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POESIE DI PAVESE



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CESARE PAVESE

DOVE SEI TU, LUCE, È IL MATTINO Tu eri la vita e le cose. In te desti respiravamo sotto il cielo che ancora è in noi. Non pena non febbre allora, non quest'ombra greve del giorno affollato e diverso. O luce, chiarezza lontana, respiro affannoso, rivolgi gli occhi immobili e chiari su noi. È buio il mattino che passa senza la luce dei tuoi occhi. The cats will know Ancora cadrà la pioggia sui tuoi dolci selciati, una pioggia leggera come un alito o un passo. Ancora la brezza e l'alba fioriranno leggere come sotto il tuo passo, quando tu rientrerai. Tra fiori e davanzali i gatti lo sapranno. Ci saranno altri giorni, ci saranno altre voci. Sorriderai da sola. I gatti lo sapranno. Udrai parole antiche, parole stanche e vane come i costumi smessi delle feste di ieri. Farai gesti anche tu. Risponderai parole - viso di primavera, farai gesti anche tu. I gatti lo sapranno, viso di primavera; e la pioggia leggera, l'alba color giacinto, che dilaniano il cuore di chi più non ti spera, sono il triste sorriso che sorridi da sola. Ci saranno altri giorni, altre voci e risvegli. Soffriremo nell'alba, viso di primavera. Vorrei poter soffocare Vorrei poter soffocare nella stretta delle tue braccia nell'amore ardente del tuo corpo sul tuo volto, sulle tue membra struggenti nel deliquio dei tuoi occhi profondi perduti nel mio amore, quest'acredine arida che mi tormenta. Ardere confuso in te disperatamente quest'insaziabilità della mia anima già stanca di tutte le coose prima ancor di conoscerle ed ora tanto esasperata dal mutismo del mondo implacabile a tutti i miei sogni e dalla sua atrocità tranquilla che mi grava terribile e noncurante e nemmeno più mi concede la pacatezza del tedio ma mi strazia tormentosamente e mi pùngola atroce, senza lasciarmi urlare, sconvolgendomi il sangue soffocandomi atroce in un silenzio che è uno spasimo in un silenzio fremente. Nell'ebrezza disperata dell'amore di tutto il tuo corpo e della tua anima perduta vorrei sconvolgere e bruciarmi l'anima spardere quest'orrore che mi strappa gli urli e me li soffoca in gola bruciarlo annichilirlo in un attimo e stringermi stringermi a te senza ritegno più ciecamente, febbrile, schiantandoti, d'amore. Poi morire, morire, con te. Il giorno tetro in cui dovrò soliatrio morire (e verrà, senza scampo) quel giorno piangerò pensando che potevo morire così nell'ebbrezza di una passione ardente. Ma per pietà d'amore non l'ho voluto mai. Per pietà del tuo povero amore ho scelto, anima mia, la via del più lungo dolore. C.Pavese Due di Cesare Pavese Uomo e donna si guardano supini sul letto: i due corpi si stendono grandi e spossati. L'uomo è immobile, solo la donna respira più a lungo e ne palpita il molle costato. Le gambe distese sono scarne e nodose, nell'uomo. Il bisbiglio della strada coperta di sole è alle imposte. L'aria pesa impalpabile nella grave penombra e raggela le gocciole di vivo sudore sulle labbra. Gli sguardi delle teste accostate sono uguali, ma più non ritrovano i corpi come prima abbracciati. Si sfiorano appena. Muove un poco le labbra la donna, che tace. Il respiro che gonfia il costato si ferma a uno sguardo più lungo dell'uomo. La donna volge il viso accostandogli la bocca alla bocca. Ma lo sguardo dell'uomo non muta nell'ombra. Gravi e immobili pesano gli occhi negli occhi al tepore dell'alito che ravviva il sudore, desolati. La donna non muove il suo corpo molle e vivo. La bocca dell'uomo s'accosta. Ma l'immobile sguardo non muta nell'ombra. HO TENTATO DI BACIARTI E TU MI HAI MORSO Cesare Pavese Ho tentato di baciarti e tu mi hai morso, tutto tutto è perduto. Possedevo un divino paradiso in quei giorni lontani. Vivevo in un altro sogno che i timori malcerti di una fine e i rimorsi mi facevano solo più bello. Ora ho perduto tutto. Per volere sapere, per il mio male implacabile che non crede al futuro mi sono gettato nel buio…