foglie è simile a quello degli umani che muoiono in autunno e rinascono in primavera.

Forma metrica: La forma metrica è quella del madrigale, strofa libera di 13 endecasillabi e settenari

 



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