UNGARETTI : "LUCCA"


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UNGARETTI : "LUCCA"

LUCCA - Giuseppe Ungaretti nacque da genitori lucchesi ad Alessandria d’Egitto fuori dalla porta Moharrem Bej l’8 febbraio del 1888. Ma per il regime delle Capitolazioni che faceva di ogni domicilio straniero un territorio extraterritoriale, l’atto di nascita fu registrato a Lucca, il 23 agosto dello stesso anno nel palazzo comunale. Ungaretti fu da subito cittadino lucchese.

 

Venne a Lucca per la prima volta nel 1919 dopo gli anni di studio e lavoro a Parigi e dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, combattuta nel 19° reggimento di fanteria prima sul Carso e poi in Francia. Così descrivsse il suo entusiasmo in una lettera ad Alderigo Soffici:

 

LUCCA - UNGARETTI
A casa mia, in Egitto, dopo cena, recitato il rosario, mia madre
ci parlava di questi posti.
La mia infanzia ne fu tutta meravigliata.
La città ha un traffico timorato e fanatico.
In queste mura non ci si sta che di passaggio.
Qui la meta è partire.
Mi sono seduto al fresco sulla porta dell'osteria con della gente
che mi parla di California come d'un suo podere.
Mi scopro con terrore nei connotati di queste persone.
Ora lo sento scorrere caldo nelle mie vene, il sangue dei miei morti.
Ho preso anch'io una zappa.
Nelle cosce fumanti della terra mi scopro a ridere.
Addio desideri, nostalgie.
So di passato e d'avvenire quanto un uomo può saperne.
Conosco ormai il mio destino, e la mia origine.
Non mi rimane che rassegnarmi a morire.
Alleverò dunque tranquillamente una prole.
Quando un appetito maligno mi spingeva negli amori mortali, lodavo
la vita.
Ora che considero, anch'io, l'amore come una garanzia della specie,
ho in vista la morte.

 

 

E' una poesia in prosa, di ricapitolazione: il giovanile fermento pare finito, la responsabilità comincia a pesare, ci si avvia alla maturità. Solo ora il pensiero di Ungaretti va alla morte, anche se è appena uscito dalla guerra. Ha più di trent'anni, è spaesato, vede la prima volta Lucca e scopre le sue radici, lui nomade.

 

All'interno del componimento, come in tutta la raccolta, Ungaretti mantiene le linee guida della maggior parte dei suoi componimenti. La maggior parte d'essi nasce dall'esperienza dolorosa della guerra, del ricordo di essa, dal compianto per la perdita di tanti compagni. In questi versi c'è di più, c'è il compianto per la propria terra, il ricordo d'una tradizione. Un ricordo che suscita meraviglia, fatto di immagini che tornano alla mente, un ricordo fatto di sensi. Un ricordo che rapidamente si sposta con rassegnazione nella dimensione futura. Tutto sa, tutto egli ha già visto è vissuto. Una vita non basta per dimenticare l'orrore, per dimenticare la sofferenza per riempire una mancanza. Forse ancora in quella rassegnazione v'è una certezza, il desiderio d'amore, la forza in grado di distruggere la morte, che tanto è costata agli occhi del poeta, l'amore "garanzia della specie", ma in ultimo ancora una volta lo smarrimento: ho in vista la morte.......

 

 

 


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