FRANCESCO SINIBALDI : LA FUGA DI UN FIABESCO RICORDO

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LA FUGA DI UN FIABESCO RICORDO

Sfugge la brezza primaverile e nasce,come soffiata dai brilli di solitudine presenti nel sole,la fiaba di una compagnia di silenziosi nanerottoli vestiti con lane finissime e veli che dipartono dalla sommità dei loro ciuffi per arrivare,cadendo in mille rivoli di nostalgia,sin ad adagiarsi sul piccolo pensiero da essi percorso;abitano nelle cupe ombrosità di cavernicole molto basse poste nei dintorni di un’antica montagnola,e sono soliti,nell’attimo della uscita da quei luoghi così tenebrosi e densi di nostalgia,mettersi in fila uno accanto all’altro in modo molto ordinato,formando una linea che pare ricordare la perfezione con cui,d’estate,si allineano le schiere di meli ricoperti dai lisci bocci dei mandorli in fiore.

Passeggiando tra i larici e le perpetue monotonie di un cespuglio odoroso di fresca lavanda,giungono ai piedi di un ridente laghetto,ove una famigliola di fate dorate stan lavando le vesti ancora stracciate ed umide per le mille rincorse nella leggiadria del sole,mentre poco oltre quella immagine così fascinosa,si nota una frotta di augellin di bosco nell’attimo della pace ristoratrice canticchiare i ritornelli di un tempo magico.

E così,dopo avere ammirato le sensazioni della foresta dalla veduta approssimativa di una collina,i nanetti,pulitisi le ciglia rattrappite dal palpitare di un calmo vento dei ricordi perduti,si conciliano con i variopinti colori della natura che li circonda,ed il soffio di un tenue respiro proveniente dal chiaro del cielo dipinge il sapore di un’effiera quiete.


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