D'ANNUNZIO : IN SUL VESPERO

D'ANNUNZIO : IN SUL VESPERO

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IN SUL VESPERO

In sul vespero, scendo alla radura.
Prendo col laccio la puledra brada
che ancor tra i denti ha schiuma di pastura.

Tanaglio il dorso nudo, alle difese;
e per le ascelle afferro la naiàda,
la sollevo, la pianto sul garrese.

Schizzan di sotto all'ugne nel galoppo
gli aghi i rami le pigne le cortecce.
Di là dai fossi, ecco il triforme groppo
su per le vampe delle fulve secce!

 

Parafrasi

 

Sul far della sera, scendo al bosco. Prendo col lazo la cavallina selvaggia che ha appena brucato.
Stringo la sua schiena nuda, per difendermi; e prendo la cavalla alle ascelle, la alzo, mi fermo sul dorso.
Mentre galoppiamo, le zampe della cavalla fanno saltare i resti della pineta.
Oltre i fossati, ci muoviamo attraverso luoghi secchi e riarsi.

 

 

 

Gabriele D’Annunzio è stato uno scrittore, militare e politico italiano, simbolo del Decadentismo ed eroe di guerra.
Occupò una posizione preminente nella letteratura italiana dal 1889 al 1910 circa e nella vita politica dal 1914 al 1924.

Nasce a Pescara il 12 marzo 1863 da famiglia borghese, che vive bene grazie all’ eredità dello zio Antonio D'Annunzio. Compie gli studi liceali nel collegio Cicognini di Prato , distinguendosi sia per la sua condotta indisciplinata che per il suo accanimento nello studio per essere primo. Già negli anni di collegio, con la sua prima raccolta poetica  ottiene un precoce successo, in seguito al quale inizia a collaborare ai giornali letterari dell'epoca. Negli anni dell'avvento del Fascismo, nutrendo una certa diffidenza verso Mussolini , si ritira sul lago di Garda. Qui, pressoché in solitudine, il vecchio esteta trascorre una malinconica vecchiaia sino alla morte avvenuta il primo marzo 1938.

 

 




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