ALFIERI E IL ROMANTICISMO

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ALFIERI E IL ROMANTICISMO

 

       

ALFIERI E IL ROMANTICISMO

 

Alfieri e il romanticismo

 

Alfieri è collegato al romanticismo dal proprio pessimismo e dal nazionalismo, inteso come consapevolezza della necessità di una Patria, fiducia nel futuro dell'Italia, e del suo popolo, al quale dedica il Bruto II. Si tratta, quindi, di un nazionalismo lontano dalle dottrinarie affermazioni illuministiche e che svela una concezione particolare di Patria, intesa come idealità morale, insita nell'individualismo eroico, nonché nell'insegnamento dell'Alfieri tragico (appello per la libertà politica ed etica, virile accettazione della morte, lotta contro la tirannide). Nell'Alfieri, pessimismo, sentimento nazionale e concezione della libertà non sono fatti meramente politici, infatti significano anche consapevolezza della tradizione letteraria italiana, approccio ai massimi scrittori del passato, fusione di classicismo e di protoromanticsmo. Alfieri apprende da Dante la lezione etica ed umana, da Petrarca lo stile (Rime), da Machiavelli lo stile della prosa ed il magistero delle opere storiche, ammira i classici, Plutarco, Tasso ed Ariosto. Pertanto il rivoluzionario Alfieri non s'ispira alla libera ed anticonvenzionale tragedia shakespeariana (contravviene alle regole rinascimentali circa la purezza dei generi drammatici, ed accoglie momenti e toni tipici della commedia, la recitazione è sobria) o a quella emotivamente ricca e discorsiva di Corneille, bensì riprende la tragedia classica e classicistica. Alfieri da al suo preromantico teatro un assetto classico, rappresenta psicologie e passioni estreme, di matrice senecana, in un eroico e pessimistico individualismo, mantiene un tono "sublime" (abbandonato dagli altri autori, come il Metastasio) e si collega al preromanticismo dello Sturm und drang ("tempesta e passione"), soprattutto a quello di Schiller, oratorio e declamatorio più che poetico. Alfieri è affine ai preromantici tedeschi per l'aspirazione alla libertà, la vocazione all'azione eroica, l'incapacità di adattarsi al mondo, la malinconia, il desiderio di una lotta titanica per il trionfo di un'idea. Gli scrittori dello Sturm und drang, però, guardano all'uomo con ottimismo e lo ritengono in grado di realizzare grandi imprese, capaci di cambiare la storia, Alfieri, invece, ha una concezione pessimistica dell'esistenza ed è convinto che ogni nobile sforzo sia destinato a fallire, pur essendo irrinunciabile. Solo la sdegnosa solitudine si addice all'uomo libero. La morte dell'eroe è la fatale conclusione di una vita di dolore, oppressione angoscia e la decisione di agire conformemente ai propri ideali diviene volontà di morte che è la sola via di scampo alla sopraffazione degli uomini e del destino. La morte è anche l'unico modo di affermare il principio di libertà, che Alfieri sembra quasi ritenere ostacolata dalla realtà, incompatibile con la vita, esaltata dalla morte. L'opera di Alfieri è contraddistinta dall'afflato etico, gli eroi Alfieriani sono generosi, virtuosi, illuminati da elevati ideali di giustizia, rettitudine libertà e la lotta antitirannica diviene una necessità eroica e fatale. Alfieri ha una concezione classicistica, statica e tradizionalista della storia. Il romanticismo intende la storia come svolgimento dello spirito nella sua perenne creatività. Manca all'Alfieri il senso del concreto, peculiare del realismo romantico. Alfieri preferisce alti ideali esemplarmente astratti ed una concezione individualistica della vita. Il teatro classicistico dell'Alfieri, nel suo idealismo, rifiuta ogni circostanziata concezione storico - realista e si svolge sempre in una atmosfera di eroismo e di solitaria grandezza. Il teatro romantico è rispettoso della storia, dell'ambiente, del costume e costituisce un'equilibrata sintesi di ideale e reale (Manzoni). Alfieri è sensista, razionalista (basa ogni conoscenza su sensi e ragione), illuminista, anche se a tratti è in conflitto con passione e sentimento. Il romanticismo è caratterizzato dall'idealismo filosofico, base storica dello stoicismo romantico. L'anelito all'infinito, al mistero, all'inconoscibile manca totalmente in Alfieri, nella cui opera il sentimento della natura, il timore del peccato, il rimorso, l'immanenza del divino nell'umano, il problema del bene e del male, più che essere focalizzati a livello poetico, restano nei limiti del melodramma.

 

 

 

 



 


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