DIFFERENZE TRA L'IDEALE D'AMORE Di DANTE E BOCCACCIO 
DIFFERENZE TRA L'IDEALE D'AMORE Di DANTE E BOCCACCIO

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 DIFFERENZE TRA L'IDEALE D'AMORE Di DANTE E BOCCACCIO

 

Dante (1265-1321) è poeta appartenete alla corrente letteraria dello Stilnovo. Lo Stilnovo è un genere lirico che prende piede in Toscana e ha come tema principale l'Amore e la Gentilezza. La gentilezza è intesa come "nobiltà d'animo", quindi solo l'uomo dotato di "cor gentile" può vivere l'esperienza dell'amore e coltivare così "l'amor fino". La donna è protagonista dei componimenti di queto periodo, descritta non per le sue sembianze esteriori bensì per la sua sfera interiore pura ed angelica, difatti Dante smaterializza la figura di Betarice, riconducendola ad un'immagine divina, angelica, la cui pulizia d'animo può portare l'uomo ad una purificazione di se stesso e ad un rapporto più confidenziale con Dio.
Boccaccio, invece (1313-1375) concepisce l'amore come sentimento avente aspetti più carnali e materiali rispetto alla concezione dantesca. Cosa vuol dire? Significa che Boccaccio descriver la donna sotto il profilo della bellezza corporea difatti ne esalta il corpo e l'atteggiamento e non solo: Boccaccio pensa che l'amore debba essere vissuto anche attraverso l'erperienza erotica e sensuale, questa è la grande differenza tra i due autori!

 

Boccaccio - Dante

Confronto tra l'amore di Boccaccio nel Decameron e quello di Dante nel canto V dell'inferno

 

Quale concezione d'amore si delinea nel Decameron?

 

Boccaccio con i suoi vari racconti vuole portare conforto alle vittime delle pene d'amore che imperversa soprattutto sulle DONNE, creature delicate e per motivi sociali quelle con meno opportunità di svago. Inoltre riprende così la tradizione antica...ovvero tutti i proemi del passato erano dedicati a delle figure femminili. molto anticamente ad esempio a delle divinità o muse. L'amore, secondo l'ideale cortese, è un sentimento nobile e quindi può essere sentito solo da donne gentili.

 

Stabilire un confronto tra il pubblico femminile di dante nella poesia Donne che avete intelletto d'amore e quello di Boccaccio

 

Dante e Boccaccio hanno una concezione molto differente riguardo il ruolo della donna nelle loro opere. La principale differenza che viene subito alla luce è la concezione teorica e divina dell'amore in antitesi con quella più pratica di Boccaccio. Dante riteneva, infatti, che la donna fosse l'unico tramite tra l'uomo e Dio. Come possiamo notare in quasi tutte le sue opere, la donna è presentata con un'aggettivazione quasi divina, che ben si addice ad un angelo. Ad esempio, nel sonetto “Tanto gentile e tanto onesta pare” possiamo notare, oltre all'aggettivazione divina di Beatrice (e par che sia una cosa venuta / da cielo in terra a miracol mostrare), come ogni uomo rimane quasi pietrificato vedendola, e nessuno si azzarda ad avvicinarsi o a pensare di “toccarla”. Del tutto opposta è la visione di Boccaccio. Per lui la donna non è un angelo come per Dante, ma è semplicemente un essere umano (a testimonianza dell'appartenenza alla corrente umanista). Inoltre l'amore non è visto più solo come qualcosa di teorico, ma diventa un sentimento umano e terreno che spesso coinvolge la carne altrettanto o più dello spirito e accende le passioni più sensuali; può essere all'origine di grande felicità, ma anche di delusione, sofferenze, tradimenti, gelosia e odio. Oltre a non essere considerata un angelo, la donna per Boccaccio è l'unica protagonista. La dedica del capolavoro, il discorso rivolto alle donne ogni volta che l'autore interviene in prima persona, il ruolo di protagoniste che esse rivestono in molte novelle sono tutti elementi che rivelano l'evoluzione storica e sociale della donna in Boccaccio. Nel Decameron, la donna non si limita ad essere ombra e riflesso della passione dell'uomo, ma diventa la vera attrice, che affronta e soffre la vicenda amorosa dentro di sé, come schietta creazione del proprio cuore. Cosa che non avviene in Dante. Quest'ultimo, infatti, non pone mai una donna come protagonista magari di un suo canto né tanto meno si azzarda a presentarci una donna che si innamora di un uomo. La donna in Dante rimane sempre una persone superiore all'uomo il quale deve solo pensare ad un amore puro, finalizzato al raggiungimento di Dio per mezzo della donna, unico mezzo per raggiungerlo.

 

Stabilire un confronto tra il giudizio di Boccaccio sui "piacevoli e aspri casi d'amore" e quello di dante nel V canto dell'inferno

 

L'elemento chiave del canto V dell'inferno di Dante è "l'amore cortese" che prende corpo, tra i lussuriosi, per mezzo dei personaggi principali descritti dopo il superamento di Minosse: Paolo e Francesca. L'amor cortese si basa sull'idea che amore e desiderio siano una cosa sola, e si realizza quindi in costante "ambivalenza" tra desiderio di essere appagati e paura di suggellare in tal modo la sua scomparsa. Tale "ambivalenza" è detta mezura, cioè la "misura", la giusta distanza tra sofferenza e piacere, tra angoscia ed esaltazione: così spiegano il complesso sentimento dell'amore i trobadori provenzali. Per Boccaccio, invece, l'amore, uno dei temi principali del Decameron, è visto come un istinto irrefrenabile, come legge naturale: la concezione laica presente è ben distante da quella della produzione boccacciana precedente. L'opera è destinata a fornire diletto e insieme consigli pratici di comportamento alle donne innamorate e, quanto ai contenuti, esprime l'intenzione di narrare "novelle piacevoli e aspri casi d'amore e altri fortunati avvenimenti".

 

 

 

 

 

 



 


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