QUASIMODO :   VICOLO

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VICOLO

Mi richiama talvolta la tua voce,
e non so che cieli ed acque
mi si svegliano dentro:
una rete di sole che si smaglia
sui tuoi muri ch’erano a sera
un dondolio di lampade
dalle botteghe tarde
piene di vento e di tristezza.

Altro tempo: un telaio batteva nel cortile
E s’udiva la notte un pianto
Di cuccioli e di bambini.

Vicolo: una croce di case
Che si chiamano piano,
e non sanno ch’ è paura
di restare sole nel buio.

Il poeta ricorda con nostalgia le case che formavano un vicolo in cui aveva vissuto da bambino. Le immagini suscitano tante sensazioni sia uditive che visive : la luce del sole che si frantuma sui muri; l’oscurità triste che invade a sera le botteghe; il rumore del telaio ed un pianto infantile: Ma a differenza degli uomini che non riescono ad abbattere il muro della solitudine, le case del vicolo

 sembra che si parlino di notte per vincere la paura di restare sole ,sembrano chiamarsi e unirsi contro la precarietà della vita.

 

Ci sono varie figure retoriche come la personificazione, l’allitterazione con effetto ritmico della T,

rime imperfette, una metonimia “Tarde”.

 

 

 




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