Giovanni Pascoli : CARRETTIERE


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CARRETTIERE DI PASCOLI

 

O carrettiere che dai neri monti
vieni tranquillo, e fosti nella notte
sotto ardue rupi, sopra aerei ponti;

che mai diceva il querulo aquilone
che muggia nelle forre e fra le grotte?
Ma tu dormivi sopra il tuo carbone.

A mano a mano lungo lo stradale
venìa fischiando un soffio di procella:
ma tu sognavi ch'era di natale;
udivi i suoni d'una cennamella.

 

 

O carrettiere, che scendi tranquillo dai monti così neri, e che ti trovasti nella notte sotto rupi scoscese, o sopra ponti che sembravano quasi sospesi nell'aria;

cosa pareva dire l'aquila che sembrava così ciarliera quando emette il suo grido tra le gole strette e profonde (forra è un po' come dire canyon) e tra le grotte? Ma tu non sentivi nulla, tu pensavi solo a dormire sopra il tuo mucchio di carbone che trasportavi sul carro.

Man mano che scendevi, lungo il viottolo sentivi soffiare un vento di burrasca (procella): ma tu invece volevi quasi credere che si trattasse del vento di natale, e credevi così di udire i suoni di una cennamella (antico strumento a fiato simile alla piva e alla cornamusa).

 

Poesia formata da due terzine e una quartina di endecasillabi.

Il carrettiere è il simbolo della disponibilità dell’uomo alla gioia e all’illusione, della sua capacità di sognare e di mantenersi calmo e sereno, anche in mezzo alle amarezze della vita. Questa capacità di illudersi e di sognare è tanto più vera quanto più si è semplici, come lo sono i fanciulli e gli umili.



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