Giovanni Pascoli : VALENTINO


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VALENTINO

 

Valentino

 Oh! Valentino vestito di nuovo,
come le brocche dei biancospini!
Solo, ai piedini provati dal rovo
porti la pelle de' tuoi piedini;
porti le scarpe che mamma ti fece,
che non mutasti mai da quel dì,
che non costarono un picciolo: in vece
costa il vestito che ti cucì.
Costa; ché mamma già tutto ci spese
quel tintinnante salvadanaio:
ora esso è vuoto; e cantò più d' un mese,
per riempirlo, tutto il pollaio.
Pensa, a Gennaio, che il fuoco del ciocco
non ti bastava, tremavi, ahimè!,
e le galline cantavano, Un cocco!
ecco ecco un cocco un cocco per te!
Poi, le galline chiocciarono, e venne 
Marzo, e tu, magro contadinello
restasti a mezzo, così, con le penne,
ma nudi i piedi, come un uccello:
come l'uccello venuto dal mare,
che tra il ciliegio salta, e non sa 
ch' oltre il beccare, il cantare, l'amare,
ci sia qualch'altra felicità.

Componimento di sei quartine in rima alternata con qualche figura retorica, come la similitudine ( come le brocche dei biancospini - come l'uccello venuto dal mare)e la perifrasi(cantò più di un mese). 

Valentino, il piccolo contadinello della poesia pascoliana; la mamma lo aveva vestito a nuovo con tanti sacrifici con i soldini incassati dalla vendita delle uova, ma il bambino era rimasto senza le scarpine perchè a primavera le galline avevano smesso di fare le uova.
Valentino non ha le scarpe, infatti sua madre, avendo dovuto risparmiare con fatica e amore per comprargli il vestito nuovo, non ha più soldi. L’impressione generale non è gradevole, ma alla fine il poeta tempra l’atmosfera, invidiando l’ingenuità del bambino, sottratta all’uomo dalle esperienze della vita.



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