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FILOSOFI : Marsilio Ficino

FILOSOFI :  Marsilio Ficino

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Marsilio Ficino nacque il 19 ottobre 1433, a Figline ed era figlio Figlio di un medico della Val d'Arno . È il massimo rappresentante di quell'Umanesimo fiorentino che, con Giovanni Pico della Mirandola, rimane all'origine dei grandi sistemi di pensiero del Rinascimento e della filosofia del Seicento, basti pensare a un Giordano Bruno o a un Campanella.

Non è difficile immaginare come l'opera di Ficino fosse destinata a rivoluzionare una cultura occidentale fino a poco in gran parte estranea al Plotino ed al Proclo «originali», a «tutto» Platone così come al Corpus Hermeticum. Lo si evince da opere assai suggestive quali il De Sole, il De vita e il De amore : il pensiero ficiniano propone una visione dell'uomo con forti affinità cosmiche e magiche, al centro di una «machina mundi» animata, altamente spiritualizzata proprio perché pervasa dallo «spiritus mundi». La funzione essenziale del pensiero umano è di accedere, attraverso una illuminazione immaginativa («spiritus» e «fantasia»), razionale («ratio») e intellettuale («mens») all'autocoscienza della propria immortalità e all'«indiarsi» dell'uomo grazie a quei «signa» e «symbola», segni cosmici paragonabili a geroglifici universali originati dal mondo celeste. L'agire umano in tutte le sue sfumature, artistiche, tecniche, filosofiche e religiose esprime in fondo la presenza divina di una «mens» infinita nella natura, all'interno di una visione ciclica della storia, scandita dal mito del «grande ritorno» platonico.

Marsilio Ficino morì il 1 ottobre 1499 nella sua Firenze, dopo la caduta del Savonarola, mentre l'Europa, di lì a poco, avrebbe riconosciuto la portata epocale del suo pensiero affidato a molte stampe italiane, svizzere, tedesche e francesi delle sue opere.

 

Ficino si muove nell'ambito della tradizione neoplatonica: ma il "platonismo", apparendo al Ficino come una filosofia divinamente ispirata in cui si riassume tutta la tradizione speculativa orientale e greca, si viene a inserire in una più ampia prospettiva, quella di una pia philosophia o "filosofia religiosa", che è il segno della presenza del Verbo nella storia, e in cui rientrano Zoroastro e Mosè, il favoloso Ermete Trismegisto e Platone, i pitagorici e i neoplatonici; essa trova infine il proprio coronamento nel cristianesimo. Il Ficino stesso sottolinea la sua fedeltà alla tradizione platonica antica e medievale che si presenta come alternativa al naturalismo aristotelico e soprattutto averroistico: la filosofia è per il Ficino liberazione dal mondo sensibile e "fuga" verso il principio alla fonte del Vero, Dio, manifestantesi nel suo Verbo. Sono Platone e Plotino a ispirare i motivi centrali della filosofia ficiniana: dalla simbologia della luce alla dottrina di Dio, del Logos, dell'anima del mondo, e per quanto concerne il "ritorno" dell'uomo a Dio, attraverso un processo di "semplificazione" che porta (per l'assidua assistenza di Dio) alla progressiva contemplazione dell'Uno in un ultimo atto d'amore. Dottrina particolarmente importante questa dell'amore, che con il suo primato sul conoscere si congiunge alla dottrina platonica della bellezza: la bellezza diviene manifestazione di Dio nel mondo, l'amore il nesso dell'universo, e il rapporto uno-molteplice si scandisce secondo i temi della bellezza, dell'amore, della dilettazione (di qui una gamma vastissima di motivi svolti poi dalla trattatistica cinquecentesca).

Ovviamente il platonismo del Ficino è interpretato attraverso gli scritti dionisiani (il cui autore il Ficino riteneva ancora essere il Dionigi discepolo di san Paolo e fonte autentica del neoplatonismo) e Agostino: quindi già cristianizzato e assimilato dalla tradizione teologica patristica e dall'agostinismo medievale. Altri ancora sono gli autori di cui il Ficino risente l'influenza, come Avicenna e Tommaso d'Aquino; anche lo stesso Aristotele, che appariva al Ficino, secondo l'interpretazione avicennistica, sostanzialmente coincidere con gli insegnamenti platonici quanto alla discussa dottrina dell'immortalità dell'anima: ma è sempre appunto il platonismo a costituire il fondo comune delle varie suggestioni raccolte in una prospettiva di sapientia per cui il filosofo (e anzitutto Platone) si fa sacerdote e la filosofia religione. L'importanza e l'influenza vastissima del Ficino nella cultura europea è tutta in questa prospettiva che indicava ai contemporanei un platonismo come "filosofia religiosa" in cui rientrano l'antica tradizione religiosa pagana ed ebraica, la filosofia greca e cristiana; non quindi in particolari dottrine, poiché, analizzata nei dettagli, l'opera del Ficino mostra immediatamente le sue fonti. All'aristotelismo della scolastica (soprattutto della tarda scolastica), all'averroismo e in particolare agli esiti naturalistici della tradizione aristotelica, il Ficino, attraverso la vastissima sua opera di traduttore e commentatore, attraverso i suoi scritti originali, anzitutto la Theologia platonica, contrapponeva rinnovandola una tradizione filosofica e religiosa antichissima che nel cristianesimo aveva trovato il suo coronamento.

 

 

 


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