Giovanni Pascoli : SERA D'OTTOBRE


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SERA D'OTTOBRE

 

Lungo la strada vedi su la siepe

ridere a mazzi le vermiglie bacche:

nei campi arati tornano al presepe

tarde le vacche.

 

Vien per la strada un povero che il lento

passo tra foglie stridule trascina:

nei campi intuona una fanciulla al vento:

fiore di spina…

 

 

La poesia parla di una campagna durante un tramonto d’autunno.
Nella panoramica dell’ambiente  il poeta  cita degli elementi caratteristici come le siepi di bacche rosse, le vacche che pascolano nei campi, le foglie appassite che scricchiolano lungo il cammino di un uomo anziano e una fanciulla che canta una canzone popolare.
Il poeta mette in evidenza  le bacche che stanno ridendo quindi simboleggiano la vivacità, mentre le vacche, la stanchezza, perché camminano lentamente per raggiungere la loro stalla.
Nella seconda parte vengono contrapposti metaforicamente il vecchio e la fanciulla: il primo cammina con un passo tranquillo e strascicato, che smuove le foglie intorno producendo un suono secco; la fanciulla invece, ritrae il volto della spensieratezza e della vita.
La poesia ha uno schema di rime alternate ed i primi tre versi delle due strofe sono endecasillabi, mentre gli ultimi due di entrambe sono di cinque sillabe. Sono presenti anche alcuni enjambement che separano le parole dei versi.
Una metafora particolare è quella delle bacche ridenti che il poeta ritiene vivaci per i loro colori accesi.

il poeta nei primi quattro versi sofferma la sua attenzione sulle  bacche e le vacche. Si stabilisce così il confronto tra questi due elementi: infatti nel secondo verso è presente una metafora,“ridere a mazzi”, riferita alle bacche, che esprime un senso di vivacità e allegria, rafforzato anche dalla scelta del colore vermiglio e dal loro raggruppamento. Mentre, con le “tarde vacche”, all’idea di positività subentra la stanchezza e la fiacchezza per la giornata ormai trascorsa al pascolo.

 

Parafrasi

Lungo il viale vedi sulle siepi ai lati i ridenti cespugli di rosse bacche del ginepro: nei campi arati le vacche tornano tarde nelle stalle.
Per la strada viene un poveruomo che trascina tristemente il lento passo tra le foglie: nei campi una fanciulla canta a squarciagola una canzone popolare: "Fiori di Spine".



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