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POESIE DI VINCENZO CARDARELLI



***
Poesia di Vincenzo Cardarelli 
Idillio

Per una stradetta ombreggiata
fra due muri di pietre rugginose
da cui spuntavano pampani
soleggiati,
vidi un giorno, in Liguria,
(oh incontro inatteso!)
una giovane contadina
ritta sul limite del suo vigneto.
Era la via romita,
l'ora estuosa.
Mi guardò, mi sorrise,
la villanella.
Ed io le dissi, accostandomi,
parole che udivo salire
dal sangue,
da tutto il mio essere, in lode
di sua bellezza.
Sotto il rossore del volto imperlato
dall'interrotta fatica
la bocca sua rideva luminosa.
Era scalza. Una scaglia
d'argilla dorata
rivestiva i suoi piedi usi ai diurni
lavacri della fonte.
Gli occhi, infocati e lustri,
di gioventù brillavano,
solare e profonda.
E dietro a lei, così terrosa e splendida,
l'ombre cognite e fide
della domestica vite
parevan vigilarla.
Tutto era pace intorno
e silenzio agreste.




Vincenzo Cardarelli 
Ritratto


Esiste una bocca scolpita,
un volto d'angiolo chiaro e ambiguo, 
una opulenta creatura pallida 
dai denti di perla, 
dal passo spedito, 
esiste il suo sorriso, 
aereo, dubbio, lampante,
come un indicibile evento di luce.





V.CARDARELLI

ADOLESCENTE 

Su te, vergine adolescente, 
sta come un'ombra sacra. 
Nulla è più misterioso 
e adorabile e proprio 
della tua carne spogliata. 
Ma ti recludi nell'attenta veste 
e abiti lontano 
con la tua grazia 
dove non sai chi ti raggiungerà. 
Certo non io. Se ti veggo passare 
a tanta regale distanza, 
con la chioma sciolta 
e tutta la persona astata, 
la vertigine mi si porta via. 
Sei l'imporosa e liscia creatura 
cui preme nel suo respiro 
l'oscuro gaudio della carne che appena 
sopporta la sua pienezza. 
Nel sangue, che ha diffusioni 
di fiamma sulla tua faccia, 
il cosmo fa le sue risa 
come nell'occhio nero della rondine. 
La tua pupilla è bruciata 
del sole che dentro vi sta. 
La tua bocca è serrata. 
Non sanno le mani tue bianche 
il sudore umiliante dei contatti. 
E penso come il tuo corpo 
difficoltoso e vago 
fa disperare l'amore 
nel cuor dell'uomo! 

Pure qualcuno ti disfiorerà, 
bocca di sorgiva. 
Qualcuno che non lo saprà, 
un pescatore di spugne, 
avrà questa perla rara. 
Gli sarà grazia e fortune 
il non averti cercata 
e non sapere chi sei 
e non poterti godere 
con la sottile coscienza 
che offende il geloso Iddio. 
Oh si, l'animale sarà 
abbastanza ignaro 
per non morire prima di toccarti. 
E tutto è così. 
Tu anche non sai chi sei. 
E prendere ti lascerai, 
ma per vedere come il gioco è fatto, 
per ridere un poco insieme. 

Come fiamma si perde nella luce, 
al tocco della realtà 
i misteri che tu prometti 
si disciolgono in nulla. 
Inconsumata passerà 
tanta gioia! 
Tu ti dirai, tu ti perderai, 
per il capriccio che non indovina 
mai, col primo che ti piacerà. 
Ama il tempo lo scherzo 
che lo seconda, 
non il cauto volere che indugia. 
Così la fanciullezza 
fa ruzzolare il mondo 
e il saggio non è che un fanciullo 
che si duole di essere cresciuto. 



OGGI CHE T'ASPETTAVO 

Oggi che t'aspettavo 
non sei venuta 
e la tua assenza so quel che mi dice 
la tua assenza che tumultuava 
nel vuoto che hai lasciato 
come una stella 
dice che non vuoi amarmi 
quale un estivo temporale s'annuncia 
e poi s'allontana 
così ti sei negata alla mia sete 
l'amore sul nascere 
ha di questi improvvisi pentimenti 
silenziosamente ci siamo intesi 
amore, amore 
come sempre 
vorrei coprirti di fiori 
e d'insulti. 




PASSATO 


I ricordi, queste ombre troppo lunghe 
del nostro breve corpo, 
questo strascico di morte 
che noi lasciamo vivendo, 
i lugubri e durevoli ricordi, 
eccoli già apparire: 
melanconici e muti 
fantasmi agitati da un vento funebre. 
E tu non sei più che un ricordo. 

Sei trapassata nella mia memoria. 
Ora sì, posso dire 
che m'appartieni 
e qualcosa fra di noi è accaduto 
irrevocabilmente. 
Tutto finì, così rapido! 
Precipitoso e lieve 
il tempo ci raggiunse. 
Di fuggevoli istanti ordì una storia 
ben chiusa e triste. 
Dovevamo saperlo che l'amore 
brucia la vita e fa volare il tempo. 




AMORE 

Come chi gioia e angoscia provi insieme 
gli occhi di lei così m'hanno lasciato. 
Non so pensarci. Eppure mi ritorna 
più e più insistente nell'anima 
quel suo fugace sguardo di commiato. 
E un dolce tormento mi trattiene 
dal prender sonno, ora ch'è notte e s'agita 
nell'aria un che di nuovo. 
Occhi di lei, vago tumulto. Amore, 
pigro incredulo amore, più per tedio 
che per gioco intrapreso, ora ti sento 
attaccato al mio cuore (debol ramo) 
come frutto come geme. 
Amore e primavera vanno insieme. 
Quel fatale e prescritto momento 
che ci diremo addio 
è già in ogni distacco 
del tuo volto dal mio. 
Cosa lieve è il tuo corpo! 
Basta ch'io l'abbandoni per sentirti 
crudelmente lontana. 
Il più corto saluto è fra noi due 
un commiato finale. 
Ogni giorno ti perdo e ti ritrovo 
così, senza speranza. 
Se tu sapessi com'è già remoto 
il ricordo dei baci 
che poco fa mi davi, 
di quel caro abbandono, 
di quel folle tuo amore ov'io non mordo 
se sapore di morte. 



ABBANDONO 

Volata sei, fuggita 
come una colomba 
e ti sei persa, là, verso oriente. 
Ma mi son rimasti i luoghi che ti videro 
e l'ore dei nostri incontri. 
Ore deserte, 
luoghi per me divenuti un sepolcro 
a cui faccio la guardia.